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Una imposta indiretta a livello mondiale
Prima di chiudere la nostra analisi vorremo
proporre un'ultima riflessione. Questa che faremo purtroppo non
è una dietrologia, è piuttosto ciò che sta
accadendo realmente a seguito della politica monetaria americana,
ed è motivo di diverse preoccupazioni nonché di diversi
movimenti, anche di piazza, per quanto essi abbiano un approccio
al problema molto confuso e poco efficace.
E' un argomento che andrebbe sicuramente approfondito
in un'altra sede o perlomeno con una ricerca molto più dettagliata
ed esaustiva. Stiamo facendo riferimento alla sottrazione di
ricchezza perpetrata dall'America nei confronti del resto del mondo.
Si tratta di un problema scottante a cui abbiamo già fatto
un veloce cenno nel corso di questa analisi, avendo esso delle connessioni
molto strette con gli argomenti trattati.
Fino ad ora abbiamo cercato di essere realisti e
concreti, a scapito di mostrarci talvolta anche cinici e per qualcuno,
più inesauribilmente ottimista, addirittura apocalittici.
Eppure a fondo di molti degli argomenti trattati c'è questa
ulteriore implicazione di carattere politico economico delicatissima
e ancora più preoccupante.
Diciamo quindi che l'evoluzione che stiamo per
presentare costituirebbe il terzo scenario, quello che noi abbiamo
escluso a priori.
E' lo scenario propagandato dai media, anche europei purtroppo,
che per assurdo (e neanche tanto viste le implicazioni sottostanti)
vede l'economia americana soffrire in maniera modesta per gli eccessi
dei quali ha fatto abuso.
Abbiamo visto come negli Stati Uniti si sia goduto
di un benessere in larga parte illusorio, non basato cioè
sulla corrispettiva creazione di beni e servizi né sulla
adeguata costituzione di uno stock di capitale efficiente. Qualora
questo benessere illusorio non venisse ridimensionato in tempi brevissimi
a spese soprattutto dei mercati azionari e del dollaro e a costo
di molti sacrifici, potremmo dire che esso sarà reintegrato
attraverso la più enorme opera di tassazione mondiale mai
avvenuta nella storia contemporanea.
Per essere più precisi potremmo affermare
che, quanto più lunga sarà la resistenza dei mercati
e del dollaro al loro crollo, tanto maggiore sarà l'imposta
prelevata.
E' questo, che lo si voglia ammettere o meno, il
fine ultimo delle autorità americane.
Un fine in altri tempi perseguito dai militari con guerre di conquista
devastanti e cruente è affidato oggi alla FED, ai media,
ai gruppi di potere della finanza: reintegrare la ricchezza del
sistema economico nazionale con il contributo ma soprattutto a spese
della ricchezza del resto del mondo.
E non parliamo dell'Europa, che in fondo è forse l'unico
velleitario antagonista nonché il primo complice degli US,
ma parliamo soprattutto delle economie di secondo piano e del terzo
mondo.
L'economia più forte del pianeta che in
un anno aumenta la propria massa monetaria del 15-18% (le stime
cambiano a seconda della definizione di M presa in considerazione)
a fronte di una contrazione del GDP, e la cui valuta mantiene saldamente
il proprio valore nei confronti delle altre, rappresenta senza alcun
dubbio una forma di tassazione implicita per tutti coloro che accettano
il dollaro come forma di pagamento.
Quel tasso di crescita è degno, come abbiamo
scherzosamente detto, di una repubblica delle banane. In effetti,
qualunque sistema economico con una creazione eccessiva di moneta
vedrebbe la propria valuta deprezzarsi proporzionalmente all'espansione
stessa di moneta, o perlomeno accuserebbe dei tassi di inflazione
notevoli. E' una legge economica dalla quale non si sfugge.
Qualora la politica monetaria, e a questo punto
diremmo anche la politica americana in senso stretto, riuscissero
a mantenere la forza del dollaro ai livelli attuali non potremmo
che ammettere di aver contribuito a pagare parte di quel debito
di cui gli americani si sono fatti carico in tutti questi anni.
In altre parole continueremmo, e parliamo sempre prevalentemente
a nome delle economie più deboli, a svendere le nostre ricchezze
a qualcuno che per comprarle si limita a stampare cartamoneta dal
nulla o come si dice in inglese out of the thin air.
In realtà lo stiamo già facendo da diversi anni e
nel 2001, a causa degli eccessivi interventi monetari, questo è
avvenuto in maniera estremamente pesante. Pochi però se ne
sono resi conto. L'attenzione di ogni investitore, bombardato
dalle insulse e fuorvianti informazioni dei media, è rivolto
solo alla imminente ripresa dell'economia e delle borse, ripresa
che viene annunciata ad ogni rimbalzo e che viene rimandata nel
corso di ogni nuovo storno.
Per come si sono messe le cose dopo l'attacco delle
torri e al di là di salvataggi mascherati del sistema finanziario
in senso stretto, per gli US la soluzione migliore resta a questo
punto nel riuscire a mantenere la forza del dollaro il più
a lungo possibile. Questo al giorno d'oggi può avvenire solo
alimentando la fiducia negli stranieri, ovvero promettendo costantemente
una ripresa economica di fatto impossibile.
In tal modo essi potranno continuare a comprare
e a fare scorte di ricchezze reali a basso costo facendoci pagare
in tal modo una doppia imposta.
La prima all'andata, comprando quelle merci con della moneta che
già da tempo non è più in grado di misurarne
l'effettivo valore, e la seconda al ritorno, lasciandoci in mano
una montagna di biglietti verdi e carta finanziaria che prima o
poi perderà necessariamente il proprio potere d'acquisto
e il proprio valore.
In fondo è anche per questi motivi che
non auspichiamo nella maniera più assoluta il verificarsi
di questa terza ed ultima ipotesi. La riteniamo una soluzione anche
moralmente disonesta. E pertanto inaccettabile.
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