Austrian Economics
Forum: ultimi 10
 
 

 

Commento del 13/02/2002

JAPS AT RISK

E' di stamani la notizia che l'agenzia di rating Moody's potrebbe abbassare la qualità del debito giapponese. Tra fine novembre e inizio dicembre 2001 sia la S&P che la Moody's stessa avevano downgradato il debito giapponese rispettivamente ad AA e Aa3.
Negli ultimi 3 mesi i tassi di interesse sui titoli di stato a 10 anni sono saliti all'1.50%, dall'1.25%, mentre da fine settembre lo YEN si è svalutato nei confronti del dollaro di circa il 15%.

Un ulteriore downgrade potrebbe accelerare verso la totale implosione una crisi che si prolunga da 12 anni.
Il Giappone come l'Argentina quindi? Molto probabilmente, anche se il capo analista della Goldman Sachs Japan Tetsufumi Yamakawa rimane ottimista e lascia solo al 25% le probabilità di una implosione nel 2002.

Ma il Giappone non è l'Argentina, è 15 volte tanto, rappresenta la seconda economia mondiale, sta attraversando la terza recessione in una decade e il prodotto nazionale lordo è oggi inferiore a quello che era nel 1997. E quel che è peggio ha un debito pubblico di 5.2 trilioni di dollari, pari a 130% il GDP, e finanzia quello americano per oltre 300 B di dollari.

Una implosione, quindi, non sarebbe circoscritta come quella dell'Argentina, avrebbe invece effetti devastanti sull'economia mondiale, in primo luogo su quella asiatica e quindi su quella americana.

A questo punto una delle poche soluzioni per uscire dalla trappola della liquidità e sgonfiare l'enorme massa di debito, riversandola sui cittadini e gli investitori esteri, è svalutare lo YEN e fare partire l'inflazione. Come recita la frase di Greenspan del 1966 che trovate sulla nostra home page, in un sistema non basato sul sistema aureo non c'è modo di proteggere i risparmi dall'imposizione fiscale operata dall'inflazione. I sistemi basati sulla cosidetta FIAT CURRENCY, sulla moneta cartacea, si basano in primis sulla capacità di gestire la carta, e quindi sulla fiducia di coloro che la detengono come attivita' finanziaria. Se la prima capacità viene meno, la seconda viene di conseguenza. Il Giappone ha dimostrato la prima inettitudine, e adesso sta perdendo la fiducia. L'America a nostro avviso ha già fatto il primo passo ma sta riuscendo con mezzi poco corretti ad evitare il secondo. Una crisi giapponese potrebbe rendere inutili tutti i tentativi e dare anche agli USA la spinta finale.

Le conseguenze di una tale ipotesi le rimandiamo ad un articolo dei prossimi giorni, tuttavia prima di chiudere vogliamo fornire qualche altra cifra significativa sulla situazione giapponese, anche per ribattere ad alcune obiezioni che ci sono state fatte in merito all'articolo settimanale sull'oro .
Innnazitutto precisiamo che non siamo qua in qualità di sostenitori della causa dell'oro, riteniamo solo di fare dell'informazione generalmente contraria a quella della maggior parte dei media e quindi rimandiamo al giudizio dei lettori, come da disclaimer, ogni conclusione e ogni decisione di investimento, previa consultazione dei loro eventuali "esperti" finanziari.

Per qualcuno le riserve mondiali di oro della banche centrali sembrano talmente grandi da scoraggiare e soddisfare ogni possibile domanda, di conseguenza anche un ulteriore aumento del prezzo dell'oro da questi livelli.
Come sappiamo in questo periodo i giapponesi sono i più forti compratori di oro. Del resto come biasimarli quando rappresenta una delle migliori possibilità di coprire i rischi di una svalutazione dello YEN?
Bene, pare che l'ammontare di risparmio procapite di un giapponese sia compreso, in termini di dollari, tra i 90 e i 100k $. Basterebbe la decisione di investire il 3% di quei risparmi nell'acquisto di oro per creare una domanda potenziale, ai prezzi correnti, pari a poco più di 30 mila tonnellate, per l'appunto il totale di quelle riserve mondiali!

13 Febbraio 2002

Lo staff

 

 
La Politica monetaria
L'offerta di moneta
Il debito
Sintesi e statistiche
Inflazione
Consumi e deficit commerciale
Mercato immobiliare
Mercato azionario
I profitti
Il management
Gli analisti
Gli investimenti
I fallimenti
Rischio derivati
I parte
II parte
Gli scenari possibili
Un tributo mondiale
Lo stato di salute