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Decadenza della modernità |
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Written by Fabio Gallazzi
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Tuesday, 04 March 2008 |
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L’Italia è in un declino inarrestabile. I giovani sono sempre più ignoranti e incapaci di applicazione, le donne sempre più querule e aggressive.
Soprattutto sono sterili volontarie, o quasi. I vecchi (Senex, quid moraris emori?) presto se ne andranno, lasciando senza appoggio quelle istituzioni che di vecchi si nutrono, come i sindacati e la politica. Il clamore onnipresente dei media impedisce l’esito naturale dei processi elettorali in questo stadio terminale dello stato-nazione onnipotente, ossia l’astensione di massa.
Non vedremo uno smantellamento organizzato politicamente dello stato-nazione; vedremo la sua implosione spontanea e irriflessa. Lo stato-nazione moderno ha acquistato credibilità in decenni in cui poteva dare qualcosa in cambio di nulla (1950-1970 circa). Tra poco non riuscirà più a dare un minimo di sicurezza ai cittadini contro gli attacchi dei criminali; le promesse di protezione nella vecchiaia e nella malattia risulteranno nulle e vuote. La fedeltà delle plebi alla autorità politica cesserà. Dette plebi inoltre saranno etnicamente disomogenee, e quindi vincolate a diverse fedeltà.
Questo processo è in atto ovunque. I tassi di fertilità sono sinistri in Europa, in Asia, in Russia. Gli USA hanno un tasso di fertilità non drammatico (2,1 figli per donna: il tasso più alto dal 1971), dovuto alla riproduzione delle ispano-americane. Questo rende però probabili processi di secessione del Sud degli Stati Uniti. Le plebi statunitensi sono gravemente impoverite dallo sfruttamento della loro classe senatoria del privilegio monetario. Tale classe si è enormemente arricchita usando l’inflazione monetaria negli ultimi 20 anni, esportando però capacità produttiva fuori degli Stati Uniti e indebitando le plebi.
Le elite delle province dell’Impero stanno soccorrendo il sistema creditizio imperiale; in primis i collaborazionisti arabi, poi anche altri paesi esportatori. I cinesi devono decidere cosa fare di 1.4 trilioni di dollari di riserve: dovessero decidere di impiegarli in patria, si assisterebbe ad una inarrestabile esplosione dei prezzi internazionale, il redde rationem di scellerate politiche inflative di tutte le banche centrali. Nessuna sorpresa del resto: le banche centrali esistono al preciso scopo di aumentare la massa monetaria a beneficio delle elite che le controllano. Se questo non fosse l’intento ultimo delle banche centrali, non ci sarebbe stato bisogno di crearle. L’oro attualmente estratto è nella sua totalità tutta la moneta che serve allo scambio pacifico di beni e servizi, localmente e internazionalmente.
Vi sono pochissimi che hanno investito in oro, da quando ho cominciato a rendere pubbliche queste note (2002). Molti che non hanno agito ritengono il prezzo attuale troppo alto. Tutte le previsioni che vengono fatte in merito al prezzo dell’oro in termini di valute di stato sono insensate. Non si può dire nulla di numericamente sensato. La domanda che deve essere il focus della nostra attenzione è la seguente: l’esperimento, cominciato il 14 agosto del 1971, di un sistema monetario internazionale completamente sganciato dall’oro, con una valuta di stato come valuta imperiale, è sostenibile? Chi crede di no, accumuli allora oro. Chi crede di sì, rifletta però che il valore degli asset creditizi (azioni e obbligazioni) è ancora troppo alto in termini di oro.
La FED sta cercando di salvare il dollaro a spese della borsa e della attività economica. Le pressioni politiche la faranno desistere. Non assisteremo ad una spirale deflativa (il giorno in cui il DOW JONES sarà a 1500 e l’oro a 800/1500 $/oncia). La vicenda dei prossimi anni sarà stagflativa, come negli anni ’70, però aggravata dagli estremi di debito e sfaldamento sociale (il DOW JONES oscillerà tra 10000 e 15000 punti e l’oro potrà arrivare a 10000 $/oncia).
Fabio Gallazzi (Gardel) |
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Last Updated ( Wednesday, 05 March 2008 )
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