| Il
2002 è stato un altro anno in espansione per il mercato immobiliare
americano. Stimolate dai tassi più bassi degli ultimi 40 anni le
vendite di nuove case sono cresciute di circa il 14% mentre quelle
di case esistenti di oltre il 6%. Il cuore della Credit Bubble si
annida oramai proprio nel finanziamento al settore immobiliare ovvero
nella crescita della finanza strutturata legata ai mutui delle case.
Il settore
immobiliare ha contribuito fortemente nel corso dell'ultimo anno
a sostenere i consumi attraverso il fenomeno (di massa) di rifinanziamento
del mutuo, fenomeno del quale abbiamo già parlato in diversi articoli
durante il 2002. Più in generale, la finanza strutturata ha alimentato
negli ultimi anni una massiccia crescita del debito di sistema e
nel 2002 ha avuto un ruolo determinante nel riuscire a mantenere
la speculazione immobiliare su livelli indubbiamente molto preoccupanti.
Secondo Doug Noland
di prudentbear.com la finanza strutturata legata alle cosidette
GSE, imprese sponsorizzate dal governo, è cresciuta nel 2002 del
10.6% (780 B di dollari) fino a un totale di 7.84 trilioni di dollari
(+92% in 19 trimestri). La scomposizione della crescita complessiva
vede una crescita delle attività in bilancio delle GSE pari al +9%
(208 B), degli agency mortgage backs pari al +12% (339 B) e delle
asset backed securities pari all'+11%, (233 B).
Il ratio di
struttura finanziaria, dato invece dalla crescita totale delle tre
componenti esaminate diviso l'aumento del credito non finanziario/non
federale è stata del 77% nei primi tre trimestri del 2002, contro
il +54% del 1997 e il +56% del 2000. La crescita dei mutui sempre
rapportata allo stesso denominatore ammonterebbe nel terzo trimestre
del 2002 all'88%, contro il 63% nel 2001, il 49% nel 2000, e il
39% nel 1997. In un solo trimestre, sempre il terzo del 2002, la
crescita totale dei mutui (pari a 235 B di dollari) eguaglia quella
media annuale del periodo 1988-1997 (222B). In 19 trimestri (poco
meno di 5 anni), il totale di nuovi mutui è stato pari a 3 trilioni
di dollari ed ha eguagliato la crescita dei 13 anni precedenti!!

Fonte: Prudent
Bear, Credit Bubble Bulletin
Nella
creazione del debito legato al settore immobiliare si nasconde,
secondo Noland, uno dei più grossi squilibri dell'economia. Le cifre
coinvolte come si può notare sono enormi e la capacità del sistema
di sostenere il trend richiede oramai, al pari di ogni schema di
ponzi, continue e massicce iniezioni di liquidità. La capacità di
reggere a una pericolosa inversione dello stesso ovviamente è ancora
più problematica e diventerà presto un fenomeno da seguire con particolare
attenzione.
Le autorità ufficiali
non sembrano mostrare alcun segno di preoccupazione. Come era successo
per la bolla speculativa azionaria, l'aumento eccessivo dei prezzi
delle case e del debito legato al settore immobiliare non nasconde
per le autorità alcun problema reale di fondo. Parafrasando le affermazioni
di Greenspan del 2002 in merito alla bubble azionaria, le bolle
sono identificabili solo dopo le scoppio. Per ora il fenomeno è
visto addirittura positivamente (del resto crea ricchezza, per quanto
illusoria come quella della bubble azionaria) ed è quindi favorito.
Se quindi l'assunzione da parte delle famiglie di un livello di
debito eccessivo superiore alle proprie possibilità di reddito future
non solleva la preoccupazione del banchiere centrale americano,
presumiamo che l'aumento esponenziale dei bilanci delle GSE sia
largamente apprezzato, più di quanto possa essere per un azionista
di quelle stesse società che nel giro di pochi anni ha visto i propri
titoli apprezzarsi in borsa del 400-500%. Del resto l'intero fenomeno
trova un diretto legame con la crescita finanziaria del GDP sperimentata
negli ultimi 2 anni.
