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La silenziosa risalita del metallo giallo

(21/05/03) Con la risalita del prezzo dell’oro avvenuta nell’ultimo mese si è venuta a creare una situazione alquanto imbarazzante che quasi nessuno, tra i numerosissimi denigratori del metallo giallo, ha ancora avuto il coraggio di affrontare. Abbiamo sempre sostenuto la tesi che la salita del prezzo dell’oro, iniziata due anni fa, fosse spinta e sostenuta, tra i tanti motivi, dalla politica monetaria americana tesa a combattere lo scoppio della bubble ma avente come effetto inevitabile e parallelo una forte diluizione del valore del dollaro. Diluizione che ha trovato chiara conferma sui mercati valutari con la recente forte discesa del dollaro.

Nei primi mesi del 2003, l’apprezzamento dell’oro fino al raggiungimento di nuovi massimi relativi (quasi 390 dollari l’oncia) era stato fatto passare come una semplice e temporanea fuga verso il classico bene rifugio, scatenata ovviamente dai timori e dalle incertezze relative alla guerra in Iraq. In effetti tale strategia di persuasione, tesa appunto a denigrare il vero valore intrinseco del metallo giallo, aveva finito col sollecitare intorno all’oro una certa deteriore speculazione. Prima quella in grado di alimentare la rapida salita verso i massimi di marzo e dopo quella inversa in grado di riportarne il prezzo verso i supporti di lungo termine, i 318 dollari toccati proprio nei giorni di chiusura del conflitto iracheno.

Da quei minimi l’oro è tornato gradualmente a risalire superando oggi i 370 dollari. Da qualche giorno ha cominciato anche a riapprezzarsi anche contro l’euro (superando oggi i 318 euro per oncia) nei confronti del quale era precipitato parallelamente al dollaro tra marzo e aprile (da 350 euro, resistenza storica dal marzo 2001, a poco meno di 300 euro, supporto storico dal settembre 2001) ma nei confronti del quale fino a una decina di giorni fa non aveva ancora mostrato, a differenza della quotazione in dollari, alcun segno di recuperata vivacità.

Vediamo di riassumere l’apprezzamento dell’oro nei confronti delle 4 principali valute mondiali a partire dai minimi registrati tra l’agosto e il settembre 1999. Nei confronti del dollaro è passato dal minimo storico assoluto di 252 (settembre 1999) agli odierni 372 (+46.8%). Nei confronti dell’euro dai 240 (agosto 1999) agli attuali 318 (+32.5%). In termini di yen dai 26688 (settembre 1999) ai 41160 di oggi (+54.2%). Infine contro la sterlina dai 156 (settembre 1999) ai 218 di oggi (+39.7%).

E’ evidente che la salita dell’oro rifletteva, come riflette ancora oggi, una chiarissima debolezza strutturale non solo del dollaro, valuta contro la quale viene principalmente quotato e scambiato nelle piazze mondiali, ma di tutte le principali valute cartacee. Nell’ultimo anno e mezzo l’apprezzamento maggiore dell’oro si è avuto contro il dollaro, verso il quale oggi gode ancora delle maggiori potenzialità (alimentate dalla politica monetaria americana estremamente accomodante) e verso il quale in passato aveva sofferto più a lungo. A differenza delle altre valute, il grafico dell’oro in termini di dollari presenta infatti un doppio minimo realizzatosi nell’aprile 2001.

Nell’ambito del naturale processo di diversificazione dalle riserve in dollari attualmente in corso, pari a circa il 75% di tutte le riserve mondiali valutarie delle banche centrali, l’avversione delle medesime banche centrali per l’oro favorisce indubbiamente, perlomeno nel breve periodo, le altre principali valute cartacee. Se ciò giustifica la debolezza recente del metallo contro l’euro, dotato di forza assoluta sul mercato valutario, i trend rialzisti dell’oro nei confronti di tutte le principali valute mondiali rimangono comunque ben impostati in una ottica di lungo termine.

La debolezza dell’oro in termini di euro si spiega anche con le continue vendite di oro effettuate dalle banche centrali. Ultimamente proprio da quelle europee. In primis la banca della Svizzera e la banca del Portogallo. Come già dimostrato dalla Banca d’Inghilterra, la naturale predisposizione dei banchieri centrali a comprare alto e vendere basso (buy high, sell low, strategia ovviamente perdente) può avere dei risvolti negativi sul prezzo dell’oro nel breve periodo, ma è di ottimo auspicio, e oseremmo dire quasi una garanzia, per il lungo periodo.

