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investimenti rappresentano, dopo i consumi privati e la spesa pubblica,
la terza componente interna della domanda aggregata. Negli USA è
la componente più debole. Per essere alimentata ha bisogno di un
flusso reale di utili e quindi di un livello di risparmio adeguato.
Proprio ciò che manca al sistema americano.
Oberate
da strutture produttive non più efficienti, negli ultimi due anni
molte aziende hanno posticipato la realizzazione di nuovi investimenti.
La priorità è ancora oggi rivolta al taglio dei costi in modo da
poter ottimizzare le risorse e riacquistare un soddisfacente livello
di profittabilità.
Le famiglie
invece, stimolate dai diversi incentivi al consumo e all'indebitamento,
sono impegnate prevalentemente a spendere tramite l'assunzione di
nuovo debito. Quando finalmente la spesa del consumatore comincerà
a diminuire dai livelli attuali, buona parte del reddito dovrà necessariamente
essere dedicata, prima che all'accumulazione di risparmio (ai più
bassi livelli nel panorama mondiale), a ripagare il debito accumulato
finora.
Affinché
le aziende riescano a ottimizzare completamente l'utilizzo della
propria capacità produttiva e smaltire il debito in eccesso è necessario
un lungo periodo di tempo. Perché le famiglie riescano a ripagare
i debiti in eccesso, rinunciando a buona parte dei consumi di oggi,
e riescano ad accumulare un sufficiente livello di risparmi, è necessario
un periodo di tempo sicuramente non inferiore.
Gli eccessi
degli anni novanta giocano quindi un ruolo determinante nel porre
un freno ai nuovi investimenti con cui l'economia è in grado di
arricchire il proprio potenziale produttivo e, successivamente,
di beneficiare di un nuovo ciclo espansivo.
La recente
diminuzione di investimenti reali rappresenta comunque il picco
di un fenomeno solo adesso facilmente osservabile. In realtà gli
investimenti sono stati una componente piuttosto debole anche nel
boom degli ani 80-90. A parte la crescita dell'industria tecnologica,
con tutte le misallocazioni di capitale in investimenti improduttivi
che la hanno caratterizzata, la maggior parte della crescita economica
delle ultime due decadi del secolo si è realizzata grazie all'utilizzo
di formule finanziarie (acquisizioni e fusioni, buyback, emissione
di debito), piuttosto che attraverso la costituzione di capitale
tangibile, come impianti, attrezzature e altri macchinari. Gran
parte degli investimenti dell'industria manifatturiera sono stati
realizzati infatti, per motivi di convenienza economica, all'estero
(vedi la Cina) e nel prossimo futuro saranno proprio i paesi stranieri,
e non gli USA, a beneficiarne in misura maggiore.
Come riporta
Jim Puplava di Financialsense.com, dall'inizio degli anni 80 il
debito societario è cresciuto del 382%. Solo nei cinque anni dal
1996 al 2001 l'aumento è stato di circa il 50%. Gli asset tangibili
nei bilanci sono invece diminuiti drammaticamente, come mostra il
grafico seguente, dall'80% a circa il 53%, e sono stati rimpiazzati
da attività intangibili frutto spesso di operazioni finanziarie,
tra le quali spiccano per importanza la capitalizzazione delle spese
e le acquisizioni societarie.
Le svalutazioni
di bilancio che hanno fortemente caratterizzato i report delle società
quotate negli ultimi due anni sono proprio la naturale conseguenza
di quella vasta gamma di operazioni tese a generare una crescita
puramente finanziaria. La maggior parte delle svalutazioni fanno
riferimento alla differenza tra il valore di un'azienda registrata
a bilancio nel momento dell'acquisizione e il valore reale dell'azienda
stessa. A distanza di qualche anno dall'acquisizione quella differenza
si è rivelata essere sempre più ampia e ha richiesto la svalutazione
delle quote non più congrue al valore registrato in bilancio. Il
caso più esemplare è forse quello di AOL che negli ultimi due anni
ha svalutato attività intangibili per oltre 80 B di dollari.
Nonostante
la massiccia svalutazione degli asset intangibili di bilancio avvenuta
negli ultimi due anni e la persistente presenza delle voci di natura
intangibile nei bilanci societari, le aziende quotate in borsa vengono
scambiate ancora a prezzi troppo alti rispetto al valore contabile
di libro. Il Dow Jones quota 3.6 volte il book value mentre l'S&P
500 ben 4.3 volte. Sui minimi del 1932 il valore del Dow Jones arrivò
a toccare rispetto al valore di libro un rapporto di 0.5.
