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Oro a 325$, dirty cheap or very expansive? (I)

(30/05/2002) Due giorni fa l'oro ha toccato un nuovo massimo sopra 325$, livello che non vedeva dal 7 ottobre 1999. Un rialzo del 17% da inizio anno.

Da qualche settimana, tuttavia, continuiamo a leggere commenti negativi sulla recente valutazione dell'oro. La generalità dei media e degli analisti ufficiali di Wall Street fa riferimento al recente apprezzamento come a una strana anomalia destinata presto a ricadere nel letargo di un mercato ribassista che si è protratto per quasi 21 anni.

Il recente rally dell'oro potrebbe essere in effetti una correzione tipica di qualunque mercato orso (un classico che le borse azionarie presentano oramai da due anni) destinata a concludersi in un ulteriore movimento verso nuovi minimi. In altre parole il metallo giallo, a questi livelli, sarebbe estremamente costoso e potrebbe perdere oltre il 25% prima di fare nuovi minimi.

Eppure seguendo altri ragionamenti di natura più fondamentale l'oro potrebbe essere a questi prezzi ancora estremamente sottovalutato. Un vero prezzo da saldo.

Ecco qualche ragionamento a conforto di questa seconda ipotesi.

Nel 1980 l'oro toccò un massimo storico di 850$. Correggendo il prezzo per il tasso di inflazione degli ultimi venti anni, il massimo espresso in termini di dollari attuali sarebbe tra 1600 e 1700$.

Consideriamo invece la M3, la massa monetaria. Pari a 1800 bilioni di dollari nel 1980 è oggi pari a circa 8100 bilioni di dollari, un rapporto di 1 a 4.5. La FED ha in riserva oltre 8100 tonnellate di oro, quantità dal 1980 sostanzialmente invariata. Evidentemente con il crollo del dollar standard e con la demonetizzazione dell'oro, le riserve della banca centrale hanno perso qualunque relazione con la massa monetaria.

Secondo un primo ed intuitivo metodo rivalutiamo l'oro secondo il tasso di interesse medio degli ultimi 20 anni (poco meno del 3%). Partendo da un prezzo di 500$, più ragionevole rispetto al valore limite di 850$, frutto di un eccesso speculativo, otteniamo un valore di 950$.

Una crisi sistemica di vaste dimensioni sarebbe invece in grado di restituire all'oro la vecchia funzione monetaria, ristabilendo una proporzione significativa tra riserve e massa monetaria.
In accordo a questo caso limite, se la massa monetaria e' aumentata di 4.5 volte, il valore di quelle riserve dovrebbe aumentare all'incirca secondo lo stesso moltiplicatore. Sempre utilizzando un prezzo di 500$, con un rapido passaggio otteniamo che 500$*4.5 = 2250$.

Potremmo giungere agli stessi risultati attraverso una serie di calcoli alternativa e più complessa.

Assumiamo per ipotesi che la M3 riesca a comprare il prezzo dell'oro ai livelli correnti del 1980 e del 2002 senza alterarne il prezzo.

Nel 1980 la M3 avrebbe acquistato, a 850$, circa 8 volte le riserve. Oggi ne acquisterebbe 96 volte il controvalore. Proviamo a correggere le cifre considerando sempre che 850$ fu un punto di massimo dovuto a una eccessiva speculazione. I due numeri che risultano adesso sono 96 contro 13. Ipotizziamo a questo punto che il rapporto massa monetaria asset reali della banca centrale ritorni tenda nuovamente verso un valore di 13. Per soddisfare questo rapporto il prezzo dell'oro dovrebbe aumentare secondo un moltiplicatore pari a 96/13 = 7. Da cui 325 * 7 = 2275!

Una cifra spaventosa per chi guarda al prezzo di oggi. Moltiplicando 325 per il primo moltiplicatore (96/8 = 12) si avrebbe invece un prezzo ancora più alto di 3900$.

Riprendiamo adesso il rapporto Dow Jones / Oro del nostro sondaggio della home page. Secondo questi livelli ipotetici e lasciando il valore del Dow Jones invariato il ratio sarebbe rispettivamente pari a 4.40 e 2.36. Livelli molto più ragionevoli del ratio attuale pari a 30, e più vicini a una media storica del rapporto che si approssima a un valore di 5.

Cerchiamo di valutare adesso i numeri ottenuti considerando anche la variabile del GDP. Nel 1980 era di 2800 bilioni di dollari contro i 10000 attuali. Il GDP del 2001 è di 3.27 volte più grande di quello del 1980. La massa monetaria tuttavia è 4.44 volte quella del 1980. A conferma che la crescita di M3 è stata proporzionalmente più elevata dei fondamentali sottostanti.

Il rapporto M3/GDP era pari a 0.64 nel 1980, ed era invece di 0.80 a fine 2001. Oggi c'è indubbiamente una massa monetaria in circolazione molto più abbondante di quella proporzionalmente presente nel sistema del 1980.
Secondo lo stesso rapporto ci dovrebbe essere nel sistema una M3 di circa 6500 bilioni. Ben 1600 meno di quelli attuali. Non ci stupisce visto l'abuso di moneta fatto da Greenspan negli ultimi sette anni e in particolare nel 2001 per venire in soccorso dell'economia.

Consideriamo anche il debito. Oggi debito su GDP ha un rapporto di 3:1. Nel 1980 era di circa 2 a 1. A conferma che la prosperità degli USA si basa più sulla crescita esponenziale del debito, alimentata dall'eccesso di circolante, che sull'aumento reale del GDP.

Non sappiamo se il gold standard verrà ristabilito. Crediamo che in economia evoluta come quella di oggi non sia un'ipotesi possibile. Tuttavia è nostra opinione che la quantità di moneta di un sistema economico debba necessariamente fare riferimento a un asset reale, per non lasciare a chi gestisce la moneta il potere e la libertà incondizionata di scaricare sulla popolazione il costo di una diluzione del circolante.

Come disse Greenspan quando era ancora uno studioso solerte, e non il mago della bubble economica odierna, in assenza del gold standard non esiste una riserva sicura di valore.
Lo abbiamo scritto in chiusura dell'ultimo articolo odierno della serie sull'oro, è una citazione riportata nella nostra home page, e in una economia come quella attuale non possiamo fare a meno di ripeterlo fino alla nausea.

30 Maggio 2002

Lo staff

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