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FED alert: unconventional weapons

Quando tra cinque anni si avranno a disposizione
le trascrizioni complete della riunione della FED del 25/26 gennaio
2002, i misteri che offuscano Wall Street e il mondo della finanza
forse saranno stati chiariti. Forse allora avremo già tracciato
la storia completa della più grande bolla speculativa che
abbia mai sedotto l'essere umano, onnubilato nelle fondamenta del
proprio pensiero critico dalla parziale, quanto infelice, trasposizione
del romanzo 1984 (G. Orwell) alla realtà fattuale.
Per il momento dobbiamo attenerci alle nostre congetture
e al nostro ostinato senso critico. Ieri, entrambi hanno ricevuto
un particolare stimolo dall'articolo del Financial Times intitolato
"Fed
considered emergency measures to save economy".
Secondo quanto riportato dalle minute
della riunione della FED di gennaio, infatti, i membri della banca
centrale americana avrebbero preso in considerazione per la prima
volta l'eventualità di adottare politiche NON convenzionali
con le quali affrontare una situazione di recessione oramai insensibile
agli stimoli tradizionali di politica monetaria.
Per quanto questo scenario sia ritenuto ancora piuttosto
improbabile, di fatto la FED si è spinta tanto avanti da
ipotizzare esplicitamente la possibilità della trappola giapponese
applicata all'economia americana: deflazione ed eccesso di liquidità.
Le armi sono pronte, e sono state chiarite più
in dettaglio da un membro della FED che ha chiesto di rimanere anonimo:
equity, debito dello stato e debito locale, immobili e perfino miniere
d'oro, qualunque asset è sulla lista degli acquisti della
FED per rilanciare l'economia in caso di spirale recessiva.
Per tutti coloro che da mesi ipotizzano l'esistenza
del Plunge
Protection Team (PPT) americano si tratta di una informazione
che rafforza ogni congettura sull'intervento diretto delle autorità
a sostegno delle borse.
Nella psicologia degli investori i mercati azionari
rivestono il ruolo di indice dello stato di benessere e di ricchezza
del paese. La fiducia nell'economia americana si rafforza pertanto
se i mercati salgono, mentre si indebolisce quando i mercati scendono.
E' una relazione biunivoca evidenziata dallo stesso Consumer Confidence
di oggi che, uscito molto sopra le aspettative, ha spinto immediatamente
i mercati al rialzo.
Un circolo virtuoso, o vizioso a seconda delle direzione,
che le autorità stanno cercando disperatamente di sostenere
da oltre un anno, facendo pressione, direttamente (secondo i sostenitori
della teoria del PPT) o indirettamente, sui corsi dei titoli azionari.
Negli ultimi sei mesi ci sono riusciti molto bene,
tuttavia il rischio che si corre quando si offre agli investori
una protezione del genere è quello di stimolare il cosidetto
Moral Hazard, ovvero l'assunzione di posizioni e comportamenti rischiosi
basati sulla percezione che, in caso di fallimento o pericolo, intervenga
sempre e comunque l'autorità a salvataggio del sistema.
In Giappone questo scenario si è realizzato
un mese fa quando il governo ha preso posizione nel mercato
azionario e se gli effetti di breve periodo sono stati positivi
(con il rialzo consistente del Nikkei, già prossimo tuttavia
al primo importante ritracciamento Fibonacci del 38.2%) i costi
e i benefici reali di lungo periodo sono ancora incerti e tutti
da verificare.
Tutto funziona infatti molto bene finchè l'autorità
di intervento riesce a mantenere una certa fiducia nel pubblico
(vedi il caso del LTCM). Nel momento in cui questa cominciasse a
vacillare (e il fallimento totale della politica monetaria americana
darebbe già un segnale molto forte in questo senso) la reazione
conseguente sarebbe molto più violenta del normale ed estremamente
punitiva.
Il danno maggiore sarebbe causato soprattutto dagli
investori stranieri: la ulteriore diluzione monetaria conseguente
a un sostegno NON CONVENZIONALE come quello prefigurato dalla FED
nel meeting di gennaio, potrebbe convincere molti investitori stranieri
a ritirare gran parte di quella moneta che ancora oggi continua
ad affluire massicciamente negli USA per finanziare il deficit della
bilancia commerciale, con ripercussioni molto pesanti sul dollaro,
sull'intero sistema americano e infine sul sistema economico mondiale,
oramai dipendente dalle follie del consumatore USA.
L'economia americana IS TOO BIG TO FAIL, troppo grande
per poter essere lasciata fallire, tuttavia i movimenti di capitali
dell'economia moderna non sono da meno. Altrettanto grandi e ancora
più rapidi sono governati da forze che, nell'eventualità
di un braccio di ferro con la banca centrale americana, potrebbero
un giorno rivelarsi più forti anche della stessa FED, con
conseguenze decisamente poco apprezzabili dagli amanti indefessi
e poco lungimiranti dell'investimento azionario.
26Marzo 2002
Lo staff
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