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Il Trionfo della Ragione. Corporate Earnings
per il 2002: +17%.

(14/03/2002) Nell'approfondimento Hope
and Hype, incluso nell'archivio dei nostri commenti, abbiamo
già visto che la matematica non è il punto di forza
della comunità di Wall Street, in particolare quella riguardante
investitori ed analisti. Un fatto alquanto strano se consideriamo
che in fondo, dai prezzi di borsa ai bilanci delle aziende, i numeri
rappresentano la materia prima sulla quale basare le proprie decisioni.
Possiamo cercare di fornire una spiegazione a questo
fenomeno:
- gli analisti, in qualità ovvia ma latente
di venditori, hanno tutto l'interesse a dire che 3+3 = 3^3 = 27
in quanto il risultato della magica operazione consente di vendere
della merce destinata da qualche tempo alla muffa degli scaffali:
- gli investitori, non giustificabili al pari degli analisti sul
piano delle opportunità nonchè sul piano dell'opportunismo,
sono invece ancora troppo abbagliati dall'insana passione per il
gioco che la bubble-mania aveva scatenato.
Consideriamo ad esempio la stima dei profitti per
il 2002.
Il consenso degli esperti si concentra su un aumento dei profitti
del 17% per il 2002. Le previsioni puntano su un declino di circa
l'8.5% per il primo trimestre, e quindi su un aumento del 9% per
il secondo. Ciò lascia il primo semestre praticamente quasi
invariato. Per raggiungere il target di +17% sull'anno, ci sarebbe
bisogno di una performance del 34% nel II semestre.
Considerando che l'ultimo trimestre 2001 ha visto
una contrazione dei profitti del 23%, avremo indubbiamente di fronte
uno dei migliori rilanci della storia dell'economia americana. Sulla
base delle variabili economiche attuali, le più alterate
e avariate degli ultimi 50 anni, si tratterebbe di un vero miracolo
da affiancare, con un pizzico di ironia blasfema, a qualunque episodio
biblico.
Le borse lo danno già per scontato, e a questi
prezzi forse scontano anche di meglio. Al realizzarsi di queste
straordinarie previsioni il p/e dell'S&P, attualmente intorno
a valori di 60, rimarrebbe, lasciando l'indice agli stessi valori
di oggi, già ottimisticamente prezzato per una espansione
di pari portata anche negli anni successivi.
In altre parole i mercati azionari stanno scontando
una espansione per grado e durata simile al boom di fine millennio.
Peccato che i tempi siano cambiati:
- la bolla speculativa sui miraggi finanziari della
tecnologia alimentati da quel boom è scoppiata esattamente
due anni fa, e a quanto ci risulta in pochi stanno festaggiando
il II l'anniversario del TRIONFO della RAGIONE;
- gli eccessi che hanno gonfiato quella bolla non
solo non sono stati ancora purgati, come avviene di solito dopo
ogni fase simile, ma hanno trovato un ulteriore deterioramento;
- infine lo stesso boom di fine millennio, dalle
origini molto incerte ma di probabile provenienza statistica e monetaria,
aveva avuto anche un necessario quanto micidiale catalizzatore,
internet, che il prossimo ipotetico boom non riesce ancora a trovare
(forse la guerra a Bin Laden??).
Sembra di trovarci di fronte a un paradosso economico:
un coro molto ampio di voci, tra cui qualcuna anche ufficiale, dichiara
contro ogni evidenza che non c'è stata recessione, quando
invece i profitti aziendali hanno avuto negli ultimi due anni un
tracollo che trova un precedente storico solo nel dopo-bubble del
1929 (evidentemente la recessione è definita solo dai numeri
statistici relativi al GDP e non dal crollo della ricchezza prodotta
dell'economia!).
Lo stesso coro d'altro canto teorizza e prevede contro ogni ragionevole
prudenza, e soprattutto contro il trionfo della ragione, il ritorno
di un nuovo boom del tutto ipotetico e ancora tutto da dimostrare.
Se a prova di queste previsioni ampiamente accettate
e prezzate dai mercati azionari vengono forniti i recenti numeri
macroeconomici, che indicano finora un modesto (e probabilmente
solo temporaneo) contenimento dei danni piuttosto che un deciso
turnaround, a smentita di quelle stesse previsioni sono arrivati
ieri dal lato micro ulteriori segnali negativi, prevalentemente
tutti da parte del comparto telecomunicazioni.
Lucent, che solo due mesi fa aveva fornito a sorpresa
delle previsioni su un futuro molto roseo, ieri ha provveduto a
fare il passo del gambero, deludendo quelle stesse aspettative sulle
quali già allora si potevano ragionevolmente nutrire molti
dubbi. I dubbi ulteriori che invece sorgono adesso di fonte a questo
passo falso è che qualcuno possa avere abusato della classica
strategia definita Pump and Dump: gonfia (il prezzo del titolo)
e poi scarica (le azioni a prezzi più alti).
E insieme a Lucent ieri hanno perso molto terreno
anche Worldcom, Ciena, Corning, Nortel, Nokia. Su tutte hanno pesato
direttamente delle notizie specifiche che niente aggiungono ma tanto
tolgono alla tesi del nuovo boom, del quale ancora non si vede nessuna
traccia e che molto probabilmente rimarrà solo una fantasia
degna di un film con effetti speciali.
Come a dicembre, quindi, i mercati azionari
sembrano offrire favolose opportunità di TRADING per gli
operatori più esperti che sapranno giocarsi sia il ridimensionamento
di prezzi enormemente sopravvalutati sia i tentativi, come quelli
recenti, di gonfiare nuovamente una bolla speculativa già
entrata nell'albo delle manie finanziarie, ma ancora priva di tanti
interessanti dettagli sui PERCHE' e i PER-CHI della propria storia.
E sempre come allora i mercati azionari sembrano offrire rare opportunità
di INVESTIMENTO per quegli operatori alla ricerca del vero valore
nel quale poter allocare le proprie risorse.
14 Marzo 2002
Lo staff
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