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I fallimenti

Nell'anno fiscale 2002 il numero di fallimenti ha raggiunto negli USA nuovi record storici. Secondo l'Administrative Office of the U.S. Courts, si sono registrati più casi di bancarotta nei 12 mesi terminati il 30 settembre 2002 che in qualunque altro periodo storico. Un totale di 1.547.669 contro 1.437.354 di casi registrati nel 2001, per un aumento annuale del 7.7%. I casi di fallimento personale, che costituiscono la maggior parte dei fallimenti totali, hanno registrato anch'essi un nuovo massimo storico. Appena un anno fa dicevamo che la politica monetaria americana stava spingendo molte famiglie americane al suicidio finanziario. I numeri del trend in corso sembrano confermare le nostre intuizioni.

Le bancarotte societarie, registrate con la compilazione del famoso Chapter 11* sono invece cresciute del 10.9% ammontando a un totale di 11.669. Ben sette dei dodici fallimenti più grossi della storia della finanza americana dal 1980 ad oggi sono avvenuti negli ultimi due anni. Di seguito l'elenco delle sette bancarotte che di recente hanno riempito le pagine dei giornali economici:

•  Worldcom con 103.9 B di dollari di assets
•  Enron con 63.4 B
•  Conseco con 52.2 B
•  Global Crossing con 25.5 B
•  UAL con 25.2 B
•  Adelphia Communication con 24.2 B
•  Kmart con 17 B

In una economia appesantita dai debiti come mai era accaduto prima è naturale che i fallimenti si pongano come unica soluzione allo smaltimento del fardello debitorio impossibile da ripagare attraverso una adeguata produzione di utili reali (per le aziende) o di reddito (per le famiglie).

Grazie a Greenspan i tassi di interesse sono ai livelli più bassi degli ultimi quaranta anni. Il fatto che ciò rappresenti un vantaggio per le aziende, le famiglie e per l'economia nel suo complesso può sembrare una percezione intuitivamente corretta. La realtà delle cose , riassunta dai dati presentati, spinge tuttavia verso conclusioni opposte.

Tassi più bassi hanno alimentato e continuano ad alimentare un massiccio ricorso al debito oltre limiti altrimenti inaccettabili. E' un fenomeno facilmente riscontrabile nel settore immobiliare dove le famiglie hanno fatto largo ricorso alla monetizzazione del valore della casa contro assunzione di nuovo debito, seppur gravato da tassi di interesse più bassi. Ma è un fenomeno largamente riscontrabile anche nella crescita del debito pubblico e di quello corporate.

In una economia che funzioni correttamente, libera cioè di determinare spontaneamente i propri tassi di intesse senza l'intervento manipolatore di un banchiere centrale, gli incentivi verso la creazione di debito in eccesso sono notevolmente ridotti.

In tal caso, il rialzo naturale dei tassi nel contesto di una situazione economica caratterizzata da un livello di debito crescente, riesce a impedire ai soggetti marginali il ricorso a nuove quote di indebitamento che rischia di diventare col tempo insostenibile. Proprio quello che invece grazie a Greenspan è avvenuto e che si traduce nelle statistiche mostrate in apertura, ovvero nei più alti livelli di fallimento mai sperimentati dall'economia USA.

Accanto alla produzione altamente competitiva di paesi stranieri, la distruzione di attività/passività finanziarie per effetto dei fallimenti rappresenta l'altra componente deflazionistica presente nell'economia USA che tende a contenere e deprimere non tanto il costo reale della vita, quanto la crescita economica interna. La cancellazione delle voci di bilancio interessate dai fallimenti tende infatti ad abbattere il valore degli asset finanziari e contribuisce a far evaporare la ricchezza illusoria che la creazione di quel debito stesso aveva contribuito a produrre ingannevolmente a favore dei soggetti economici.

I fallimenti riflettono in sintesi la quantità di debito non ripagabile dal sistema e a nostro avviso il trend è destinato a proseguire nel prossimo futuro, portando alla crisi finanziaria molti altri soggetti economici.  

Presumibilmente l'ultima sfida presentata dall'eccesso di debito presente nel sistema economico americano avrà come protagonisti il debito pubblico e la moneta americana (di fatto questa già sotto forti pressioni).

Come ricorda Richard Daughty, alias The Mogambo Guru, nel suo pezzo "Things are not as bad as they seem... They are worse. Much worse", "l'intera storia del mondo è la storia di come diverse nazioni abbiano sviluppato governi che si sono ingranditi fino al punto da distruggere le loro economie e le loro valute". In altre parole e anche alla luce dei recenti sviluppi che riguardano i deficit degli stati federali e quello dell'amministrazione centrale di Washington, la strada verso la bancarotta più grande di tutti i tempi sembra oramai essere tutta in discesa.

Lo Staff

 

*Chapter 7 is designed to allow individuals to keep certain exempt property while the remaining property is sold to repay creditors. Under Chapter 13 bankruptcy, creditors may be repaid in installments, in full or in part, over a 3- to 5-year period. Chapter 11 provides for a business to continue operations while formulating a plan to repay its creditors. Chapter 12 is designed to meet the needs of financially distressed family farmers.
 
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