Austrian Economics
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Favolose materie prime

(8/03/04) E' con le seguenti parole, precise ed efficaci, che inizia l'ultimo eccellente articolo di Adam Hamilton dal titolo "Commodities Bull Breakout!":

"Believe it or not, one of the most amazing market developments in decades has just transpired!"

"Che ci crediate o meno, sui mercati ha appena avuto luogo uno degli sviluppi più incredibili delle ultime decadi "

Riprendiamo il suo stesso grafico, e vediamo a cosa si riferisce:

Indice CRB (comprensivo di 17 materie prime), 1956-2004

Come risulta ben visibile a qualunque occhio umano che non sia quello di un banchiere centrale o di un addetto alle statistiche governative, in questi primi due mesi del 2004 l'indice delle commodities ha rotto al rialzo un canale laterale durato oltre venti anni.

Un avvenimento straordinario che avrebbe meritato fiumi di inchiostro, pagine intere, colonne e colonne nei giornali finanziari e non finanziari di tutto il mondo. Un avvenimento degno di un piccolo spazio persino nei quotidiani sportivi, nelle riviste di moda femminile, finanche in quelle pornografiche. Invece l'evento viene ancora ignorato dal 99,9% periodico della popolazione mondiale. O meglio, esso viene ancora abilmente e prudenzialmente occultato alle masse.

Rileggiamo le godibilissime parole di Hamilton, tratte dallo stesso pezzo, sull'evento storico che trentatré anni fa scatenò la più sorprendente svalutazione monetaria della storia contemporanea:

"Nell'agosto del 1971 Richard Nixon, il peggior presidente della storia degli Stati Uniti dopo l'innominabile dittatore socialista anti-americano Franklin Roosevelt, decise di distruggere l'ultimo brandello di credibilità del sistema monetario americano per vantaggi politici di breve termine. Nixon e suoi vecchi amici vennero meno alle solenni promesse degli Stati Uniti che permettevano ai governi stranieri di cambiare, su richiesta, i loro dollari di carta in oro".

Non solo quell'infausto avvenimento (foto sopra) scatenò l'inflazione degli anni settanta che relegò nell'immondezzaio della storia del pensiero economico tante teorie keynesiane socialiste (purtroppo la stessa sorte non è toccata alle loro applicazioni pratiche!), ma da allora, non esiste più nessun vincolo, nessun limite, niente in grado di mettere un freno all'avidità (una debolezza umana, in fondo, ma proprio per questa ragione era necessario mantenere quel vincolo!!) di chi arbitrariamente gestisce, manipola e garantisce il denaro di carta.

Il denaro sonante non aveva mai avuto bisogno di qualcuno o qualcosa predisposto alla sua salvaguardia. La natura e il corso della storia avevano pensato quasi a tutto. Una materia prima, scarsa e pregiata, sorta spontaneamente come mezzo di scambio solido e incorruttibile, accettata da tutti gli agenti economici senza limiti di spazio e tempo.

Nessuno a decretarne la legalità. Nessun bisogno di stabilirne a tavolino il valore. O la quantità più opportuna per favorire una armoniosa crescita economica. Soprattutto, nessunissima necessità di ricorrere a delle assurde ricette per mantenerne stabile (quale assurda contraddizione di termini!) il suo valore. Laddove la natura aveva fornito la materia prima più adatta, la valorizzazione soggettiva del denaro da parte degli agenti economici, mossi costantemente nel loro agire da una innata creatività imprenditoriale, aveva fatto il resto. Tutto ciò fino all'inizio del secolo e poi in misura sempre più debole fino a quel giorno risolutivo di 33 anni fa.

Quindi un decennio di forte confusione economica e successivamente una nuova forma di controllo sul denaro ancora più subdola. Fino ad oggi. Tuttavia, le parole dei burocrati pseudo-liberisti che governano le economie sempre più socialiste del nostro mondo occidentale sono sul punto di essere ridicolizzate dalle incontenibili forze del libero mercato (o perlomeno di quel poco che del libero mercato è rimasto).

Finalmente, i prezzi delle materie prime hanno cominciato a reagire con prepotenza di fronte al peggior processo inflazionistico di tutti i tempi: quello degli ultimi 10 anni e, in particolar modo, quello degli ultimi tre.

