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Approfondimento

I gorilla del mercato americano

(25/03/2002) Nel 2000 Cisco conquistò il primato di società più capitalizzata del pianeta. Con oltre 600B di capitalizzazione ma con ricavi annui che ancora oggi non arrivano a 20 B scavalcò una Microsoft in difficoltà, dimezzatasi di valore nel giro di poche settimane.

Chi ci conosce sa bene come a fine 2000 il nostro spirito "orso", tanto giovane e inesperto quanto a posteriori altrettanto saggio, urlasse con spavalda arroganza di smobilizzare ogni investimento nell'ultima e nella più grossa bubble tecnologica del mercato azionario americano. Cisco era destinata inevitabilmente a scoppiare e lo fece nel giro di qualche mese a dispetto di tutti coloro che l'appellavano (fantozzianamente) la roccia che MAI cadrà.

Cisco capitalizza oggi ancora oltre 120 B di dollari e pur sembrando offerta a prezzi da saldo per chi guarda ai valori di soli due anni fa, su un chart decennale e agli occhi di un fondamentalista risulta ancora estremamente sopravvalutata.

General Electric con 375 B di capitalizzazione, oltre 125 B di ricavi annui (che rappresentano da soli l'1,3% del GDP americano), una rigorosa costanza nel rispettare o nel battere di un penny le stime degli analisti, occupa da tempo il posto che fu anche di Cisco. E' in cima alla classifica a soli 60 B di distanza da MSFT. Un primato minacciato in settimana dalle parole di Bill Gross, manager di uno dei più grossi fondi di investimento in obbligazioni, PIMCO.

Le accuse vanno dalla bassa trasparenza in materia di earnings, alla elevata leva finanziaria usata per ottenere quei profitti, alla sproporzione tra debito in carta commerciale e linee bancarie a copertura dello stesso. A conclusione del suo commento pubblicato sul sito della PIMCO , Bill Gross ha dichiarato che nel prossimo futuro i suoi fondi non investiranno in carta commerciale della GE.

"I want management to focus not on their options, but on mine and that of other investors" dice Gross, ed è quello che sostanzialmente abbiamo ripetuto anche noi in diversi articoli. Gran parte del management societario durante gli anni del boom ha guardato più a rimpinguare i propri conti in banca attraverso le stock options e ciò che le valorizza, l'aumento del prezzo di borsa, che non la reale produzione di utili REALI a beneficio di tutti gli investitori.

Un circolo vizioso per il quale si è perso il fondamento di quel sano capitalismo che, pur partendo da un semplice egoistico interesse individuale, ha come risultato la generazione di una ricchezza più ampia, a beneficio di tutta la comunità.

Nella degenerazione della bolla speculativa quel semplice interesse individuale, attraverso l'utilizzo di strumenti finanziari e mezzi mediatici, ha deviato dai fini ultimi raggiunti spontaneamente dal sano capitalismo per realizzare principalmente un imponente trasferimento di ricchezza a vantaggio esclusivo di un numero ristretto di persone.

Potrebbe sembrare un fenomeno terminato con lo scoppio della bolla tecnologica e invece è un fenomeno che continua ancora in misura piuttosto massiccia. Gli insider delle società quotate sono ancora prevalentemente remunerati attraverso stock options e rimangono netti venditori di azioni, con un rapporto tra titoli comprati e venduti storicamente sproporzionato. Come mai alle soglie della nuova ripresa sono sempre tutti in coda per vendere le azioni ricevute come compenso dalla società per cui lavorano?

Ma soprattutto, come mai c'è questa enorme fiducia nella ripresa economica basata solo su dei dati governativi e sulle opinioni degli analisti, ma ancora assente nelle previsioni della gran parte dei manager stessi e soprattutto nei risultati aziendali, non tanto in termini di ricavi quanto di utili?

Forse si sta ripetendo quanto visto a fine 2000 dopo il primo scrollone del Nasdaq: gli investitori si stanno concentrando sulle azioni ritenute sicure, i gorilla del mercato americano, che oggi sono principalmente le azioni del Dow Jones e in special modo GE, Microsoft, Intel, i leader che mai cadranno e che invece a nostro avviso stanno diventando, come diventò temporaneamente Cisco nel 2000, isole di rifugio sempre meno sicure, le croste di un ghiaccio sempre più sottile sul quale pesa pericolosamente un numero sempre maggiore di investitori.

E' qualcosa che avvenne anche negli anni 70, quando dopo la prima crisi dei mercati azionari nel 1975 partì finalmente un rally che sembrò aprire la strada verso la ripresa economica. Fu un rimbalzo guidato dalle cosiddette Nifty Fifty, le società da comprare e tenere tutta la vita come General Electric, MacDonald, IBM ma anche Xerox e la oramai defunta Polaroid. Per quella ripresa purtroppo si dovettero aspettare ancora altri sette anni e nel frattempo molte di quelle azioni si riallinearono, a dispetto della fiducia e della speranza di molti investitori, su valori storicamente accettabili.

Il Dow a marzo del 1982 tornò finalmente a vendersi per un price earning di 7, contro un massimo di 44 raggiunto nel 2000 e uno attuale di ancora 35. La regola fondamentale seguita dallo smart money, il denaro intelligente, rimane sempre buy low - sell high. Agli investitori intelligenti la scelta se comprare o vendere ai prezzi di oggi.

25 Marzo 2002

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