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Teoria del monopolio e caso Microsoft

(28/3/04) Le eventuali contestazioni relative all'articolo di Carlo Lottieri, segnalato nell'intervento "Microsoft e Monopoli" dei nostri quaderni, sono a nostro avviso plausibili solo con riferimento ad alcune imprecisioni. Ad esempio, negli USA ci sono state azioni legali intentate contro la Microsoft anche da parte dei consumatori. Tuttavia, che queste azioni legali abbiano avuto successo o meno non toglie né aggiunge una virgola alla validità dei principi economici sviluppati intorno alla teoria del monopolio da Rothbard e dalla Scuola Austriaca e implicitamente contenuti nel pezzo di Lottieri.

Dal punto di vista economico coerente con l'analisi della Scuola Austriaca non possiamo, pertanto, che riaffermare come la questione del monopolio rappresenti in realtà una non-questione legata quasi esclusivamente alla distorsione dei concetti e alla cattiva interpretazione dei processi economici operate dall'analisi e dalla teoria neoclassica. Secondo questo punto di vista, tutta la vicenda Microsoft è il frutto di un intervenzionismo istituzionale capace di causare molti danni e pochi benefici.

In un mercato libero, privo dell'intervento dello Stato, non esistono monopoli. In tal ambito, tutte le commissioni Antitrust sono prive di fondamento. Detto con altre parole, in un mercato libero, le commissioni Antitrust non esisterebbero perché non avrebbero alcun ruolo né potrebbero svolgere alcuna funzione economicamente significativa. In un mercato non libero come quello attuale, l'unico ruolo delle commissioni Antitrust sarebbe quello di restringere o eliminare i privilegi statali che danno luogo ai monopoli legali. Ma ciò non rappresenta altro che un'inutile macchinazione a spese del contribuente. Qual'è infatti il senso di concedere dei privilegi da una parte e di istituire una commissione Antitrust per restringerli o eliminarli dall'altra? La risposta più ovvia è: fare pagare al tartassato una doppia imposta: da una parte l'inefficienza del prodotto e del servizio fornito dal monopolista legale e dall'altro i costi per mantenere il funzionamento burocratico della commissione Antitrust.

Ma torniamo al caso Microsoft. La Microsoft, come ricorda Lottieri attraverso le parole di Ricossa, non rappresenta un monopolio legale, ottenuto per concessione di un privilegio. Rappresenta invece una posizione dominante, transitoria e contingente, esercitata in virtù di un diritto di proprietà sulle proprie opere intellettuali. Posizione monopolistica se vogliamo affermare, ma solo nell'accezione di unico produttore di un particolare bene (il che, nel caso della Microsoft, non è neanche vero). Nello stessa accezione ognuno di noi è monopolista di se stesso, del proprio lavoro, del proprio prodotto manuale o intellettuale che sia.

La Microsoft ha sviluppato dei codici sui quali ha costruito il proprio software, sono di sua proprietà e ogni aggressione contro la proprietà di questi codici dovrebbe rappresentare, secondo i principi tradizionali del diritto, un'aggressione illegittima contro il diritto di proprietà.

"Chiedere alla Microsoft di regalare il codice ai suoi concorrenti non è economicamente o giuridicamente sensato ", scrivono Mingardi e Zanetto nel loro paper. E continuano: "...La libertà del grande chef di tener per sé le sue ricette. Se si prova a forzare quella cassaforte (in un sistema economico come il nostro, che non ammette altre tutele dei medesimi diritti), il risultato è prevedibile: forse nel breve periodo si avrebbero torte migliori per tutti, ma sul lungo termine si perderebbe l'incentivo a sperimentare nuovi ingredienti, più ardite combinazioni, per attirare clienti nel proprio ristorante. Fuor di metafora: meno innovazione. E solo in Europa, naturalmente ".

Nessuno può obbligare il consumatore a comprare o utilizzare un determinato prodotto. Il consumatore nelle sue scelte è sovrano (motivo per cui abbiamo anche tenuto a ricordare il prezioso libello di Bruno Leoni "La Sovranità del Consumatore") e un'azione legale dei consumatori contro un monopolio che non sia un monopolio 'legale' è del tutto inconsistente. Manca di consistenza economica e giuridica. Dire che la Microsoft impone i propri prodotti (a danno del consumatore) facendo leva sulla propria piattaforma operativa è una cosa priva di senso. Più ragionevolmente si potrebbe dire che il consumatore in questo particolare momento storico non trova sul mercato alcun altro fornitore in grado di soddisfare meglio le sue esigenze. Ma non perché Microsoft faccia abuso della sua posizione dominante, semplicemente perché ancora nessuno è riuscito a trovare il modo 'legittimo' di penetrare con successo nel mercato della Microsoft. Ma non c'è dubbio che sul mercato emergerà, presto o tardi, qualche concorrente in grado di privare la Microsoft di questa posizione dominante, migliorando o la piattaforma operativa che ha avuto così tanto successo, o i prodotti che girano su di essa. Sempre più persone ad esempio preferiscono utilizzare altri mediaplayer o altri browser (si vedano ad esempio i due prodotti, peraltro, gratuiti AvantBrowser e MyIE2).