Questo processo, che ci sta regalando gli ultimi scampoli di una ricchezza in gran parte illusoria e contabile, è inevitabilmente destinato a un tragico fallimento. Si è realizzato, e continua a relizzarsi, infatti, a spese di un grave "dis-coordinamento" degli agenti economici che ha pochi precedenti nella storia dell'umanità.

La rottura al rialzo di quel canale laterale, rappresenta quindi un avvenimento, come dice Hamilton, straordinario e incredibile. E non solo dal suo punto di vista, ovvero dal punto di vista di tutti coloro che hanno saputo interpretare correttamente lo sviluppo delle dinamiche inflazionistiche degli ultimi anni (si veda a tal proposito il nostro pezzo del 9/9/02) e approfittare del rialzo dei prezzi delle materie prime.

Si tratta di un avvenimento altrettanto straordinario e incredibile, ma dalle conseguenze niente affatto benevole, anche per tutti coloro che continuano a essere tenuti all'oscuro delle dinamiche inflazionistiche in corso da diversi anni.

Coerentemente alle analisi della teoria economica Austriaca, ciò che si nasconde dietro i ripetuti interventi istituzionali nei processi economici, che fanno leva principalmente sull'espansione del debito e del credito, è un effettivo impoverimento della società e delle economie occidentali. Quando tale impoverimento, a nostro avviso già palpabile, si manifesterà in tutte le sue peggiori conseguenze, i più colpiti saranno coloro che hanno ricevuto e continuano a ricevere per ultimi la nuova moneta creata dal nulla.

Per contro, di fronte a questa chiara interpretazione dei processi economici offerta dalla Scuola Austriaca, si continua paradossalmente a parlare di fiammate speculative sulle materie prime. Continua a ripetersi, cioè, in maniera quasi ridicola, una diffusa (e diremmo deliberata) incomprensione dei movimenti che interessano le materie prime.

In particolare si osserva un particolare accanimento nei confronti di due di esse. Da un lato nei confronti di quella che è in grado di colpire più velocemente il potere di acquisto del normale consumatore (il petrolio) e dall'altro lato nei confronti di quella che mina alle basi la credibilità dell'intero processo inflazionistico promosso dalle banche centrali di tutto il mondo (l'oro), sull'impulso primario realizzato dalla banca centrale americana e di sponda dalla banca centrale giapponese

Tuttavia, se la teoria economica Austriaca in grado di spiegare i cicli economici può risultare a molti estranea, il grafico di cui sopra non lascia dubbi. A prescindere da valutazioni soggettive, esso mette in risalto una evidenza oggettiva indubbiamente straordinaria. L'indice, dopo la rottura al rialzo di questi primi due mesi del 2004, ha fatto registrare il terzo massimo storico di tutti i tempi ed è destinato, nel giro di qualche anno, a raggiungere e superare le vette del lontano 1980.

Alla luce di ciò, chiunque avesse la voglia di riempirsi la bocca con parole quali fiammate speculative, irrazionale rialzo, deviazione dei prezzi dai fondamentali, situazione anomala, farebbe meglio a lasciare perdere i prezzi delle materie prime. Dovrebbe invece rivolgersi in un'altra direzione e pescare a piacere nell'ampia gamma di indici azionari, obbligazionari e immobiliari.

I prezzi delle materie prime andrebbero invece guardati con un senso di profondo rispetto ed enorme gratitudine in quanto:

- finalmente stanno portando alla luce il processo inflazionistico in corso perpetrato a spese dei soggetti economici più deboli;

- finalmente stanno segnalando che qualcuno si è stancato di accettare carta colorata riprodotta a volontà (lo stesso identico atto di riproduzione commesso da un privato viene condannato come reato di contraffazione) in cambio di risorse naturali, per definizioni scarse;

- finalmente stanno incrinando le mura, sostenute da baluardi sempre più artificiali, di un pervasivo e pericoloso oscurantismo;

- potrebbero finalmente riuscire a smascherare, e speriamo una volta per tutte, i più grossi errori teorici e pratici mai compiuti nel campo delle scienze economiche rispettivamente dalla gran parte degli economisti e dalla quasi totalità degli ingegneri economici.

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