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Lo stimolo mancante

(02/05/2002) Poniamo che ognuno di voi abbia
un ottimo lavoro di responsabilià, dieci-dodici ore al giorno
passate prevalentemente in un ufficio a gestire un'attività
redditizia ma piena di impegni: meeting, appuntamenti, interviste,
viaggi in aereo (ancora motivo di una leggera ansia, nonostante
gli accadimenti di settembre sembrino oramai lontani). Un bel giorno
vi capita di vincere 50 miliardi alla lotteria o al superenalotto.
Dubitiamo che dopo tale vincita possiate continuare a fare il vostro
lavoro con lo stesso impegno di prima, e questo a prescindere da
quanta passione vi motivasse precedentemente.
Quasi tutto il management del tech business americano
si trova nelle stesse condizioni raffigurate in questa ipotesi.
Il trasferimento di ricchezza a favore dei possessori di stock options
durante la bolla speculativa è stato talmente elevato da
demotivare oggi la quasi totalità dei manager americani in
circolazione.
Se riprendiamo l'ipotesi di prima e mettiamo anche
il caso che la vostra attività cominci a darvi serie preoccupazioni,
diventando per cause esterne molto meno redditizia di prima, se
non del tutto un'attività in perdita, siamo convinti che
il 95% di voi sarebbe tentato di mollare tutto e vivere il resto
della vita in maniera comoda e rilassata, grazie al vitalizio di
quella vincita inaspettata.
Poche categorie di persone sfuggirebbero a questa
via d'uscita: tra questi sicuramente i più avidi, gli uomini
di potere per il potere, chi ha fatto del lavoro il solo e unico
motivo della propria vita e, infine
coloro che ancora non
hanno finito di sfruttare l'ingenuità di un investitore da
troppo tempo abilmente raggirato con promesse impossibili da mantenere.
Secondo le statistiche che rapportano il numero di
acquisti contro il numero di vendite azionarie da parte degli insider
delle società quotate in America, la maggior parte di questa
categoria di persone è ancora massicciamente impegnata a
vendere gli stessi pezzi di carta attraverso i quali, grazie alla
più grande mania del XX secolo, è già riuscita
ad arricchirsi in maniera estremamente rapida. Questo nonostante
il prezzo dei titoli sia sceso del 70% e oltre.
Evidentemente, conoscendo il business aziendale e le prospettive
future di rendimento meglio di qualunque investitore esterno, sta
approfittando delle ultime occasioni che il mercato continua paradossalmente
ad offrire per sbarazzarsi di quei titoli a prezzi ancora estremamente
vantaggiosi.
Coloro che hanno sfruttato ampiamente questa opportunità
secolare oggi si ritrovano altamente demotivati nello svolgimento
del loro lavoro e di conseguenza inadeguati a curare gli interessi
del pubblico investitore.
Non ci vuole molto a percorrere la lista delle vendite
di azioni da parte degli insider di moltissime società tecnologiche,
pubblicate anche su Yahoo Finance, per scoprire che i migliori beneficiari
di quella mania sono riusciti a vendere anche sopra 100$ azioni
che oggi quotano, in taluni casi, meno di un dollaro. Come a dire
che con il ricavato della vendita di appena l'1% del capitale azionario
potrebbero ricomprarsi oggi l'intera società.
Nonostante questo la maggior parte di loro continua
a sedere indisturbata su comode poltrone per gestire un business
sempre più fonte di preoccupazioni che non di soddisfazioni.
Non vuole essere segno di estremo scetticismo da parte nostra, ma
onestamente siamo portati a pensare che queste persone continuino
a occuparsi più dei prezzi di borsa al quale liquidare le
quote rimanenti dei propri pacchetti azionari che non dei numeri
dell'attività aziendale di cui sono a capo.
Attività che invece andrebbe gestita nell'interesse,
è importantissimo sottolinearlo, SOPRATTUTTO di un gruppo
di investitori esterno, pubblico, indubbiamente mal tutelato, attratto
e spinto in un investimento azionario disastroso da una propaganda
lavacervello senza precedenti, peggiore di qualunque totalitarismo
che la storia dell'uomo abbia conosciuto.
Propaganda che ancora non ha trovato termine e che senza vergogna
da due anni insegue, senza peraltro trovare, la fine di un mercato
ribassista a nostro avviso ancora molto lontano e ancora potenzialmente
molto distruttivo.
Un'ultima considerazione che riassume il periodo
di delirio collettivo che stiamo ancora vivendo. Parecchi manager
hanno intascato dalle loro vendite azionarie molto più di
quanto le loro società, nel corso della loro breve storia,
siano riuscite a produrre come utili o ancora peggio a incassare
come ricavi e forse, purtroppo, più di quanto avranno incassato
complessivamente al momento della compilazione dell'ormai famoso
Chapter 11, quello della bancarotta.
02 Maggio 2002
Lo staff
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