Sempre
secondo Noland il contante estratto nel 2002 dal valore nominale
delle case ammonterebbe a 170 B di dollari, ben l'1,7% del GDP,
cifra utilizzata prevalentemente per sostenere i consumi. L'aumento
di debito che ha sostituito il prelievo di cash sul valore della
casa non sarà facile da ripagare in caso di recessione. Di fatto
molti americani si stanno indebitando a fronte di un valore della
casa gonfiato. Uno storno dei prezzi delle case di appena il 15%-20%
lascerebbe una buona percentuale di proprietari della casa per una
quota pari al 10% (contro il 90% costituito da un mutuo ancora da
ripagare) indebitati per un valore maggiore di quello reale. Proprio
secondo le cifre riferite oggi alla tavola rotonda di Barron's da
Marc Faber, il 40% delle famiglie americane possiederebbe appena
il 10% del valore nominale della propria casa. La fine del boom
immobiliare, a causa di un rialzo dei tassi, spazzerebbe via finanziariamente,
portandole al fallimento, gran parte di queste famiglie non in grado
di ripagare il debito di cui si sono fatte imprudentemente carico.
Come dichiarato
dalla MBA, la Mortgage Bankers Association, nell'ultimo periodo
dell'anno si è già visto un nuovo record di chiusure anticipate
dei mutui pari all'1,15% dei mutui esistenti. In altre parole molte
famiglie sono già in grosse difficoltà nel pagamento delle proprie
rate e la banca è costretta a riprendersi la casa, cancellando il
debito. Secondo la MBA questo numero rappresenterebbe un picco e
la ripresa economica dovrebbe rimettere a posto le cose. Le lenti
colorate di rosa non sono un'optional per certe autorità coinvolte
nella bolla speculativa, sono quasi un dovere alla pari di un abito
sartoriale e di una cravatta di ottima fattura. La confusione sulle
relazioni di causa effetto in merito a molti fenomeni economici
presto o tardi porterà in superficie i veri squilibri che sottostanno
alla crescita esponenziale della finanza strutturata. Il problema
del debito, che negli ultimi mesi ha coinvolto una fetta di debitori
sempre più marginali non in grado di sostenere un'inversione di
tendenza nei prezzi, continuerà in questo scenario a costituire
di fatto un impedimento alla ripresa economica.
Mentre il
numero di nuove case aumenta di trimestre in trimestre battendo
ogni record precedente, alimentando l'illusione che il mercato immobiliare
stia scontando una ripresa economica in atto, cresce al contempo
anche l'offerta potenziale di domani il cui assorbimento, soprattutto
nel caso di interesse più alti, potrebbe essere altamente problematico.
Le scorte di nuove case sono in rialzo del 9% anno su anno, al più
alto livello dall'agosto del 1996, mentre quelle di case esistenti
sono in rialzo del 12% al più alto livello visto dal 1998.
Esattamente
come è avvenuto per il mercato azionario, la crescita degli asset
immobiliari a due cifre accompagnata da un aumento dell'offerta
degli stessi troverà presto o tardi un brusco arresto ed
eventualmente una inversione di tendenza piuttosto scomposta. Di
certo la crescita a due cifre è insostenibile ed è destinata a trovare
una lunga pausa. Finora non è successo. L'esuberanza del mercato
immobiliare USA ha superato per estensione temporale quella giapponese
di inizio anni novanta, dove la bolla immobiliare scoppiò appena
un paio di anni dopo quella del mercato azionario. Del resto all'epoca
i giapponesi non avevano potuto godere delle complesse formule finanziarie
odierne e dei complessi prodotti finanziari di cui gode la finanza
strutturata americana di oggi. Siamo tuttavia dell'idea che nel
2003 dovremmo assistere se non allo scoppio vero e proprio, ai primi
inequivocabili segnali di rallentamento del settore. Come dimostra
il grafico seguente, relativo al totale del credito di sistema,
il livello di debito di sistema è oramai troppo elevato perché si
possa continuare ad avere una espansione analoga a quella vista
finora.

Fonte: Prudent
Bear, Credit Bubble Bulletin
Il debito
infatti produce interessi che a loro volta succhiano molte risorse
reali e molti risparmi del sistema. Nel lungo termine questo avviene
a discapito del sistema economico nel suo complesso e a tutto vantaggio,
purtroppo, di quella che Nelson Hultberg definisce, in un suo recente
articolo, la Paper
Aristocracy.
Lo
Staff
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