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General Electric: Down the slope of hopes

Dopo i problemi che nella scorsa ottava hanno riguardato
IBM e Cisco giovedì è arrivato il momento di un reality
check anche per General Electric. L'impatto è stato tremendo.
Giovedì GE ha chiuso con una perdita del -9.27%.
Come viene fatto notare in un articolo
di Fall Street negli ultimi 40 anni sono state due le sessioni in
cui GE ha chiuso con una perdita di oltre il 10%:
- il 19 ottobre 1987 (-17.48%) e
- il 17 settembre 2001 (-10.69%).
Altrettanto rari gli apprezzamenti di oltre il 10%,
e non a caso a recupero quasi immediato di quelle perdite:
- il 21 ottobre 1987 (+11.4%) e
- il 24 settembre 2001 (+12.4%).
A differenza di quelle due sessioni, però,
il crollo di giovedì non è stato causato da una giornata
drammatica per l'intero listino, bensì dall'annuncio degli
earnings del I trimestre 2002, in declino per la prima volta negli
ultimi 7 anni. La diversità di motivazioni a base del crollo
potrebbe precludere al titolo un immediato e vigoroso rimbalzo,
lasciando i bargain hunters (i cacciatori di titoli a prezzi da
saldo) che hanno comprato sui minimi della settimana con un titolo
in portafoglio a prezzi tutt'altro che da affare dell'anno.
A fare la differenza nella dichiarazione degli utili
sono stati i nuovi criteri contabili e in particolar modo la nuova
regola 142, introdotta a partire da gennaio 2002 dal Financial Accounting
Standards Board (FASB), che ha cambiato il metodo di valutazione
dei cosiddetti GOODWILL e degli altri asset intangibili.
Anzi che considerare queste voci ammortizzabili nel tempo, la nuova
FASB Rule 142 prevede che la differenza tra il valore contabile
e quello stimato come il fair value* attuale degli assets sia da
stornare (write down) in una volta sola e integralmente.
Per General Electric quella differenza si è
rivelata pari a circa 1B pesando indiscutibilmente sugli utili:
2.5B contro i 3.5 considerati escludendo lo storno dei goodwill,
quelle voci di bilancio che registrano il valore delle acquisizioni.
Evidentemente GE aveva fagocitato società
a prezzi che nel tempo si sono rivelati essere maggiori del fair
value attuale. Solo nel I trimestre 2002 il controvalore delle acquisizioni
realizzate da GE era stato pari a 2.3 B.
Fa parte della strategia di crescita di GE aumentare le proprie
revenues e i propri profitti tramite un elevato numero acquisizioni.
La stessa strategia seguita intensivamente da Cisco fino al 2000.
Peccato che quelle acquisizioni si stiano rivelando
alquanto care e che per la nuova regola 142 vadano adesso riconosciute
in bilancio. L'ammontare globale dei goodwill che andranno stornati
nel corso del 2002 dai bilanci dell'insieme delle società
americane sembra essere, secondo alcune stime, pari a 1 T di dollari.
Una cifra impressionante che parla chiaro su un trasferimento di
ricchezza a favore delle società acquisite (di cui sarebbe
interessante scoprire a fondo le motivazioni reali) i cui costi
(leggi: la distruzione di ricchezza) stanno ricadendo adesso sulle
società acquirenti e sugli investitori.
Coloro che fino a poco tempo fa si rallegravano di
quelle politiche di crescita che avevano come effetto immediato
e "apparente" l'aumento del prezzo di borsa, possono cominciare
a preoccuparsi seriamente dei perché e delle conseguenze
"reali" di quello che si sta rivelando essere stato uno
spreco enorme di risorse.
Anzi che vendere le proprie azioni come gli insider
protagonisti di quella famelica politica di crescita questi stessi
investitori, supportati da previsioni troppo ottimistiche sul corso
futuro dell'economia, si sono arrampicati fino a ieri a delle vane
speranze di immunità giustificate dalla posizione di leadership
del proprio titolo, pur in un momento di difficoltà che,
comunque lo si definisca, ha visto i profitti societari subire il
peggior crollo del dopoguerra.
Vane speranze soprattutto nel caso di GE, una società-pachiderma
i cui ricavi rappresentano l'1% del GDP dell'intera nazione, e il
cui p/e sconta invece ritmi di crescita caratteristici di una società
in pieno sviluppo, piuttosto che quelli di una società entrata
chiaramente in una fase di consolidamento e maturazione.
Se i profitti di GE, escluso il write down dei goodwill
hanno incontrato le previsioni degli analisti, i ricavi hanno infatti
deluso le aspettative: 30.52 B contro i 32.68 attesi, coerentemente
a quel preoccupante scenario recessivo da noi attentamente esaminato
e negato invece da un coro di voci, giorno dopo giorno sempre più
incerto e stonato.
Per la prima volta nella sua storia la GE terrà
una conferenza per discutere gli earnings trimestrali in modo da
fornire agli investitori maggiori informazioni. In attesa di ricevere
ulteriori chiarimenti possiamo notare che:
- la crescita e anche il mantenimento degli utili
attuali di GE è strettamente dipendente dal finanziamento
a breve termine (117 B a fine 2001 in carta commerciale e altri
44 B di debiti a breve), già messo sotto
accusa da Bill Gross proprio di recente. Qualora i tassi a breve
dovessero tornare a salire, le difficoltà nel ricorso al
finanziamento a breve e soprattutto l'aumento dei costi per l'approvvigionamento
alternativo di quei capitali potrebbero minacciare seriamente gli
utili attuali. Non è un caso che GE abbia cominciato a raccogliere
soldi tramite carta più lunga e più costosa (vedi
l'emissione di poche settimane fa pari a 11 B di dollari, e divisa
in scadenze pari a 3, 5 e 30 anni).;
- General Electric nonostante l'elevatissimo indebitamento
mantiene un rating di altissima affidabilità (del resto lo
aveva anche Enron ai tempi d'oro). Un deterioramento delle condizioni
finanziarie per effetto della crisi economica potrebbe portare a
un downgrade di quel debito con conseguente innalzamento dei costi
di finanziamento;
- le stime di GE per gli earnings 2002 ammontano
a 1.66-1.67 dollari per azione. Dopo lo scrollone di giovedì,
queste stime lasciano il p/e di GE pur sempre intorno a 20. Un valore
ancora troppo alto e letale per il prezzo dell'azione nel caso quelle
stime continuassero a rivelarsi anche nei prossimi trimestri, come
temiamo, troppo ottimistiche.
- la perdita di capitalizzazione di GE nella
sola giornata di giovedì ammonta a circa 34 B di dollari.
Unita ai quasi 15 persi da IBM e 10 di Cisco fa un totale di 60
B di dollari polverizzatisi in una settimana dai portafogli degli
investitori. Un peso superiore al crollo del prezzo di Enron dai
massimi fino ai pochi centesimi attuali. Quasi due volte la capitalizzazione
totale del settore legato alla produzione di oro.
*The FASB defines fair value as the amount at which
a reporting unit could be bought or sold in a current transaction
between willing parties, that is, other than in a forced or liquidation
sale.
13 Aprile 2002
Lo staff
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