Austrian Economics
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Conclusioni finali

I parte

Ciò che abbiamo descritto finora è una economia sicuramente non sana, al cui interno sussistono ancora squilibri di notevole peso che in un modo o nell'altro dovranno trovare una valvola di sfogo, così da riportare in equilibrio le forze economiche sottostanti.

Una enorme espansione dell'offerta di moneta, l'indebitamento record, il deficit commerciale estremamente negativo, un tasso di risparmio prossimo allo zero e un mercato azionario ancora sopravvalutato rappresentano variabili fuori controllo in cerca di nuovi equilibri. Un processo che, a causa di una economia sempre più debole, rischia di trovare un assestamento di natura violenta e altrettanto rapida.

Proprio ciò che le autorità di controllo stanno cercando a tutti i costi di evitare con una forte politica monetaria. Un sistema che, tuttavia, sembra caricare maggiormente la dimensione degli squilibri strutturali. Un circolo vizioso il cui termine e la sua raffigurazione rappresentano lo scopo del nostro lavoro.

Le recessioni americane del dopoguerra hanno avuto generalmente una durata compresa tra gli 8 e i 16 mesi con una media di 11. Fondamentalmente si trattava di recessioni cicliche, dovute a un eccesso di offerta sulla domanda. Lo stimolo monetario, superato il periodo di assorbimento delle variabili scorte aziendali e debito del settore privato, riusciva a riportare la domanda a livelli tali da richiedere un nuovo aumento di produzione. Seguiva un nuovo periodo di espansione economica.

Recentemente, come abbiamo visto, lo stimolo monetario in termini di aumento della massa monetaria non conosce pause ma solo eccessi da quasi 7 anni e l'ultima ondata di liquidità rischia di non avere gli effetti correttivi desiderati. Così è stato nel corso del 2001.

La recessione sembrerebbe avere assorbito parte delle scorte, tuttavia il debito del settore privato è in continua espansione. Approfittando di una incredibile riduzione dei tassi di interesse a breve, che non conosce precedenti nella storia recente degli US, le famiglie hanno fatto un ulteriore sforzo per aumentare l'onere del proprio debito e quindi il livello dei propri consumi.

Quello che temiamo è che esse stiano spendendo oggi quello che potrebbero spendere domani e che si stiano facendo carico di debiti che non riusciranno a pagare.
Nel prossimo futuro non è ipotizzabile un ulteriore aumento della spesa delle famiglie e delle aziende, a fronte di un onere verso le istituzioni di credito che chiede di essere ridotto e non incrementato, tale da generare un nuovo boom economico.
Ciò che avverrà nei prossimi mesi a scapito dei consumi e, ancora peggio, a seguito dei fallimenti e delle insolvenze, è proprio il ridimensionamento del debito e non il contrario.

La riduzione del debito, come abbiamo visto, è un fattore molto importante per consentire all'economia di toccare il minimo del proprio ciclo.
Siamo dell'avviso che lo stimolo monetario sia del tutto inefficace e che stia ostacolando questo processo naturale.
Del resto, se l'eccessivo stimolo monetario è stato la causa della bolla e della creazione di questi squilibri economici e finanziari, come potrebbe lo stesso fattore rappresentare ora la soluzione del problema stesso?
Lo troviamo assurdo prima ancora che improbabile.

L'eccessiva generosità della FED nel taglio dei tassi di interesse e nelle iniezioni di liquidità nasconde, a nostro avviso, ben altre motivazioni che non quelle di stimolare la ripresa economica nei tempi più rapidi possibili.

Crediamo che la gang di Greenspan e dei suoi camerati si renda perfettamente conto delle crescenti anomalie che essi stanno creando nel sistema economico. E crediamo che abbiano scelto questa strada perché tra tutte potrebbe essere la via meno disastrosa per uscire da una situazione inizialmente sottovalutata e sfuggita successivamente di mano.
Secondo noi, non ci sono altre ragioni per spiegare la trappola della liquidità nella quale la FED sta volutamente gettando l'economia americana, che ipotizzare un salvataggio mascherato del sistema finanziario nella più grande crisi finanziaria della storia degli US. Un salvataggio che, nell'ipotesi migliore, avrà effetti molto estesi nel tempo a scapito di una reale ripresa economica.


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