|
Il primo ago nella bubble del dollaro:
la tariffa doganale sull'acciaio

Con la tariffa doganale sull'acciaio Bush ha implicitamente
ammesso la sopravvalutazione del dollaro.
L'industria americana dell'acciaio potrebbe effettivamente
richiedere una temporanea protezione per riuscire a superare le
proprie difficoltà, ma il problema reale, e non solo per
l'industria dell'acciao, sta nella forza del dollaro che impedisce
di esportare a prezzi concorrenziali.
E' un problema che abbiamo evidenziato nella nostra
analisi. Ha portato la bilancia commerciale USA a deficit spaventosi
e all'accumulo di un debito verso l'estero di dimensioni gigantesche.
Tra i tanti dilemmi l'America ne ha uno cruciale
che dovrà presto o tardi affrontare: in quale misura rinunciare
alla forza del dollaro per fare ripartire l'economia. Non ci sono
altre vie d'uscita. Da sola, l'economia Usa non ce la può
fare, gli squilibri macroeconomici rappresentano un insormontabile
impedimento per rilanciare una reale fase espansiva.
Senza il contributo della domanda estera difficilmente
si potrà ottenere qualcosa di meglio di una debole ripresa
imbellita dall'estro della nuova statistica creativa e fondata su
uno stimolo tanto artificiale quanto temporaneo. Ripresa che potrebbe
risolversi solo in un sandwich tra la prima fase recessiva e una
seconda ancora più acuta.
Oggettivamente la straordinaria crescita dell'economia
americana di fine millennio ha permesso di realizzare un chiaro
obiettivo: l'imposizione del dollaro come valuta dominante e di
rifugio del sistema economico mondiale. Con una dose di naturale
scetticismo e un pizzico di critica storica potremmo ritenere che
la crescita sia stata perfino sovrastimata strumentalmente proprio
per il raggiungimento di quell'obiettivo.
Lasciar indebolire il dollaro significherebbe rinunciare
gradualmente all'approvvigionamento di quelle risorse internazionali
(manodopera e fonti energetiche) che la forza del biglietto verde
consente di ottenere a prezzi stracciati e che rappresentano ancora
oggi la maggiore fonte di ricchezza e di arricchimento degli USA.
Senza contare che un dollaro più debole potrebbe
riaccendere l'inflazione e al contempo, minacciando le vendite delle
industrie che esportano negli USA, ostacolare la ripresa economica
di altre aree geografiche.
La sfida delle autorità americane sta
nel riuscire a gestire questi riequilibri senza traumi interni ma
soprattutto senza rinunciare al ruolo dominante di guida (e non
solo) del sistema economico.
Una missione potenzialmente impossibile.
08 Marzo 2002
Lo staff
|