| L'oro
ha sfondato ieri la soglia dei 400 dollari sopra la quale non chiudeva
dal febbraio 1996. Nonostante sia stato discreditato sin dal suo
sorgere e qualunque siano gli sviluppi di breve periodo che ne caratterizzeranno
il prossimo andamento, il genuino mercato toro del metallo giallo
ha continuato la sua salita raggiungendo un traguardo molto importante.
E'
un dato di fatto che la salita dell'oro sia stata finora molto irrequieta
e turbolenta. Ed è molto probabile che continuerà a esserlo nel
futuro. Come ricordò tempo fa Richard Russell, è tipico dei mercati
toro genuini, soprattutto nelle loro fasi iniziali, avere movimenti
bruschi di modo che, come in un rodeo, rimangano in sella solo le
mani forti. Proprio quello è accaduto al mercato dell'oro e che
invece da marzo non si è verificato nel caso del mercato azionario.
Stando alle dinamiche di mercato, ai grafici, e ai fondamentali,
il termine di questo mercato toro ancora giovane si preannuncia
molto lontano, sia in termini temporali che di prezzo. Il
superamento dei massimi raggiunti nel 1980 potrebbe rappresentare
solo l'entrata nella terza e ultima fase, quella finale e più speculativa,
in grado di attrarre il pubblico in massa come fece il mercato azionario
negli anni 1998-2000, o come accadde sullo stesso mercato dell'oro
25 anni fa. Tuttavia per le gravi implicazioni economiche che comporterebbe
un valore dell'oro a quei livelli è impossibile oggi azzardare qualunque
tipo di congettura.
E'
quindi normale e in parte fisiologico che in questi due anni lo
scetticismo nei confronti dell'oro si sia mantenuto ben solido al
crescere del prezzo. Per altra parte il merito di tale scetticismo
va sicuramente al costante lavoro di dissuasione svolto della maggioranza
dei media. Largo spazio di notizia tendenzialmente neutrale su ogni
nuovo massimo solo in preparazione di una pubblicità negativa, decisamente
altisonante, in occasione dello storno successivo. Le cause imputabili
sia ai nuovi massimi che agli storni violenti che hanno fatto inevitabilmente
seguito, sono state ricondotte quasi sempre a motivi e fattori superficiali,
talvolta alquanto bizzarri per non dire del tutto ridicoli, che
poco e niente avevano a che vedere con le reali cause a supporto
del trend crescente. Si veda ad esempio, per ultimo, il superamento
temporaneo di quota 400 avvenuto il 26 novembre scorso. A quanto
pare (non ne siamo testimoni) l'episodio venne attribuito da un
network televisivo americano a delle strane esalazioni fumose provenienti
dalla metropolitana di New York!!
Jim
Sinclair, indubbiamente uno dei migliori esperti sul mercato dell'oro,
chiosò
in occasione dell'avvenimento:
"Sappiamo
tutti che la metropolitana di New York emana sempre una puzza un
po' strana, specialmente intorno a mezzogiorno. Se la gente per
pranzo smettesse di mangiare cibo speziato e se i macchinari funzionassero
con energia pulita, quella puzza, probabilmente, sparirebbe all'istante.
Una delle forme più pericolose di terrorismo verbale è oggi quella
dei commenti lava cervello dei nostri maggiori network televisivi.
Evidentemente come causa principale della salita del prezzo dell'oro
non era lecito e appropriato menzionare il massiccio bombardamento
avvenuto oggi contro il dollaro sui mercati valutari ."
I
nostri complimenti a Jim Sinclair,
sia per questa feroce ironia che, soprattutto, per il suo ottimo
lavoro di analisi, svolto e gratuitamente pubblicato sul suo sito
a delucidazione delle reali dinamiche che interessano il mercato
dell'oro.
Tornando
all'analisi del prezzo dell'oro, a febbraio 2002 avevamo fatto notare
il trend rialzista già in corso. A dicembre 2002 invece avevamo
detto che il mercato era entrato nella seconda fase di quel trend.
Tuttavia,
questa seconda fase ha trovato finora espressione e limite solo
nel prezzo espresso in dollari. In effetti, il prezzo dell'oro espresso
nelle altre valute principali giace ancora nella sua prima fase
di accumulazione. La salita in termini di dollari, infatti, è andata
nell'ultimo anno e mezzo più o meno di pari passo con l'apprezzamento
delle principal valute mondiali.
A
questo comportamento corrisponde evidentemente una considerazione
e preferenza monetaria dell'oro rispetto al dollaro non inferiore
di quella che ha interessato le altre principali valute cartacee.
