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La nuova monetizzazione dell'oro
(III)

(30/05/2002) All'interno di un
sistema economico altamente inflazionistico, dove l'inflazione
non è misurata tanto dall'indice dei prezzi al consumo, quanto
dall'ammontare di moneta circolante immessa nel sistema, l'oro
sembrerebbe riacquistare, contro la volontà delle banche
centrali, la sua vecchia funzione monetaria.
Aldilà delle apparenti giustificazioni sulla
fuga di capitali verso il tradizionale bene rifugio, che stanno
dietro al recente rialzo e che sono individuabili nella crisi geopolitica
attuale, riteniamo che la principale ragione a supporto del prezzo
dell'oro sia proprio una nuova monetizzazione del metallo prezioso,
inevitabile in un contesto altamente inflazionistico con prospettive
di recessione mondiale.
Il sistema inflazionistico secondo la definizione
fornita sopra, ha portato alla crescita di un mostruoso livello
di indebitamento globale destinato a distruggere il valore delle
valute cartacee che lo alimentano. Non si tratta di una anomalia
contingente. Ripercorrendo la storia delle valute cartacee il destino
di ognuna è stato sempre lo stesso: la perdita quasi totale
di valore. Può sembrare un concetto strano ma non lo è
affatto: il dollaro in un secolo ha perso oltre il 95% del proprio
potere d'acquisto. Solo negli ultimi venti anni, con una inflazione
"contenuta", ha perso ben il 50%.
Qualunque sistema monetario nel lungo periodo si
rivela infatti altamente fallace. Da una parte l'inflazione ne erode
il potere d'acquisto, dall'altra la cattiva gestione del circolante,
spingendo il sistema a un livello di indebitamento insostenibile
(una volta a beneficio esclusivo dei governi che emettevano direttamente
moneta), inasprisce quell'erosione e presto o tardi si risolve in
una crisi di fiducia. La svalutazione consistente e molto rapida
della moneta cartacea è ciò che inevitabilmente ne
consegue.
Nei tempi passati a seguito delle crisi di fiducia,
il metallo prezioso, unica moneta senza confini spazio temporali,
si riappropriava interamente della funzione monetaria a scapito
della valuta cartacea messa parallelamente in circolazione, e poneva
un limite alle crisi stesse.
Nei tempi recenti, proprio a causa della soppressione
della funzione monetaria dell'oro, la confisca di valore da parte
degli emittenti di moneta cartacea ha potuto procrastinarsi oltre
modo fino a generare un livello di debito sistemico senza precedenti
storici, che si regge prevalentemente grazie a un fattore: la fiducia
nel valore nominale (e non intrinseco) di chi accetta quella moneta
cartacea come riserva di valore (che non ha) e mezzo di scambio.
Potrebbe essere quindi solo questione di tempo prima
che la massa di debito accumulata nel sistema giunga a una possibile
insolvenza sistemica: il credit crunch. Questa eventualità
potrebbe spingere i capitali ad una fuga definitiva dagli asset
cartacei verso la vecchia reliquia barbarica, unico vera riserva
di valore, unico assets monetario non controbilanciato da un una
voce passiva.
Qualcuno odia l'oro e detesta ancora di più
il recente rally che sta portando i capitali intelligenti a rifugiarsi
in questo asset. Lo definisce ANTI-INVESTIMENTO. E' vero, l'acquisto
di oro in se stesso non è un investimento produttivo, non
rende niente, non fornisce un tasso di interesse, e tantomeno genera
utili.
D'altra parte la carta è in grado di generare
tassi di interesse solo in quanto chi la prende a prestito crea,
a fronte di quel tasso di interesse, una voce debito/credito, e
la utilizza a sua volta per generare un'altra voce debito/credito
ancora più elevata, montando una struttura piramidale, il
cui abuso, reso possibile dall'assenza di un asset reale alla base,
diventa nel lungo periodo impossibile da sostenere.
Le azioni invece hanno come sottostante un'attività
che dovrebbe generare utili, ma in tempi recessivi o di depressione
economica, quell'attività finisce col generare prevalentemente
perdite, ed quindi è destinata a perdere valore.
In uno scenario simile l'unica attività
monetaria in grado di PRESERVARE il VALORE resta necessariamente
l'oro. Non è un investimento in senso proprio, è un
anti-investimento come lo chiama qualcuno, ma rappresenta pur tuttavia
l'unica riserva di valore sicura tra troppi assets destinati a una
perdita di valore.
30 Maggio 2002
Lo staff
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