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JAPS AT RISK

E' di stamani la notizia che l'agenzia di rating
Moody's potrebbe abbassare la qualità del debito giapponese.
Tra fine novembre e inizio dicembre 2001 sia la S&P che la Moody's
stessa avevano downgradato il debito giapponese rispettivamente
ad AA e Aa3.
Negli ultimi 3 mesi i tassi di interesse sui titoli di stato a 10
anni sono saliti all'1.50%, dall'1.25%, mentre da fine settembre
lo YEN si è svalutato nei confronti del dollaro di circa
il 15%.
Un ulteriore downgrade potrebbe accelerare verso
la totale implosione una crisi che si prolunga da 12 anni.
Il Giappone come l'Argentina quindi? Molto probabilmente, anche
se il capo analista della Goldman Sachs Japan Tetsufumi Yamakawa
rimane ottimista e lascia solo al 25% le probabilità di una
implosione nel 2002.
Ma il Giappone non è l'Argentina, è
15 volte tanto, rappresenta la seconda economia mondiale, sta attraversando
la terza recessione in una decade e il prodotto nazionale lordo
è oggi inferiore a quello che era nel 1997. E quel che è
peggio ha un debito pubblico di 5.2 trilioni di dollari, pari a
130% il GDP, e finanzia quello americano per oltre 300 B di dollari.
Una implosione, quindi, non sarebbe circoscritta
come quella dell'Argentina, avrebbe invece effetti devastanti sull'economia
mondiale, in primo luogo su quella asiatica e quindi su quella americana.
A questo punto una delle poche soluzioni per uscire
dalla trappola della liquidità e sgonfiare l'enorme massa
di debito, riversandola sui cittadini e gli investitori esteri,
è svalutare lo YEN e fare partire l'inflazione. Come recita
la frase di Greenspan del 1966 che trovate sulla nostra home page,
in un sistema non basato sul sistema aureo non c'è modo di
proteggere i risparmi dall'imposizione fiscale operata dall'inflazione.
I sistemi basati sulla cosidetta FIAT CURRENCY, sulla moneta cartacea,
si basano in primis sulla capacità di gestire la carta, e
quindi sulla fiducia di coloro che la detengono come attivita' finanziaria.
Se la prima capacità viene meno, la seconda viene di conseguenza.
Il Giappone ha dimostrato la prima inettitudine, e adesso sta perdendo
la fiducia. L'America a nostro avviso ha già fatto il primo
passo ma sta riuscendo con mezzi poco corretti ad evitare il secondo.
Una crisi giapponese potrebbe rendere inutili tutti i tentativi
e dare anche agli USA la spinta finale.
Le conseguenze di una tale ipotesi le rimandiamo
ad un articolo dei prossimi giorni, tuttavia prima di chiudere vogliamo
fornire qualche altra cifra significativa sulla situazione giapponese,
anche per ribattere ad alcune obiezioni che ci sono state fatte
in merito all'articolo
settimanale sull'oro .
Innnazitutto precisiamo che non siamo qua in qualità di sostenitori
della causa dell'oro, riteniamo solo di fare dell'informazione generalmente
contraria a quella della maggior parte dei media e quindi rimandiamo
al giudizio dei lettori, come da disclaimer, ogni conclusione e
ogni decisione di investimento, previa consultazione dei loro eventuali
"esperti" finanziari.
Per qualcuno le riserve mondiali di oro della
banche centrali sembrano talmente grandi da scoraggiare e soddisfare
ogni possibile domanda, di conseguenza anche un ulteriore aumento
del prezzo dell'oro da questi livelli.
Come sappiamo in questo periodo i giapponesi sono i più forti
compratori di oro. Del resto come biasimarli quando rappresenta
una delle migliori possibilità di coprire i rischi di una
svalutazione dello YEN?
Bene, pare che l'ammontare di risparmio procapite di un giapponese
sia compreso, in termini di dollari, tra i 90 e i 100k $. Basterebbe
la decisione di investire il 3% di quei risparmi nell'acquisto di
oro per creare una domanda potenziale, ai prezzi correnti, pari
a poco più di 30 mila tonnellate, per l'appunto il totale
di quelle riserve mondiali!
13 Febbraio 2002
Lo staff
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