E’ normale inoltre che in un ambiente di compiacenza e fiducia, in cui la liquidità sgorga quasi spontanea, le preferenza degli investitori e degli speculatori continuino a indirizzarsi prevalentemente verso asset finanziari e valute cartacee sicuramente più adatte a soddisfare strategie operative di breve medio termine orientate all’ottenimento di profitti rapidi e più elevati.

In base a queste considerazioni e in un’ottica di medio lungo termine l’andamento attuale del prezzo del metallo giallo può ritenersi pertanto piuttosto soddisfacente.

Coerentemente al quadro rappresentato nel nostro secondo articolo di oggi, e coerentemente alle nostre ipotesi di base, rimaniamo convinti che nel lungo periodo la guerra di svalutazione delle valute per ottenere un vantaggio competitivo, continuerà ad eleggere un solo vincitore. O forse due se accanto al metallo giallo vogliamo considerare l’altra moneta storica per eccellenza: l’argento. I dati forniti sopra dimostrano che la prima fase del mercato bull dell’oro è già in corso e che il metallo giallo rappresenta già l’unico vincitore degli ultimi quattro anni. Tuttavia, se nei confronti del dollaro la seconda fase del mercato bull è già cominciata (vedi nostro articolo di dicembre: “l’oro nella seconda fase del mercato bull”), verso le altre valute essa deve ancora iniziare. In altre parole il mercato bull dell’oro può ritenersi ancora giovanissimo.

In questa ottica bisogna anche considerare che, rispetto ai flussi che interessano quotidianamente i mercati finanziari e valutari, il mercato dell’oro è per capitalizzazione veramente piccolo. Se ciò da un lato consente una facile “manipolazione” a coloro che vogliono contenerne il prezzo (come crediamo sia avvenuto negli ultimi 6-7 anni), dall’altro potrebbe favorire un impulso rialzista piuttosto violento e incontenibile nel momento in cui quello che abbiamo definito il buco nero della bolla globale avrà raggiunto la massa critica e avrà manifestato i primi segni di una imminente implosione.

Come ricorda anche Richard Russell, pur essendo salito di oltre il 45% dai minimi del settembre 1999, l’oro

- è ancora sottopesato in qualunque portafoglio,
- dal primo giugno 2003 potrà essere acquistato liberamente da un miliardo di cinesi,
- presto godrà di un EFT (Exhange Traded Fund) sul mercato USA attraverso il quale gli investitori potranno comprare oro in borsa nella stessa maniera con la quale comprano una qualunque delle migliaia di azioni quotate.

Russell aggiunge:

“I want to warn subscribers or I should say direct subscribers' attention to one critical item -- our government wants you to believe that gold is just a commodity like wheat or zinc or hog bellies.
But intelligent and informed people know that gold is a currency.
They know that gold is the only currency that is not someone else's debt.
They know that gold is the only currency with a tangible value.
They know that there is no ultimate risk in holding gold which is why gold alone does not need to pay interest”.

“voglio avvisare i sottoscrittori o, per meglio dire, vorrei dirigere l’attenzione dei sottoscrittori su una questione critica: il nostro governo vuole farvi credere che l’oro sia solo una materia prima come il frumento lo zinco o la pancetta. Ma la gente intelligente e informata sa che l’oro è moneta. Sa che l’oro è la sola moneta che non rappresenta il debito di qualcuno. Sa che l’oro è l’unica moneta con un valore tangibile e intrinseco. Sa che non c’è rischio ultimo nel detenere oro e questo è proprio il motivo per cui esso non ha bisogno di pagare interessi”.

Per concludere, l’ambiente finanziario attuale:

- caratterizzato da tassi ridotti ai minimi storici e quotazioni di borsa ancora su valori elevatissimi in termini di p/e,
- con una guerra in corso tra valute per difendere od ottenere la propria svalutazione competitiva,
- con le principali banche centrali impegnate a inondare i mercati di liquidità per combattere lo spettro perenne della recessione,
- e, infine, con dei mercati finanziari pervasi da un senso di estrema fiducia e massima compiacenza come non si vedeva dal 1999 o forse addirittura dal 1987,

sembra costituire il migliore trampolino di lancio per una definitiva e generalizzata seconda fase del mercato bull dell’oro.

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