Non solo, la tendenza generale che sembra mostrare il recente andamento
fa presupporre una prossima entrata nella seconda fase anche in
termini delle altre valute. Si veda a tal proposito, per una visualizzazione
dei singoli grafici, l'articolo: "Has
the True Gold Bull Begun & the Coming World Currency Crisis".
Del
resto una salita del prezzo dell'oro anche in termini delle altre
valute sembrerebbe essere una conseguenze piuttosto logica e crediamo
inevitabile. Quella in atto è una svalutazione del dollaro a danno
delle esportazioni degli altri paesi. Tuttavia gli squilibri in
essere rappresentati dalla già pesante accumulazione di dollari
e bond in mano straniera (siamo a oltre 1 trilione di dollari) non
possono essere liquidati a favore delle altre valute, pena un ulteriore
indebolimento del dollaro. Una situazione senza soluzione in cui
l'oro rappresenta l'unica via di fuga neutrale. Nel veloce processo
di disinvestimento dal dollaro, l'unica maniera per smobilizzare
dollari senza causare l'apprezzamento di altre valute è proprio
l'acquisto di oro, la moneta di tutti e di nessuno. Il problema
è che in tal caso una salita dell'oro in termini assoluti comincerebbe
a rivestire un valore segnaletico non trascurabile.
Il
titolo dell'articolo sopra citato è a tal proposito sufficientemente
significativo. La salita dell'oro, infatti, oltre a segnalare una
politica monetaria americana estremamente accomodante, a scontare
crescenti aspettative inflazionistiche e a misurare come un qualunque
altro indice o altra cartamoneta la forte discesa del dollaro sui
mercati valutari, porta con sé significati molto più profondi (di
queste semplici e tutto sommato ingenue deduzioni) che potrebbero
presto trovare seguito e conferma nelle dinamiche economiche.
Nel
momento in cui la seconda fase si estendesse anche alle altre valute
principali, euro, pound e yen, il verdetto del mercato sarebbe chiaro:
il prezzo dell'oro starebbe segnalando l'eventualità di una crisi
del sistema monetario mondiale basato sul dollaro e, per immediata
estensione, l'eventualità di una crisi economica globale, dalle
conseguenze difficilmente inimmaginabili. E' forse questo il motivo
per cui le posizioni dei Commercial sull'oro (secondo Jim Sinclair,
sei grosse banche di investimento) sono ostinatamente corte (short,
posizionate al ribasso) e continuano ad essere in errore da oltre
due anni. Queste posizioni corte perseguono, a nostro avviso l'obiettivo
di circoscrivere l'importante valore segnaletico che le pressioni
di mercato, esercitate dagli enormi squilibri in essere, tendono
tradizionalmente a trasmettere al prezzo dell'oro. La manifestazione
di tale valore segnaletico sarebbe sicuramente poco gradita agli
ingegneri economici, in quanto minerebbe quella apparente stabilità
monetaria ed economica, da lungo tempo perduta, ottenuta oramai
solo tramite la corruzione delle spontanee dinamiche di mercato..
Tuttavia,
l'andamento dell'oro negli ultimi due anni e mezzo ha ben mostrato
come il lavoro di compressione del prezzo dell'oro, che aveva avuto
sortito un ottimo successo nella secondà metà degli
anni novanta, stia riscontrando da due anni a questa parte crescenti
difficoltà. Come dimostrano anche i dati relativi agli open
interest sul mercato dei derivati, alle mani forti che accumulano
oro sul mercato del fisico si è affiancata ultimamente una
consistente speculazione rialzista sul mercato dei futures, come
se quest'ultima avesse subodorato una facile e ghiotta opportunità
di guadagno. Basti ricordare per analogia gli episodi relativi alla
lira e alla sterlina del 1992.
Il
fallimento definitivo ed eventuale di questa ostinata difesa del
dollaro dal prezzo dell'oro darebbe luogo a sviluppi sicuramente
interessanti. Proviamo ad abbozzare quello che potrebbe essere il
principio di uno degli scenari plausibili.
Ricordiamo
come ai primi di giugno avesse ben poco senso che il mercato dei
bond salisse verso nuovi record parallelamente a quello azionario.
