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Nella seconda fase del Gold Bull


(16/10/05) Nonostante il 99,99% della gente non se ne sia ancora reso conto, distratta nelle pagine economiche da tanto inutile rumore quotidiano, l'oro è entrato da qualche mese nella sua seconda fase del mercato bull. La prima la segnalammo già nel lontano febbraio 2002 con un articolo ancora presente in fondo alla home page. La seconda è cominciata con la rottura di quota 350 euro l'oncia e la quasi contemporanea rottura di vecchie storiche resistenze in termini di altre valute. Naturalmente stiamo seguendo l'evento da vicino sul forum aperto ad agosto.

Da giugno l'oro ha mostrato segni inequivocabili di “decoupling” con il dollaro. Capita in giornate come quella di venerdì di vedere l'euro al rialzo e l'oro al ribasso. Da una correlazione positiva tra oro euro di quasi il 90% siamo passati a giornate di correlazione spesso negativa. Ciò che rimane significativo è che dopo la rottura e rintracciamento a 350 euri, che ha dato una ultima opportunità ai miscredenti europei di acquistare a prezzi da straccio qualche lingotto, il prezzo è infatti volato raggiungendo quasi 400 euro, mentre al contempo raggiungeva nuovi massimi verso dollaro e altre valute. Adam Hamilton dedica il suo pezzo di venerdì 14 ottobre proprio a questa nuova fase del mercato bull aprendo l'articolo con le seguenti parole:

Gold prices are rising around the world in all major currencies.  This is a telltale sign of a Stage Two gold bull where gold decouples from the US dollar”.

Purtroppo negli ultimi anni al pubblico è stato fatto credere che la salita dell'oro fosse un problema legato esclusivamente al dollaro. I nuovi eventi lo negano. Il problema riguarda tutte le fiat currencies del pianeta e i loro irresponsabili gestori, e questo fintantoché la comunella dei banchieri centrali, che passa sotto il nome di cooperazione monetaria internazionale, non avrà termine. Ciò avverrà presto o tardi o per iniziativa di una singola parte (si pensi a una Cina che per assurdo decida di tornare a una convertibilità aurifera 100%) o ancora peggio a causa della perdita definitiva del controllo di tutte le parti ancora in comunella tra di loro sulle forze del mercato.

Come Mises scrive a pagina 476 dell'Azione Umana: "Ciò che i governi chiamano cooperazione monetaria internazionale altro non è che azione concertata per favorire l'espansione del credito". E l'espansione del credito per sostenere crescite economiche insostenibili è la causa prima e ultima di ogni problema economico finanziario.

Tornando all'oro, i più avveduti hanno già comprato sotto 400 dollari e sotto 350 euri. In questa seconda fase interverrà anche una domanda istituzionale. Il largo pubblico invece rimarrà ancora ignorante degli sviluppi in corso. Alcuni non potranno fare a meno di notare la salita che da qualche tempo fa notizia anche sulle testate economiche più importanti in titoli come "oro sui massimi degli ultimi 18 anni", tuttavia saranno subito sollevati da ogni pratico interesse grazie a commenti e spiegazioni di opinionisti che poco o niente hanno capito di ciò che sottosta il rialzo del metallo. Soprattutto si vedranno articoli che con maggior clamore proclameranno la fine del mercato bull ad ogni caduta del prezzo di qualche decina di dollari o di euri. E di questi episodi ne vedremo molti, la seconda fase infatti sarà caratterizzata da una maggiore volatilità della prima.

Nella terza fase, che comincerà probabilmente con un prezzo dell'oro ben maggiore dei massimi raggiunti nel 1980 (850$ l'oncia), il pubblico innervosito anche da sviluppi paralleli poco felici sugli asset finanziari, comincerà a entrare nel panico e a inseguire il prezzo dell'oro spingendolo verso massimi oggi inimmaginabili. A differenza del 1980, è possibile che questa volta i banchieri centrali vengano travolti dalla forza dei mercati. Gli squilibri economici da loro causati in 25 anni di malgoverno assoluto sull'economia sono infatti di gran lunga superiori a quelli presenti nei lontani anni settanta.

In ogni caso, quali possano essere questi massimi è ancora presto per dirlo. Vale comunque la pena gettare qualche numero che faccia senso e dia una idea di ciò che ci aspetta negli anni futuri. Innazitutto il massimo del lontano 1980, 850$, aggiornato per l'aumento dei prezzi di questi ultimi 25 anni, che diventa circa 2000$. Quindi i moltiplicatori 3.5 e 5 tenendo conto rispettivamente dell'aumento della M1 e della M3 americana dal 1980 a oggi. I numeri che escono in questo caso sono 3000$ e 4250$.

Si possono anche azzardare dei calcoli tenendo conto della potenziale domanda di metallo, come hanno fatto gli analisti di Sprott Asset Management. Alcuni consulenti suggeriscono infatti da qualche tempo una diversificazione del portafoglio con una allocazione minima in oro del 5-10%. La domanda tuttavia che ci si deve porre è la seguente: è possibile che ciascuno possa investire il 5-10% del proprio portafoglio in oro? A quanto equivarrebbe la potenziale domanda che cercherebbe di soddisfare questa minima allocation? Il totale nominale di azioni, obbligazioni e depositi mondiale pare che sia rispettivamente pari a 30 trilioni, 60 trilioni e 40 trilioni. Totale di 130 trilioni. Il 5% corrisponde a 6.5 trilioni, il 10% a 13 trilioni.

Una domanda che deve scontrarsi quindi con una capitalizzazione del settore aurifero di neanche 100 miliardi, e una capitalizzazione attuale di tutto l'oro in circolazione estratto dalla terra dall'inizio dei tempi di circa 2 trilioni, dei quali forse neanche la metà sono disponibili fisicamente a meno che non si decida di fondere anche collanine e orologi. Prendendo una allocazione del 7.5% escono circa 10 trilioni. Proiezione di un dieci volte dai livelli di oggi, 4700$. Tutto ciò tenendo ferma la capitalizzazione di borse e obbligazioni. Nello scenario in cui questi asset dovessero perdere un 50% dagli attuali valori, verrebbe invece fuori una proiezione di circa 3000$. Comunque si rigirino i numeri, parliamo sempre di quattro cifre. La vera incognita, come ha sottolineato più volte anche il CEO di Newmont Mining, resta nella prima di quelle quattro cifre.

Francesco C.
 
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