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(10/07/2002) Un articolo di McCulley,
Managing Director della PIMCO (www.pimco.com)
il più grosso gestore USA di obbligazioni, sollecita Greenspan
a espandere la liquidità del sistema attraverso i prestiti
alle aziende private. Di recente il credit spread, il differenziale
tra i tassi di interesse sui titoli di stato e quello delle obbligazioni
corporate, è aumentato in maniera significativa tornando
ai livelli di settembre.
Società come Alcatel hanno un rating di titoli
spazzatura. Per emettere obbligazioni sul mercato con questi rating
bisogna offrire agli investitori tassi più alti per compensarli
del rischio corrispettivo, il che si traduce in costi più
elevati, che ovviamente vanno a deprimere gli utili e le condizioni
operative dell'azienda.
Le obbligazioni già in circolazione (a tassi
più bassi) emesse quando le condizioni economiche sembravano
floride e il rating più alto, scontando l'aumento del rischio
e la diminuzione del rating, quotano un valore nominale ampiamente
sotto la pari. Per chi le ha comprate in emissione (alla pari, cioè
a 100 o poco sotto) ciò rappresenta una perdita netta in
conto capitale, al pari del calo del prezzo di un titolo azionario
dai prezzi di acquisto.
Nei primi mesi dell'anno, PIMCO, ritenendo molti
di quegli spread appetibili, aveva cominciato a investire in obbligazioni
corporate e a distanza di qualche mese si ritrova adesso in portafoglio
titoli decimati nel prezzo. Bill Gross ammette di avere commesso
l'errore di comprare 200 milioni di obbligazioni WCOM.
Cosa sta succedendo? McCulley in pratica chiede a
Greenspan di aumentare la liquidità per fare in modo che
i tassi scendano e per fare respirare le aziende. Una mossa che
potrebbe forse risollevare le sorti di molte società in crisi,
ma che permetterebbe quasi sicuramente alla PIMCO di guadagnare
o perlomeno recuperare molti soldi già persi (avendo comprato
a tassi più alti). Una ottima soluzione, di certo per il
bilancio della PIMCO. Indirettamente, dietro la facciata di una
richiesta a beneficio di molte aziende, è come chiedere a
Greenspan di girargli sul conto corrente qualche milione di dollari.
Greenspan ha già aumentato la liquidità
nel sistema del 100% in sette anni. Solo l'anno scorso di circa
un 15% misurata in termini di massa monetaria M3. La settimana scorsa
di 40 biliardi di dollari, pari a un 25% della M3 su base annuale.
Perché questa liquidità non arriva alle aziende come
sottintendono le parole di McCulley?
Principalmente perché i canali di distribuzione
della liquidità, dopo averla riversata in passato sia sul
comparto azionario che obbligazionario (favorendo molti soggetti
che ne hanno ampiamente goduto a scapito dei poveri investitori
intrappolati in prezzi che non torneranno mai più), la stanno
riversando adesso principalmente sul mercato immobiliare (dove altri
soggetti ne stanno godendo adesso, a scapito di famiglie sempre
più indebitate con mutui che forse non potranno mai pagare).
A nostro avviso, credit spread più ampi
ci stanno dicendo che il RISCHIO DI SISTEMA è aumentato significativamente,
e date le attuali condizioni economiche e di mercato è normale
che sia così. Nonostante la "nuova favola" della
ripresa economica e un tasso di inflazione artificialmente contenuto,
gli speculatori PERCEPISCONO un rischio maggiore, che da
qualche parte deve pur trovare un prezzo e uno sfogo.
Con il prezzo dell'oro, il miglior barometro del
rischio di sistema, parzialmente fuori uso, con i titoli di
stato e le valute straniere che rappresentato una proxy di tale
barometro come bene rifugio alternativo alla discesa delle borse,
quel rischio finisce con l'essere prezzato proprio dalle obbligazioni
delle aziende private.
La soluzione sta realmente in un ulteriore aumento
della liquidità? Lo potrebbe essere se non ce ne fosse già
abbastanza in circolazione. Troppa liquidità fa male al sistema
e la banca centrale americana ne sta abusando da sette anni come
LA CURA di ogni crisi finanziaria. Aumentare la liquidità
significa diluire la moneta in circolazione, da cui la caduta del
dollaro da noi prevista a inizio anno, l'aumento del prezzo delle
commodities e in particolare dei metalli preziosi, predetto da noi
ancora prima del lancio di questo sito.
Soprattutto l'aumento di liquidità significa
perdita di potere di acquisto, cioè inflazione. Inflazione
che, anche grazie all'hedonic indexing, non vuole emergere significativamente
nell'indice dei prezzi al consumo e ha trovato invece ampio sfogo
nell'inflazione di asset finanziari (le borse fino a due anni fa)
e immobiliari (i prezzi delle case ancora in questo periodo).
Riteniamo pertanto che la cura per spezzare il circolo
vizioso della liquidità non sia immetterne altra. Una cura
che doveva essere data al sistema prima della bolla speculativa
è stata erroneamente rimandata e adesso le conseguenze potrebbero
essere catastrofiche.
Il credit crunch, e non la ripresa economica, è dietro
l'angolo e i tassi dei titoli obbligazionari corporate stanno
cominciando a dare un prezzo a questo evento.
L'unica cura efficace, per quanto a questo punto
drammatica, sarebbe lasciare l'economia libera di fare il proprio
corso in modo da spurgare tutti gli eccessi che la brevissima recessione
del 2001 avrebbe potuto sanare (se si fosse prolungata) ma che la
solita cura a base di liquidità ha invece aumentato.
Nel sistema c'è troppa carta finanziaria,
troppi debiti, non c'è altro modo che correggere gli squilibri
lasciando che una REALE recessione spinga i consumatori e le aziende
a ridurli. Purtroppo per molti operatori, dato il livello attuale
di indebitamento, maggiore delle proprie possibilità di solvibilità,
una cura tale significherebbe il fallimento.
Gli incentivi ad accendere nuovi mutui, a comprare
nuove auto ha spinto il consumatore americano a indebitarsi oltre
ogni eccesso. Un tasso di inflazione troppo basso ha dato la percezione
errata che le cose andavano bene, ciò ha tenuto i tassi di
indebitamento e i credit spread troppo bassi per lungo tempo, spingendo
le aziende a indebitarsi oltre i propri limiti.
E' un pericolo dal quale abbiamo messo in guardia con la nostra
analisi macroeconomica sei mesi fa ed è un pericolo che invece
è stato ampiamente sottovalutato. Finora.
Ai responsabili la recita del MEA CULPA. Per quanto
ciò possa servire a coloro che, a causa di quell'errore,
ne pagheranno in futuro tutte le più gravi conseguenze.
Lo staff
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