Un altro
fattore che impedisce la ripresa di investimenti reali è il fenomeno
di overcapacity. Il sistema produttivo è in grado di produrre molto
di più di quello che il consumatore può assorbire tramite i consumi.
L'utilizzo della capacità industriale si trova infatti ai minimi
degli ultimi venti anni, come osservabile nel grafico elaborato
dalla Federal Reserve.
In altre
parole il sistema sfrutta in gran parte la capacità industriale
estera, molto più conveniente di quella interna, e si ritrova al
contempo in una situazione piuttosto delicata secondo la quale il
consumatore continua a spendere non tanto per una capacità spontanea
fornitagli in maniera naturale dal sistema economico, quanto per
una capacità artificiale e finanziaria resa possibile dai perversi
meccanismi di moltiplicazione del debito.
In ultima
analisi il processo di produzione-consumo interno è ampiamente squilibrato
e difficilmente sostenibile. Esso richiede sia un consistente afflusso
di merci prodotte all'estero che di risparmi stranieri. Per riequilibrare
la situazione è necessario un drastico ridimensionamento del fardello
debitorio che, in un circolo vizioso e distruttivo, sopprime la
crescita economica reale a favore di quella esclusivamente finanziaria,
oltre che tutta una serie di ottimizzazione dei processi produttivi,
ancora troppo costosi rispetto a quelli stranieri.
Tuttavia,
certi squilibri di sistema, frutto di quasi due decadi di eccessi,
non si aggiustano nel giro di un paio di anni, richiedono molto
tempo, e la pazienza degli investitori stranieri, che detengono
ben 9 trilioni di dollari in asset americani e che continuano a
fornire al sistema americano ben l'80% dei loro risparmi, potrebbe
esaurirsi ben prima causando una riallocazione più efficiente delle
risorse al di fuori del sistema economico americano. In parte questo
sta già avvenendo e la debolezza del dollaro ne è una chiara conseguenza.
Il vero panico nella fuga dagli asset denominati in dollari ancora
non c'è stato ma, data la situazione attuale, potrebbe presto arrivare,
rendendo il riaggiustamento degli squilibri, sia interni che a livello
internazionale, piuttosto scomposto.
Gli interventi
di natura monetaria e fiscale realizzati finora sono stati piuttosto
deludenti. Se ciò non rappresenta affatto una sorpresa per chi ha
capito i problemi reali sottostanti l'economia reale, chi continua
a illudersi che gli stimoli monetari e fiscali possano risolvere
i problemi esaminati, presto o tardi dovrà rassegnarsi: gli squilibri
accumulatisi nel corso degli anni novanta sono proprio l'effetto
dei troppi stimoli che hanno preceduto, accompagnato e seguito,
la bubble.
Il rallentamento
economico in atto e l'impossibilità che nel breve termine si possa
materializzare una nuova ripresa economica negli USA, non dipendono
infatti dalla mancanza di liquidità. Il problema sta come visto
nell'equilibrio tra processi produttivi e finanziamento della spesa
interna.
La mancanza
di liquidità, per effetto dei fallimenti e del consumo di risorse
reali da destinare al pagamento del debito, è solo ciò che di volta
in volta spinge i prezzi degli asset finanziari a ritornare su valori
adeguati alla reale ricchezza di sistema. Impedire questo raggiustamento,
per salvare la componente di ricchezza illusoria, non serve e non
puo' riuscire, nella situazione contingente, a creare nuovo benessere
reale.
Il sostegno
all'economia finanziaria e non a quella reale, nelle proprie dinamiche
ancora troppo squilibrata, contribuisce invece a peggiorare le cose
e a posticipare, con più gravi conseguenze, il definitivo
riconoscimento che il sistema economico, per riuscire a risanarsi,
ha bisogno prima di tutto di un drastico ridimensionamento sia del
volume che della valutazione dei propri asset finanziari. Da lungo
tempo essi sono disgiunti dalla ricchezza reale sottostante e continuano
a causare gravi distorsioni nel complesso delle dinamiche economiche.
Lo
Staff
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