Microsoft ha dei margini incredibili, è difficile trovare un'altra azienda che goda di tali margini operativi. Di fatto, non c'è incentivo migliore per stimolare la concorrenza che l'esistenza di questi ampi margini di profitto. Essi, nell'ambito di un mercato libero, rappresentano una garanzia: la posizione dominante della Microsoft è destinata a sparire. Può preservarsi in un intervallo temporale più o meno esteso. Tali margini attraggono la concorrenza come il sangue attrae gli squali. Ciò che separa la Microsoft dalla perdita della propria posizione dominante è quindi riconducibile a una mera questione di tempo. Qualcuno presto o tardi riuscirà a trovare la soluzione per sottrarre alla Microsoft, in maniera legittima, parte di questi margini. Non c'è bisogno, a nostro avviso, e come insegna la teoria Austriaca, di alcuna commissione Antitrust. A risolvere il problema sono sempre sufficienti l'ingegno umano e il libero mercato. Forse saranno necessari altri due, tre, dieci anni, per scalzare questa posizione dominante. Non lo possiamo sapere. Dipende solo da chi è attratto dai quei margini di profitto e dalle sue capacità di sfruttare la propria creatività per penetrare legittimamente nel mercato della Microsoft e demolirne la posizione dominante.

Fino ad allora, la Microsoft ha diritto alla difesa dei propri copyrights e della propria opera intellettuale. Non c'è nessun abuso nel godimento di questi diritti di proprietà. C'è solo stata, finora, la mancanza di un ingegno creativo capace di migliorare, legittimamente, ciò che fa la Microsoft, così da poter da attrarre i consumatori, a partire da quelli insoddisfatti (quelli che non ne possono più dei prodotti Microsoft: altro incredibile incentivo oltre i profitti a entrare nel settore).

L'intervento della commissione Antitrust sarebbe in questo senso, cioè secondo i principi tradizionali del diritto di proprietà, illegittimo. E ciò vale nel caso della Microsoft come nel caso di qualunque altra azienda leader di settore che ha assunto in un determinato intervallo temporale una posizione dominante. Ogni intervento in tal senso lede i diritti di proprietà in nome di qualcosa che di fatto, in un libero mercato, è una mera situazione transitoria, legata esclusivamente alle capacità di una particolare azienda di servire meglio di altre il consumatore, legata, in altre parole, a uno straordinario successo imprenditoriale limitato nel tempo e dal tempo.
 

Qualcuno considera i prezzi della Microsoft "prezzi imposti", come se essi rappresentassero una rapina nei confronti del consumatore. In senso lato ogni azienda impone sempre i propri prezzi così come ogni lavoratore impone sempre il proprio salario. E' ovvio che se non esiste consumatore o datore di lavoro disposto ad accettarli, impresa e lavoratore dovranno riconsiderare le proprie pretese. Rothbard demolisce gran parte della teoria neoclassica del monopolio proprio dimostrando che in un mercato libero non esiste alcun prezzo di monopolio (quel presunto prezzo che secondo la teoria neoclassica garantirebbe al monopolista un sovrapprofitto rispetto a una situazione di maggiore concorrenza).

Rothbard dimostra che in un mercato libero non esistono prezzi di monopolio, esistono solo prezzi di mercato. Demolisce alla stessa maniera il concetto di concorrenza sleale. Il limite principale della teoria neoclassica è rappresentato dal fatto di considerare la situazione relativa alla Microsoft in maniera statica come se fosse una situazione immutabile. Questo è impossibile in un libero mercato. Non c'è libero mercato dove sia possibile eliminare la concorrenza. Nel rispetto del diritto di proprietà altrui, non c'è strategia possibile che il presunto monopolista potrebbe adottare per impedire l'emergere della concorrenza. Tanto più in un mercato così fortemente innovativo e dinamico come quello della tecnologia. La spinta naturale e costante verso situazioni di maggiore concorrenza è impossibile solo nei mercati dove esiste un privilegio statale, primo fra tutti, ad esempio, nel caso dell'emissione di moneta a corso forzoso.

Quello che quindi possiamo ravvisare in chi appoggia le sanzioni dell'Antitrust è la mancanza di fiducia nella creatività imprenditoriale. In questo senso noi siamo ottimisti. Non si è mai verificato nella storia un caso di un'azienda che sia riuscita a mantenere, nel libero mercato, un posizione dominante troppo a lungo. Altri fattori interni (oltre a quelli esterni rappresentati dalla concorrenza), intervengono in maniera naturale a favorire il decadimento della posizione dominante. Parliamo delle grosse dimensioni raggiungibili dall'impresa, della rigidità di gestione che una tale struttura comporta, di un eventuale cambio di gestione etc etc. Per garantire la concorrenza in un libero mercato è sufficiente garantire i diritti di proprietà e lasciare che il tempo faccia il suo gioco. Il libero mercato stesso penserà a tutto il resto, favorendo lo sviluppo, l'innovazione, il progresso economico.

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