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Commento del 04/02/2002

Ci prova anche il governo: i veri dati sulla disoccupazione

Venerdì sono usciti i dati sul lavoro. La notizia è stata riportata con grande enfasi dalle agenzie stampa e a valanga da tutti i siti di informazione finanziaria: il tasso di disoccupazione negli USA è sceso a gennaio dal 5,8% al 5,6%!
Ecco due estratti esemplari, rispettivamente di Yahoo Finance e di una delle tante analisi fondamentali del nostrano mondo virtual finanziario:


"Nonfarm payrolls came in a bit weaker than expected, falling 89K versus the consensus expectation for a 50K decline. Yet the big surprise in this report was the drop in the unemployment rate to 5.6% from 5.8% -- the consensus expectation was for a reading of 5.9%".

"Scende a sorpresa il tasso dei disoccupati a gennaio che si e' attestato al 5,6% e al di sotto delle previsioni degli economisti che stimavano un 5,9%; lo ha comunicato il dipartimento del Lavoro USA precisando che il tasso è per la prima volta in calo da maggio 2001"


Chiunque all'uscita dei dati sarà rimasto sorpreso. Onestamente anche noi siamo rimasti un po' perplessi. Tuttavia il dettaglio dei dati ha reso noto l'inghippo:


Variazione Totale forza lavoro -924.000
Di cui:
occupati -587.000
disoccupati -337.000

Variazione forza non lavorativa +1.086.000


Il sito del sole 24 ore per quanto molto scettico commenta più ragionevolmente:
"La ragione principale dietro il declino sembra essere il fatto che la forza lavoro considerata attiva è calata in termini assoluti di circa un milione di persone. Il Dipartimento del Lavoro ha spiegato che il calo dello 0,2% è avvenuto non perché l'occupazione sia salita, ma perché 924mila persone in cerca di lavoro hanno smesso di cercarlo e si sono chiamate fuori dal mercato. Le persone attivamente in cerca di lavoro sono quindi scese a 7,9 milioni.

Un dubbio, manifestato attraverso quel sembra, del tutto fuori luogo data la matematica certezza (fino a eventuale revisione) delle tabelle riportate dal Bureau of Labor Statistics (http://stats.bls.gov/news.release/empsit.nr0.htm).

In effetti il tasso di disoccupazione è diminuito perché 924 mila persone hanno smesso di cercare lavoro e non vengono più comprese dalle statistiche nella voce forza lavoro. Non crediamo ci sia molto da esultare per questa fantastica notizia! Tutt'altro.

Come i comunicati stampa dei report societari tendono a confondere le idee degli investitori con delle headlines del tutto fuorvianti (del tipo "la società XYZ batte le stime" laddove poi andando oltre possiamo leggere che in realtà la società XYZ da trimestre a trimestre ha perso 60 milioni a fronte di profitti per 40) così anche quelli del governo usano oramai le stesse tattiche al fine di sostenere artificialmente il clima di fiducia e l'ottimismo.

La verità però viene sempre alla luce e in questo caso è saltata fuori velocemente: i mercati dopo l'iniziale euforia indotta in maniera ingannevole hanno stornato chiudendo la giornata in rosso.

Tuttavia nella testa della gente rimarrà quella inesistente diminuzione del tasso di disoccupazione che, come al solito rischia di alimentare le solite illusioni. Magari qualcuno stimolato dalla ventata di ottimismo portata dai dati andrà presto in banca a rifinanziare il mutuo sulla casa, più sicuramente tanti altri continueranno a comprare le solite bubble stocks del più grande casinò del mondo. Rischiando di aggravare una situazione finanziaria personale già instabile.

In realtà i dati di venerdì ci hanno detto che l'emorragia disoccupazione si fa sempre più preoccupante e che la percentuale di persone con un impiego sul totale della popolazione continua a scendere: -0,4% a gennaio per una percentuale corrente del 62,6%.
Dati che a livello di sistema si traducono in un reddito inferiore percepito dalla totalità delle famiglie: meno soldi con cui poter ripagare i debiti che stanno insanamente accumulando grazie alla sollecitazione dello stimolo monetario.

4 Febbraio 2002

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