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Conclusioni Finali

II parte

Già ad aprile eravamo dell'idea che la premurosità della FED nel tagliare i tassi e nello stimolare i corsi azionari fosse dovuta a una sorta di intervento invisibile nel salvataggio di alcune istituzioni finanziarie oramai sull'orlo della bancarotta.

Nello scoppio della bolla speculativa non è rimasta col cerino in mano solo la stragrande maggioranza degli investitori retail. Inevitabilmente la stessa sorte deve essere toccata anche a qualche operatore istituzionale un po' più avido e meno prudente di altri.
La rapida discesa dei prezzi del comparto tecnologico ha sorpreso molti di questi professional alla stregua del piccolo investitore.

Lo stimolo e addirittura il pieno sostegno della FED ai diversi rally che si sono succeduti nel 2001 può essere interpretato quindi come un salvataggio invisibile. La FED ha cercato di dare la possibilità a tali operatori istituzionali, le cui crisi finanziarie avrebbero inasprito ancora più la discesa dei prezzi con possibili ed eventuali effetti DOMINO, di uscire dal mercato con il minor numero possibile di danni.

La discesa dei prezzi che aveva portato il Nasdaq sui minimi di fine marzo 2001 era stata così violenta da mettere in pericolo numerose istituzioni. Debiti elevati e aumento del rischio di insolvenza avrebbero potuto anche innescare, a seguito di qualche fallimento, la miccia della bomba derivati. E l'esplosione non avrebbe tardato ad arrivare.

La gestione del rischio del mercato dei derivati si regge infatti su delle ipotetiche distribuzioni di probabilità associate al verificarsi di certi eventi. Un mercato in caduta libera come sembrava il Nasdaq a fine marzo, poteva oramai rientrare tra quegli eventi non previsti in grado di far saltare la gestione del rischio. Altrimenti, e con ancora più convinzione, possiamo dire degli eventi dell'11 settembre e della reazione successiva della FED, ricordiamo, la più imponente della storia.

Dallo scoppio della bolla speculativa del comparto tecnologico sono stati alimentati numerosi rally, tutti con il beneplacito della FED e in primis di Mr. Greenspan, da colui cioè che già nel 1997 avvertiva la comunità degli investitori di irrazionale esuberanza dei mercati, per permettere agli investitori professionali di scaricare le loro enormi posizioni azionarie sulla massa degli investitori finali. E' questa la nostra teoria.

Non vorremmo, con queste parole, far passare Greenspan come il nemico degli investitori finali e il subdolo alleato dei potenti, quanto far capire due cose:

- che nel caso specifico, scaricare direttamente sugli investitori finali l'onere degli eccessi finanziari può essere il modo meno doloroso per uscire da una situazione molto critica. L'alternativa, costituita dai fallimenti a catena degli istituzionali, si sarebbe pur sempre abbattuta alla fine dei conti sui portafogli degli piccolo investitori. E' quello che avvenne per l'appunto nel 1929. In tale maniera invece, gli investitori finali si autotassano inconsciamente comprando azioni nei rally e rimanendo al termine di ogni rally col cerino in mano, laddove gli investitori istituzionali sono i primi ad entrare e ovviamente i primi ad uscire, anticipando la nuova gamba ribassista che immancabilmente porta il mercato su nuovi minimi e a nuove sofferenze.

- che ovviamente, per quanto detto anche sopra, la finanza non è affatto democratica, ma le fila vengono dirette da chi ha il potere, e quindi dall'alto, con meccanismi sempre più subdoli proprio perché ipocritamente democratici.

Una situazione che è stata tenuta abilmente sotto controllo per tutto il 2001 ma che potrebbe prendere una direzione autonoma nel momento in cui la fiducia nella FED cominciasse a perdere quota.

In fondo è tutto qua il potere dell'autorità di controllo, nella enorme fiducia che nel corso degli anni è riuscita a ispirare nella comunità finanziaria e nei consumatori. L'attacco delle torri ha avuto un forte impatto, tuttavia il sistema ha retto grazie alla fiducia. E' stato necessario il più grande intervento monetario della storia degli US ma ha resistito. Questa volta anche grazie ad un orgoglio nazionale senza eguali.

Riteniamo tuttavia che il sistema economico, pur in una nuova fase di iperfiducia e ottimismo, sia più debole adesso che non prima dell'attacco. E che una prossima eventuale crisi, di qualunque genere, possa rompere il delicato meccanismo che sorregge l'impalcatura.
L'euforia che i mercati stanno vivendo è l'effetto delle solite cause: un aumento eccessivo della liquidità e un sostegno poco concreto, costituito prevalentemente da nuove speranze e nuove illusioni.

Naturalmente non passerà molto prima che il fumo si diradi ancora una volta lasciando ben visibile la realtà sottostante, quella di un'economia in piena crisi, insensibile alle cure di una politica monetaria inefficace. E questa, forse, sarà la volta in cui la fiducia nella FED e verso l'intero sistema economico subiranno la loro prova decisiva.

<<precedente successiva>>

 

 
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