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Il miracolo della statistica

Dopo l'attacco del WTC il sostegno ai mercati da
parte delle autorità è stato incredibile e senza precedenti
storici. La ripresa che si è concretizzata nei numeri del
GDP della settimana scorsa ne è la diretta conseguenza. Una
ripresa da un lato artificiale dovuta sia alla spesa per i forti
incentivi garantiti da tassi ai minimi storici (spesa sottratta
ieri ai consumi di domani) sia da un forte contributo della spesa
del governo (soprattutto per l'esercito e la difesa, o meglio per
l'attacco ai nemici delle libertà occidentali).
Una ripresa dall'altra parte illusoria e dovuta alla
poco rinomata creatività degli statistici (poco rinomata
finora rispetto a quella dei contabili delle società quotate).
All'interno del GDP e sotto la voce business spending
è compresa infatti la spesa per computer. Un numero superiore
ai 23 B di dollari (circa il 2% de GDP) che sembrebbe essere quasi
completamente virtuale. In poche parole una cifra gonfiata e riconducibile
al fatto di prezzare la spesa in base alla capacità di calcolo
dei computer. All'aumentare di quest'ultima, come è noto
secondo una curva esponenziale, la spesa (virtuale) aumenta in maniera
proporzionale.
Ad esempio se 3 anni fa si spendevano 100$ per comprare
1 processore da 350 Mega, oggi quei 100 dollari comprano 1 processore
da 2 Giga. Però all'interno del GDP compare una spesa (virtuale)
più vicina a 571$ (=100*2000/350) che non a 100$. Meraviglioso
cosa riesce a fare la tecnologia, ma soprattutto cosa riescono a
fare i calcoli statistici applicati ad essa. E non è solo
un episodio legato all'ultimo trimestre, ma una differenza generata
costantemente lungo tutto il corso del boom economico americano.
Il vero miracolo economico di fine millennio potrebbe essere stato,
pertanto, un miraggio operato dalla statistica e dalla sua creatività
in materia di calcolo di panieri e deflatori.
Nella nostra analisi macroeconomica abbiamo parlato
delle divergenza tra i profitti generati dal sistema economico nel
suo complesso e da quelli presentati invece dalle società
quotate. Una differenza che potrebbe trovare presto la compagnia
di una equivalente divergenza tra la crescita economica reale e
quella dichiarata dei dati statistici, tanto virtuale quanto lo
sono i mezzi che, sembrerebbe, la hanno sostenuta e giustificata.
Come in quegli anni non si faceva caso alla reale
sostanza dei profitti presentati dalle aziende e gli investitori
si bevevano tutte le prodigiose storie dei manager e degli analisti,
alla stessa maniera c'è stata molta superficialità
nell'accettare le cifre elaborate dagli uffici statistici.
Da qualche mese si è cominciata a sviluppare
una certa consapevolezza e persino una certa diffidenza sul primo
terreno. Nel secondo, tuttavia, si continuano ancora ad accettare
i numeri statistici, presentati a dimostrazione di ciò che
si vuole far credere e non di ciò che realmente è,
senza porsi troppe domande.
Abbiamo quindi motivo di credere che la fase corrente,
ancora una volta creata e sostenuta grazie a tutta una serie di
artifici retorici e statistico-matematici, troverà il suo
naturale esaurimento in una maggiore consapevolezza delle cifre
reali dell'economia americana e nella conseguente delusione delle
aspettative alimentate.
Potrebbe essere necessario molto più
tempo di quello ragionevolmente atteso, ma nel momento in cui anche
questo fumo si diraderà, le autorità troveranno una
ulteriore complicazione nei loro tentativi di evitare una crisi
di fiducia, del tutto comprensibile e naturale, che ha già
diversi precendenti, tutti troppo spesso dimenticati.
05 Marzo 2002
Lo staff
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