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Il secondo fattore chiave: il debito.

L'abbondanza di liquidità che ha caratterizzato
gli anni del miracolo americano ha trovato il suo sfogo naturale
in un aumento dei crediti concessi al settore privato: imprese e
famiglie.
Le istituzioni finanziarie e le banche commerciali
guadagnano sull'intermediazione della moneta. Quando la banca centrale
pompa liquidità esse sono le prime a beneficiarne in termini
di disponibilità concreta. Ovviamente, il modo più
redditizio per far fruttare il denaro è prestarlo. E' il
core business, il cuore dell'attività bancaria. Per quanto
a qualche giovane trader potrebbe sembrare strano, le banche non
sono nate col trading online, né facendo investimenti in
titoli azionari. Le banche nascono come istituzioni che concedono
prestiti in cambio di un tasso di interesse. E' questa l'attività
principale di ogni banca commerciale: prestare denaro al settore
privato.
Avendo a disposizione una quantità eccessiva
di denaro le banche non hanno esitato ad espandere la propria attività,
aumentando la quantità di prestiti elargiti.
Famiglie e imprese hanno presto approfittato della generosa disponibilità
delle banche. Il credito non solo veniva concesso volentieri ma
finiva spesso per essere offerto spontaneamente. Il risultato è
che entrambe hanno incrementato il proprio indebitamento in maniera
considerevole e oltre ogni limite storico precedente.
Le famiglie ai dati di oggi presentano un rapporto
debito su reddito disponibile del 110%. Era il 68% venti anni fa.
Solo nell'ultimo anno il tasso di incremento è stato di circa
il 10%. Oggi l'americano medio utilizza la carta di credito anche
per comprare la frutta e verdura dall'ortolano sotto casa e chiede
un prestito in banca non solo per comprare la casa ma anche per
andare in vacanza.
Il tasso di risparmio, come conseguenza di questo
nuovo modello comportamentale, è crollato in pochi anni dal
5-6% a livelli prossimi allo zero facendo registrare i valori
più bassi da quando viene rilevato, il 1959.
I risparmi sono stati sostituiti dal conto della carta di credito,
non si risparmia più, si spende tutto quello che si ha e
ci si indebita al di sopra del proprio reddito corrente, con l'aspettativa
evidentemente che le cose nel futuro andranno sempre meglio.
Il risparmio è una variabile importante da
non sottovalutare, rappresenta uno degli ammortizzatori economici
col quale poter assorbire una eventuale recessione. Quella che è
appena cominciata per l'appunto. Del resto si risparmia per fare
fronte a periodi di minore prosperità. In tale sgradita eventualità
lo standard di vita acquisito, grazie alle riserve di reddito accumulato
in precedenza, non subisce particolare traumi.
Le imprese, dal canto loro, per natura ancora più
fameliche di denaro, non sono state da meno.
Il risultato è una crescita della voce debiti nei bilanci.
Più 67% negli ultimi 5 anni, oggi rappresenta il 48% del
GDP, il prodotto interno lordo. Era il 36% nel 1994. Un incremento
in circa 7 anni dell'85% a fronte di un aumento del GDP del 42%.
Come spesso succede quando si hanno troppi soldi a disposizione,
finisce che non solo si investe e si spende troppo ma si investe
e si spende male. Più avanti vedremo come questo sia accaduto
alle imprese e le famiglie.
Il fenomeno tuttavia ha riguardato in primis le banche. Cercando
di espandere il più possibile la propria attività,
esse hanno allentato il controllo sulla bontà dei crediti
concessi, o, in altre parole, hanno abbassato lo standard qualitativo
dei propri clienti.
Un piccolo problema finora trascurato in un
mondo del bengodi mai visto prima.
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