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Commento del 05/03/2002

Il miracolo della statistica

Dopo l'attacco del WTC il sostegno ai mercati da parte delle autorità è stato incredibile e senza precedenti storici. La ripresa che si è concretizzata nei numeri del GDP della settimana scorsa ne è la diretta conseguenza. Una ripresa da un lato artificiale dovuta sia alla spesa per i forti incentivi garantiti da tassi ai minimi storici (spesa sottratta ieri ai consumi di domani) sia da un forte contributo della spesa del governo (soprattutto per l'esercito e la difesa, o meglio per l'attacco ai nemici delle libertà occidentali).

Una ripresa dall'altra parte illusoria e dovuta alla poco rinomata creatività degli statistici (poco rinomata finora rispetto a quella dei contabili delle società quotate).

All'interno del GDP e sotto la voce business spending è compresa infatti la spesa per computer. Un numero superiore ai 23 B di dollari (circa il 2% de GDP) che sembrebbe essere quasi completamente virtuale. In poche parole una cifra gonfiata e riconducibile al fatto di prezzare la spesa in base alla capacità di calcolo dei computer. All'aumentare di quest'ultima, come è noto secondo una curva esponenziale, la spesa (virtuale) aumenta in maniera proporzionale.

Ad esempio se 3 anni fa si spendevano 100$ per comprare 1 processore da 350 Mega, oggi quei 100 dollari comprano 1 processore da 2 Giga. Però all'interno del GDP compare una spesa (virtuale) più vicina a 571$ (=100*2000/350) che non a 100$. Meraviglioso cosa riesce a fare la tecnologia, ma soprattutto cosa riescono a fare i calcoli statistici applicati ad essa. E non è solo un episodio legato all'ultimo trimestre, ma una differenza generata costantemente lungo tutto il corso del boom economico americano. Il vero miracolo economico di fine millennio potrebbe essere stato, pertanto, un miraggio operato dalla statistica e dalla sua creatività in materia di calcolo di panieri e deflatori.

Nella nostra analisi macroeconomica abbiamo parlato delle divergenza tra i profitti generati dal sistema economico nel suo complesso e da quelli presentati invece dalle società quotate. Una differenza che potrebbe trovare presto la compagnia di una equivalente divergenza tra la crescita economica reale e quella dichiarata dei dati statistici, tanto virtuale quanto lo sono i mezzi che, sembrerebbe, la hanno sostenuta e giustificata.

Come in quegli anni non si faceva caso alla reale sostanza dei profitti presentati dalle aziende e gli investitori si bevevano tutte le prodigiose storie dei manager e degli analisti, alla stessa maniera c'è stata molta superficialità nell'accettare le cifre elaborate dagli uffici statistici.

Da qualche mese si è cominciata a sviluppare una certa consapevolezza e persino una certa diffidenza sul primo terreno. Nel secondo, tuttavia, si continuano ancora ad accettare i numeri statistici, presentati a dimostrazione di ciò che si vuole far credere e non di ciò che realmente è, senza porsi troppe domande.

Abbiamo quindi motivo di credere che la fase corrente, ancora una volta creata e sostenuta grazie a tutta una serie di artifici retorici e statistico-matematici, troverà il suo naturale esaurimento in una maggiore consapevolezza delle cifre reali dell'economia americana e nella conseguente delusione delle aspettative alimentate.

Potrebbe essere necessario molto più tempo di quello ragionevolmente atteso, ma nel momento in cui anche questo fumo si diraderà, le autorità troveranno una ulteriore complicazione nei loro tentativi di evitare una crisi di fiducia, del tutto comprensibile e naturale, che ha già diversi precendenti, tutti troppo spesso dimenticati.

05 Marzo 2002

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