Austrian Economics
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Sintesi e statistiche

Prima bozza del quadro economico e qualche dato statistico

Punto primo: la FED, la banca centrale ai comandi del suo governatore Alan Greenspan, stampa moneta ogni qualvolta una crisi rischia di frenare la locomotiva americana. Le operazioni di intervento funzionano molto bene e per quasi 20 anni l'economia non registra alcun arresto di rilievo, tranne un leggero rallentamento nel 1991.

Punto secondo: La massa monetaria iniettata nel sistema nella seconda metà degli anni novanta, pur essendo eccessiva rispetto ai parametri utilizzati in precedenza, non solo assolve alla propria funzione di stabilizzazione, ma lancia un vero e proprio boom economico. Tuttavia, grazie all'intermediazione operata dal settore creditizio, parallelamente alla crescita di stock di moneta aumenta la quantità di debito accumulata dal settore privato.

Aumento della massa monetaria e aumento del debito. Sono queste le principali forze economiche a monte di tutto il sistema finanziario americano degli ultimi cinque anni. Sono paragonabili a due enormi placche tettoniche. La prima ha generato per mitosi la seconda e insieme hanno cominciato lentamente a muoversi e a premere contro altre variabili economiche. Quello che cercheremo di capire è proprio quali siano state le valvole di sfogo di questa pressione, ma soprattutto quali potrebbero essere nel futuro, dato che finora non sembra esserci stato un effettivo riequilibrio economico delle variabili coinvolte.

Cominciamo intanto a farci un'idea dell'ordine di grandezza di queste prime variabili.
La massa monetaria, misurata generalmente da M3, è passata da circa 4 trilioni (*) di dollari a 8 nel giro di 7 anni. Un aumento, bilione più bilione meno, del 100% a fronte di un aumento del GDP di circa il 40%.

Dal 1995 la M3 è cresciuta annualmente a tassi più che doppi rispetto alla crescita del GDP. Nell'ultimo anno di fronte alle emergenze più gravi di tutte, lo spettro della recessione e l'attacco del WTC, l'aumento dell'offerta di moneta è stato di oltre il 15%. E questo a fronte di uno spettro incarnatosi effettivamente in un bel cadavere alla fine di novembre quando il National Bureau of Economic Research (NBER) ha annunciato ufficialmente la recessione. La prima dopo quella, peraltro brevissima, del 1990-91.
Difficilmente questa crescita abnorme della massa monetaria potrà non avere conseguenze nell'immediato futuro.

Non sono questi i principi che avrebbero dovuto regolare una prudente politica monetaria. Considerando i dati dell'ultimo anno sembrerebbe di leggere i numeri della politica monetaria di una repubblica delle banane e non certo dell'economia più importante del pianeta.
Ma come molti pensano: nessun dolore, nessun problema. Perlomeno fino ad oggi, dicembre 2001.

Sul debito del settore privato abbiamo già presentato qualche cifra, vediamo di fornire adesso qualche numero in termini assoluti.
Quest'anno Il debito totale dovrebbe attestarsi alla fine del 2001 sui 18 trilioni di dollari, di cui circa 12 del settore privato, un aumento annuale di 1.8 trilioni. L'incremento del debito del settore privato è di 1.25 trilioni (+8.3%), diviso prevalentemente tra incremento del debito delle famiglie (661 bilioni, una crescita annua percentuale del 9.3%) e delle imprese attraverso emissione di prestiti obbligazionari (pari a 424 bilioni, un 7.4% in più rispetto all'anno precedente). E questo nonostante l'economia sia oramai da qualche mese in evidente rallentamento.

*ci piace tradurre i termini americani alla lettera, bilion diventa bilioni anzi che miliardi, e al posto di triliardi useremo trilioni. I lettori non ce ne vogliano ma troviamo i termini più divertenti e meno drammatici.

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