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Commento del 08/03/2002

Il primo ago nella bubble del dollaro: la tariffa doganale sull'acciaio

Con la tariffa doganale sull'acciaio Bush ha implicitamente ammesso la sopravvalutazione del dollaro.

L'industria americana dell'acciaio potrebbe effettivamente richiedere una temporanea protezione per riuscire a superare le proprie difficoltà, ma il problema reale, e non solo per l'industria dell'acciao, sta nella forza del dollaro che impedisce di esportare a prezzi concorrenziali.

E' un problema che abbiamo evidenziato nella nostra analisi. Ha portato la bilancia commerciale USA a deficit spaventosi e all'accumulo di un debito verso l'estero di dimensioni gigantesche.

Tra i tanti dilemmi l'America ne ha uno cruciale che dovrà presto o tardi affrontare: in quale misura rinunciare alla forza del dollaro per fare ripartire l'economia. Non ci sono altre vie d'uscita. Da sola, l'economia Usa non ce la può fare, gli squilibri macroeconomici rappresentano un insormontabile impedimento per rilanciare una reale fase espansiva.

Senza il contributo della domanda estera difficilmente si potrà ottenere qualcosa di meglio di una debole ripresa imbellita dall'estro della nuova statistica creativa e fondata su uno stimolo tanto artificiale quanto temporaneo. Ripresa che potrebbe risolversi solo in un sandwich tra la prima fase recessiva e una seconda ancora più acuta.

Oggettivamente la straordinaria crescita dell'economia americana di fine millennio ha permesso di realizzare un chiaro obiettivo: l'imposizione del dollaro come valuta dominante e di rifugio del sistema economico mondiale. Con una dose di naturale scetticismo e un pizzico di critica storica potremmo ritenere che la crescita sia stata perfino sovrastimata strumentalmente proprio per il raggiungimento di quell'obiettivo.

Lasciar indebolire il dollaro significherebbe rinunciare gradualmente all'approvvigionamento di quelle risorse internazionali (manodopera e fonti energetiche) che la forza del biglietto verde consente di ottenere a prezzi stracciati e che rappresentano ancora oggi la maggiore fonte di ricchezza e di arricchimento degli USA.

Senza contare che un dollaro più debole potrebbe riaccendere l'inflazione e al contempo, minacciando le vendite delle industrie che esportano negli USA, ostacolare la ripresa economica di altre aree geografiche.

La sfida delle autorità americane sta nel riuscire a gestire questi riequilibri senza traumi interni ma soprattutto senza rinunciare al ruolo dominante di guida (e non solo) del sistema economico.
Una missione potenzialmente impossibile.

08 Marzo 2002

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