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Japanese Plunge Protection Team

Dai
minimi del 6 febbraio il Nikkei è rimbalzato di circa il
12%, formando, in coppia con i minimi di settembre, un classico
double bottom. Per qualcuno potrebbe essere il segnale che il peggio
sia superato. Eppure abbiamo motivo di dubitarne.
I motivi di questo notevole rimbalzo infatti sono
imputabili a un fattore principale: l'intervento governativo. Questo
si è articolato finora secondo due modalità operative:
un intervento diretto e uno indiretto.
Il primo tipo prevede, tra i tanti, un fondo denominato
Stock-Buying Body, costituito il 30 gennaio e apparentemente operativo
dal 22 febbraio, con due obiettivo dichiarati:
- assorbire la vendita di azioni da parte delle banche,
prevista prima della chiusura dell'anno fiscale (il 31 marzo), senza
che ciò causi ulteriori crolli dei prezzi;
- colmare gli squilibri tra domanda e offerta sul mercato azionario
riducendone la volatilità.
Il fondo ha una capacità di indebitamento
a condizioni di mercato favorevoli (più di queste già
presenti in Giappone?!? Forse per prendere a prestito denaro verranno
pagati, sinceramente non ci è molto chiaro!) fino a 15 B
dollari.
Il secondo intervento, di natura indiretta, prevede
la restrizione delle regole riguardanti lo short selling, la vendita
allo scoperto di azioni. Come è noto agli operatori più
esperti, la vendita allo scoperto prevede la vendita di titoli senza
un reale possesso, ma su prestito degli stessi, ed è tesa
a lucrare la differenza nel caso in cui, nella successiva operazione
di riacquisto dei titoli, il prezzo sia inferiore.
Dietro la spinta di questi due interventi (aumento
della domanda di titoli da una parte e diminuzione dell'offerta
dall'altra), amplificati dalla esplicita volontà del governo
di sostenere il mercato azionario, il rimbalzo di natura tecnica
è del tutto ovvio e comprensibile. La sua durata e i suoi
effetti, tuttavia, restano molto discutibili.
Al 31 marzo le banche devono chiudere i bilanci e
contabilizzare gli investimenti azionari al prezzo di mercato. La
borsa giapponese invece è sui minimi degli ultimi 18 anni,
e ha spazzato via persino i guadagni maturati nei 6 anni precedenti
il picco della bolla speculativa toccato nel gennaio 1990! (rapida
associazione di idee: dove stava il nasdaq nel 1994? Clicca qua
per la risposta).
Ad ogni nuovo minimo della borsa la contabilizzazione
delle azioni rischia di diventare potenzialmente sempre più
disastrosa. Naturale il tentativo di sostenere e rilanciare i prezzi
dei titoli nelle settimane precedenti la chiusura dell'anno fiscale.
Tuttavia potrebbe rivelarsi un effetto di breve durata.
Le forze di mercato oggi sono troppo forti per qualsiasi tipo di
governo (a parte, finora, quello USA) e ogni tentativo di opporsi
a quelle naturali pressioni ribassiste potrebbe essere altamente
controproducente, soprattutto nel caso di un rapido fallimento della
politica economica intrapresa. La forte crisi di sfiducia conseguente,
infatti, renderebbe la reazione degli investitori ancora più
aspra e la situazione ancora più instabile.
Non dimentichiamo quello che abbiamo già ripetuto
in diverse occasioni: l'investimento azionario da parte del governo
(oltre a rappresentare una politica economica antiliberalista) è
di fatto una allocazione di risorse, in questo caso risorse pubbliche.
Comprare azioni di per se non cambia la situazione economica del
paese ma solo quella, parziale e temporanea, dei bilanci delle banche
beneficiarie. Spostare semplicemente quelle azioni dai conti delle
banche a quelle dello stato (o di chi per esso) inietta inoltre
nel sistema ulteriore liquidità, liquidità nella quale
il Giappone sta oramai affogando.
A parte la temporanea statalizzazione del capitale
azionario di molte imprese, che ci ricorda e ci riporta a momenti
storici disastrosi, le uniche conseguenze di tale politica di governo
potrebbero risolversi in:
- un aumento altrettanto temporaneo della fiducia
degli investitori più ingenui, fiducia oramai più
volatile delle borse medesime;
- un consolidamento delle convinzioni e soprattutto dell'ostinazione
degli speculatori a giocarsi un esito sempre più scontato
(chi si ricorda della svalutazione della lira e del british pound?).
Qualora infatti i sottostanti economici reali
non dovessero cambiare (e come potrebbero?) le soluzioni per uscire,
in maniera comunque NON indolore, dalla trappola della liquidità
restano a nostro avviso quelle già prospettate:
svalutare lo yen e fare ripartire l'inflazione. E per la borsa la
prospettiva di ulteriori minimi.
28 Febbraio 2002
Lo staff
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