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Analisi Macroeconomica 2003

Introduzione

L’analisi per il 2003 cercherà di ripercorrere quella fatta per il 2002, aggiornandone i dati, le evoluzioni e le prospettive. La gran parte di quell’analisi è valida ancora oggi e ne raccomandiamo la lettura a chi non l’abbia ancora fatto e voglia ritrovare le basi di questo lavoro, nonché i fondamenti della credit bubble americana. Una volta terminata la nuova analisi con la serie di articoli che seguirà nei prossimi giorni, sostituiremo definitivamente le voci sulla destra, ancora appartenenti all’analisi dell’anno scorso.

Il 2002 è stato un altro anno di preparazione della tempesta finanziaria, piuttosto che di realizzazione. In altre parole, il peggio non ce lo siamo lasciati alle spalle con gli eventi e i numeri dell’anno appena trascorso, ma è ancora davanti e pieno di numerose incognite. I grossi squilibri macroeconomici analizzati un anno fa sono ancora tutti presenti. Per certi versi essi sono ancora più gravi e profondi di allora, nonostante sotto la loro stessa pressione alcune variabili finanziarie, tra cui le quotazioni azionarie e il dollaro, abbiano subito nel 2002 un significativo ridimensionamento, peraltro da noi previsto.

L’ulteriore discesa delle borse, che negli USA hanno chiuso in rosso per il terzo anno consecutivo, e la debolezza del dollaro fanno parte dei diversi sintomi che non preludono affatto a una ripresa economica, quanto all’avvicinarsi di una risoluzione, eventualmente scomposta, degli squilibri economici presenti nell’economia americana, che deve ancora cominciare a realizzarsi.

L’unico merito attribuibile alla FED, la banca centrale americana, in effetti, è quello di essere riuscita a mantenere, finora, il dispiegarsi delle forze distruttive della bubble degli anni novanta entro modalità non traumatiche. Gli sforzi tesi a evitare l'insorgere dell'evento n-sigma, non previsto dai modelli probabilistici utilizzati nella gestione dei rischi finanziari, sono riusciti nel loro intento di limitare i danni. Tuttavia, essi hanno avuto come risultato, o come costo implicito, un aumento sia delle imbalances già presenti nel sistema economico che dei rischi assunti, in maniera distorta, dagli operatori economici, la cui risultante finale potrebbe essere uno shock di sistema ancora più elevato di quello finora evitato.

I FATTORI CHIAVE

I fattori chiave restano senza dubbio la politica monetaria e il debito del settore privato.
A questi nel corso del 2002 si sono aggiunti il debito federale e quello dei singoli stati americani.

Il primo, dopo la pausa seguita alla crescita di oltre il 100% nel periodo 1987-1995, ha ripreso a crescere in maniera significativa, come ben visibile nel grafico seguente.

Il 29 giugno il Congresso approvò un incremento della soglia del limite pubblico di altri 450 bilioni di dollari. L’allestimento della guerra contro l’Iraq è forse il fattore principale, ma non l’unico, che ha portato al rapido consumo di questo ulteriore finanziamento. Si stima che nel febbraio 2003 il Congresso venga chiamato a innalzare nuovamente la soglia del debito americano.

Per quanto riguarda gli Stati Federali, molti di essi si trovano in condizioni di grave deficit, i peggiori degli ultimi 50 anni, dovuti a un aumento dei costi di assistenza sanitaria e a una drastica diminuzione delle entrate fiscali, parte delle quali riconducibili ai minori introiti sui guadagni in conto capitale legati alla crescita irrazionale delle borse. Lo Stato della California rappresenta da solo una delle più grandi economie mondiali in ordine di GDP e nel 2000 ben il 25% delle entrate del proprio General Fund erano dovute agli introiti sulla tassazione dei capitali gain e delle stock options:


Fonte: File PDF: California Governors’ Budget May Revisions

... quanto basta per sottolineare un’altra delle tante distorsioni apportate dalla bolla azionaria, i cui effetti cominciano a farsi sentire con maggiore gravità solo di recente.

Per fare fronte ai deficit molti Stati hanno già aumentato o prevedono di aumentare ulteriormente tasse e imposte di carattere locale che tendono a compensare gli sgravi fiscali che l’amministrazione di Washington vorrebbe invece introdurre per stimolare la ripresa economica.

Il grande Orso purtroppo sta cominciando a colpire anche le persone fisiche e giuridiche non direttamente invischiate nella bolla azionaria ma che, partecipando allo stesso sistema economico, sono state comunque vittime del più grande trasferimento di ricchezza della storia, operato anche grazie alla compiacenza della maggior parte delle autorità predisposte invece alla tutela costituzionale del benessere pubblico e privato.

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