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Commento del 08/02/2002

L'oro, il barometro del rischio sistemico

Il Nasdaq ieri ha chiuso in rosso per la quinta sessione consecutiva cominciando a preoccupare qualcuno degli invincibili ottimisti che ingenuamente ha creduto alla nascita del nuovo mercato bull propagandata dai soliti noti. L'oro invece ha chiuso sopra i 300 dollari dimostrando una forza considerevole senza alcun precedente, perlomeno negli ultimi anni.

Il prezzo dell'elemento n.79 non era riuscito a rompere la soglia psicologica dei 300 dollari neanche a seguito dell'attacco al World Trade Center Il fatto che la spinta più incisiva si sia concretizzata in assenza di un preciso shock di sistema, contribuisce a rafforzare e a dare più credibilità al movimento in corso.

In questi giorni, infatti, l'oro non rappresenta un rifugio temporaneo per un evento già accaduto con ripercussioni ancora imprevedibili ma è percepito piuttosto come un rifugio, più a medio lungo termine, da una serie di eventi futuri e probabili.

Gli investitori, in altre parole, percepiscono oggi dei rischi nel sistema economico mondiale maggiori di quelli successivi all'11 settembre e il prezzo dell'oro incorpora questo rischio sistemico crescente.

Il comportamento alquanto bizzarro dei giapponesi di recarsi in banca per comprare dell'oro da portare a casa è motivato seriamente da quella che sta diventando la minaccia maggiore alla stabilità finanziaria mondiale: il sistema bancario giapponese.

Con la chiusura dell'anno finanziario giapponese, il 31 Marzo 2002, termina infatti la copertura assicurativa sui depositi bancari. Sarebbe a dire che dopo quella data un eventuale default della propria banca potrebbe rappresentare per un giapponese la vaporizzazione di tutti i propri risparmi. E la maggior parte delle banche giapponesi sono sull'orlo di una bancarotta con ripercussioni a catena. Schiacciate da un indebitamento oramai insostenibile le banche sembrano avere solo due vie d'uscita: dichiarare fallimento, trascinandosi nella polvere i depositi degli investitori, oppure essere salvate dalla banca centrale. Nessuna della due strade sarebbe indolore.

Secondo alcune stime la seconda ipotesi, il salvataggio del sistema bancario giapponese, richiederebbe una iniezione di liquidità nell'economia pari circa a 1 TRILIARDO in termini di dollari, più o meno quello che Greenspan ha immesso nel sistema economico americano nel corso del 2001.

Se come abbiamo visto quest'ultimo intervento è stato spalmato nel corso di tutto il 2001, pur con una concentrazione particolare all'indomani dell'attacco al WTC, l'intervento giapponese troverebbe realizzazione in un periodo molto più breve, e, cosa più importante, non sarebbe sostenuto dal diffuso lavaggio del cervello operato dai media e dai network finanziari americani.
Solo questi, come abbiamo visto, hanno permesso l'assorbimento e il trasferimento di quella enorme massa monetaria nel sistema economico senza effetti apparentemente traumatici, per quanto sicuramente latenti. Senza tale supporto gli effetti sarebbero per il Giappone, e a cascata sulle variabili delle altre economie mondiali, immediatamente percepibili e devastanti.

Ecco quindi il motivo per cui i giapponesi si recano in banca a comprare l'oro. Perché è esattamente quello che avrebbero dovuto fare gli argentini per non vedersi congelare i propri risparmi in banca, perché è quello che salva ogni investitore dalle crisi finanziarie: il ricorso ad un metallo che nel corso della storia dell'uomo, e parliamo di diversi millenni, non di una decade, ha mantenuto pressoché inalterato il proprio potere di acquisto.

In una crisi finanziaria gli assets cartacei tendono a diventare nuovamente quello che sono: carta senza alcun valore intrinseco. Il loro potere d'acquisto reale, secondo gradi differenti, diminuisce considerevolmente laddove quello dell'oro, nelle stesse condizioni di forte turbolenza, si accresce.

I giapponesi cominciano ad avere paura di questa eventualità le cui probabilità crescono di giorno in giorno. Dopo che il governo cesserà di assicurare i loro depositi sarà un rischio reale da affrontare in qualunque momento. L'unica copertura totale che hanno a disposizione è l'acquisto di oro.

Un'ultima nota. Nel corso di millenni la quantità di metallo giallo estratta, a costo di enormi sacrifici, e ancora oggi con un impiego di costi non indifferenti e soprattutto con tempi piuttosto lunghi, ammonta secondo certe stime a 120 mila tonnellate. Considerando la popolazione mondiale odierna questa cifra si traduce in una quantità di soli 20 grammi pro capite.

La corsa mondiale per assicurarsi almeno quei 20 grammi potrebbe essere appena agli inizi.

8 Febbraio 2002

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