Uno dei due si stava clamorosamente sbagliando. Considerata la gran
confusione e speculazione che da diversi anni la FED alimenta sui
mercati finanziari, non era certo un episodio di cui stupirsi. Per
noi, si sbagliavano entrambi, ma mentre la corsa del mercato azionario
poteva ancora trovare sostegno grazie a ragioni ben precise (le
ondate di liquidità della FED) quella dei bond aveva raggiunto eccessi
difficilmente sostenibili. Il crollo di luglio proclamò come perdente
il mercato obbligazionario e risparmiò quello azionario. In quella
caduta quest'ultimo trovò anzi motivi di conferma per la ripresa
che in effetti si è materializzata quantitativamente (benchè
a nostro avviso non qualitativamente) nei dati dell'ultimo trimestre.
E ancora oggi le borse mantengono gli attuali livelli più per l'effetto
di un intenso vortice speculativo, analogo e forse non inferiore
a quello che caratterizzò le borse tra il 1999 e l'inizio del 2000,
che non per altre ragioni logicamente convincenti.
Oggi
la stessa incongruenza è ravvisabile considerando l'andamento dell'oro,
e più in generale anche quello delle commodities, rispetto all'andamento
dei bond e dell'azionario. Non ha infatti molto senso che il dollaro
continui a scendere a beneficio sia del mercato obbligazionario
che di quello azionario.
Il
mercato dei bond ha consolidato dopo la caduta di luglio, sostenuto
dagli interventi verbali degli ingegneri economici della FED che
con la promessa di mantenere tassi bassi continuano ad alimentare
i flussi di liquidità e a favorire le strategie di "carry trade"
a sostegno dei tassi di lungo termine. Tuttavia tale strategia è
suscettibile di perdere quanto prima quella credibilità ricostruita
dopo la fase di sfiducia di luglio, proprio a causa della forte
pressione esercitata sia dal mercato azionario e, ancor più, dall'andamento
dei prezzi delle commodities.
In
questo momento, quindi, il mercato dei bond rimane, a nostro avviso,
il più vulnerabile. Un secondo shock della stessa intensità di quello
di luglio non è affatto da escludersi. A favore di questa ipotesi,
si prendano in considerazione anche i dati più recenti che hanno
visto un graduale ritiro degli investitori stranieri dai bond americani.
Uno shock del genere avrebbe conseguenze quasi immediate non solo
sui bond di altre aree geografiche, ma anche sulle borse. Così come
avvenne nel 1987 una ulteriore gamba rialzista dei tassi potrebbe
facilmente contribuire a sgonfiare in maniera brusca e altrettanto
traumatica la minibolla azionaria in formazione da diversi mesi.
La
ripresa, o mini boom, del quale non abbiamo osato mettere in discussione
gli aspetti quantitativi, è infatti riconducibile ancora una volta,
alla pari del boom degli anni novanta, al ciclo economico di boom
and bust sviluppato dalla teoria economica Austriaca: espansione
monetaria e creditizia che crea un boom non sostenibile caratterizzato
da malinvestments, squilibri, e distorsioni nella struttura produttiva
e nei processi economici. Inevitabilmente
il mercato richiederà una nuova correzione, il bust, e questa volta
troverà la FED e le altre autorità preposte all'intervenzionismo
economico senza più la vasta gamma di strumenti che avevano a disposizione
nel 2000.
Un'ulteriore
complicazione, purtroppo, è data dal fatto che i nuovi squilibri
creati di recente si sono sommati, e potremmo anche dire moltiplicati,
a quelli già in essere tre anni fa. Come più volte ripetuto quegli
squilibri non hanno avuto modo di essere riassorbiti dalle dinamiche
del libero mercato proprio a causa dell'intervento di quella che
riteniamo essere la peggiore amministrazione della FED di tutti
i tempi. Nel corso di questi tre anni il cuore di tali squilibri
si è gradualmente e pericolosamente concentrato proprio in quella
istituzione basilare del processo economico che è costituita dalla
moneta. E il discorso di Ron Paul da noi tradotto
tempo fa non poteva essere a tal proposito più chiaro e illuminante:
"La
moneta é una questione morale, economica e politica. Poiché l'unità
monetaria stabilisce qualsiasi transazione economica, dai salari
ai prezzi, dalle tasse ai tassi di interesse, é estremamente importante
che il suo valore venga stabilito in modo onesto dal mercato senza
che banchieri, governi, politici o la Federal Reserve manipolino
il suo valore al fine di servire interessi particolari".
Proprio
quello che purtroppo è accaduto negli ultimi decenni. Il messaggio
che porta con sè il valore segnaletico incorporato nel prezzo
dell'oro sta cercando di dirci questo e niente altro. I banchieri
centrali naturalmente non ascoltano e continuano a vendere le loro
riserve laddove l'unica via di scampo dalla crisi sarebbe, forse,
ricostituirle. Prima che sia troppo tardi.
Lo
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