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L'oro, il barometro del rischio sistemico

Il Nasdaq ieri ha chiuso in rosso per la quinta sessione
consecutiva cominciando a preoccupare qualcuno degli invincibili
ottimisti che ingenuamente ha creduto alla nascita del nuovo mercato
bull propagandata dai soliti noti. L'oro invece ha chiuso sopra
i 300 dollari dimostrando una forza considerevole senza alcun precedente,
perlomeno negli ultimi anni.
Il prezzo dell'elemento n.79 non era riuscito a rompere
la soglia psicologica dei 300 dollari neanche a seguito dell'attacco
al World Trade Center Il fatto che la spinta più incisiva
si sia concretizzata in assenza di un preciso shock di sistema,
contribuisce a rafforzare e a dare più credibilità
al movimento in corso.
In questi giorni, infatti, l'oro non rappresenta un rifugio temporaneo
per un evento già accaduto con ripercussioni ancora imprevedibili
ma è percepito piuttosto come un rifugio, più a medio
lungo termine, da una serie di eventi futuri e probabili.
Gli investitori, in altre parole, percepiscono
oggi dei rischi nel sistema economico mondiale maggiori di quelli
successivi all'11 settembre e il prezzo dell'oro incorpora questo
rischio sistemico crescente.
Il comportamento alquanto bizzarro dei giapponesi
di recarsi in banca per comprare dell'oro da portare a casa è
motivato seriamente da quella che sta diventando la minaccia maggiore
alla stabilità finanziaria mondiale: il sistema bancario
giapponese.
Con la chiusura dell'anno finanziario giapponese,
il 31 Marzo 2002, termina infatti la copertura assicurativa sui
depositi bancari. Sarebbe a dire che dopo quella data un eventuale
default della propria banca potrebbe rappresentare per un giapponese
la vaporizzazione di tutti i propri risparmi. E la maggior parte
delle banche giapponesi sono sull'orlo di una bancarotta con ripercussioni
a catena. Schiacciate da un indebitamento oramai insostenibile le
banche sembrano avere solo due vie d'uscita: dichiarare fallimento,
trascinandosi nella polvere i depositi degli investitori, oppure
essere salvate dalla banca centrale. Nessuna della due strade sarebbe
indolore.
Secondo alcune stime la seconda ipotesi,
il salvataggio del sistema bancario giapponese, richiederebbe una
iniezione di liquidità nell'economia pari circa a 1 TRILIARDO
in termini di dollari, più o meno quello che Greenspan ha
immesso nel sistema economico americano nel corso del 2001.
Se come abbiamo visto quest'ultimo intervento è
stato spalmato nel corso di tutto il 2001, pur con una concentrazione
particolare all'indomani dell'attacco al WTC, l'intervento giapponese
troverebbe realizzazione in un periodo molto più breve, e,
cosa più importante, non sarebbe sostenuto dal diffuso lavaggio
del cervello operato dai media e dai network finanziari americani.
Solo questi, come abbiamo visto, hanno permesso l'assorbimento e
il trasferimento di quella enorme massa monetaria nel sistema economico
senza effetti apparentemente traumatici, per quanto sicuramente
latenti. Senza tale supporto gli effetti sarebbero per il Giappone,
e a cascata sulle variabili delle altre economie mondiali, immediatamente
percepibili e devastanti.
Ecco quindi il motivo per cui i giapponesi si recano
in banca a comprare l'oro. Perché è esattamente quello
che avrebbero dovuto fare gli argentini per non vedersi congelare
i propri risparmi in banca, perché è quello che salva
ogni investitore dalle crisi finanziarie: il ricorso ad un metallo
che nel corso della storia dell'uomo, e parliamo di diversi millenni,
non di una decade, ha mantenuto pressoché inalterato il proprio
potere di acquisto.
In una crisi finanziaria gli assets cartacei tendono
a diventare nuovamente quello che sono: carta senza alcun valore
intrinseco. Il loro potere d'acquisto reale, secondo gradi differenti,
diminuisce considerevolmente laddove quello dell'oro, nelle stesse
condizioni di forte turbolenza, si accresce.
I giapponesi cominciano ad avere paura di questa
eventualità le cui probabilità crescono di giorno
in giorno. Dopo che il governo cesserà di assicurare i loro
depositi sarà un rischio reale da affrontare in qualunque
momento. L'unica copertura totale che hanno a disposizione è
l'acquisto di oro.
Un'ultima nota. Nel corso di millenni la quantità
di metallo giallo estratta, a costo di enormi sacrifici, e ancora
oggi con un impiego di costi non indifferenti e soprattutto con
tempi piuttosto lunghi, ammonta secondo certe stime a 120 mila tonnellate.
Considerando la popolazione mondiale odierna questa cifra si traduce
in una quantità di soli 20 grammi pro capite.
La corsa mondiale per assicurarsi almeno quei
20 grammi potrebbe essere appena agli inizi.
8 Febbraio 2002
Lo staff
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