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La FED ha perso il controllo dell'economia

(27/05/2002) Un interessante articolo
pubblicato da CornerStone e intitolato Losing
Control ha messo in evidenza quello che abbiamo sottinteso in
molti dei nostri articoli: la FED sembrerebbe avere perso il controllo
delle proprie leve di manovra sugli aggregati macroeconomici.
Molti credono ancora alla FED e alle parole di Alan
Greenspan con una cieca fiducia assimilabile solo a quella della
massa di investitori verso il proprio guru all'apice della fama
e della popolarità. Lo ascoltiamo spesso nelle diverse testimonianze
ma l'unico effetto che ha su di noi è quello di un uomo anziano
stanco della propria carica, intrappolato e quasi sperduto in una
congiuntura economica al di sopra delle proprie capacità
di intervento.
Il controllo della FED sull'economia, infatti, viene
esercitato prevalentemente attraverso l'offerta di moneta. Alzando
e abbassando i tassi di interesse la banca centrale rende la moneta
più o meno costosa per il sistema bancario e di riflesso
per l'intero sistema economico. L'effetto è quello di espandere
o restringere il credito per stimolare o raffreddare l'attività
economica.
Negli ultimi anni, tuttavia, a prescindere dalle
variazioni dei tassi di interesse apportate dalla FED, moneta e
debito hanno seguito in maniera indisturbata il proprio percorso.
La massa monetaria cresce in maniera indisturbata
e parabolica dal 1995. Qualcuno che non è la FED ha il controllo
e soprattutto la capacità di espandere a proprio piacere
la massa monetaria con l'emissione di nuovo debito e nuova liquidità.
Gli istituti di finanziamento dei mutui come Fannie Mae e Freddie
Mac sembrano essere i principali imputati, ma non sono gli unici.

(All data for charts from the Federal
Reserve, Format by Cornerstone)
Anche il complesso delle banche commerciali ha smesso
di seguire le politiche della FED. Dal 1995 le banche hanno aumentato
la massa di crediti concessi a prescindere dalle fasi di politica
restrittiva della FED. Paradossalmente come mostra il grafico dell'articolo
di CornerStone hanno cominciato a ridurre i crediti solo nella recente
fase di accomodamento.

(All data for charts from the Federal Reserve,
Format by Cornerstone)
E' evidente come, dopo gli eccessi della seconda
metà degli anni novanta, le banche commerciali abbiano ritenuto
più prudente tenere sotto controllo la crescita del debito
con alti rischi di insolvenza, nonostante i tassi di interesse siano
da qualche mese ai minimi storici.
I consumatori sembrano invece ascoltare attentamente
la FED solo quando parla di improbabili prospettive di espansione
e non viceversa. Il ricorso al credito è stato costante dal
1995 ad oggi e l'accumulazione di una massa di debito oramai critica
sembra destinata a percentuali di insolvenza elevate e senza precedenti.
Così come il consumatore si sono comportate
anche le imprese. Le possibilità di ricorso a differenti
fonti di credito ha infatti permesso alle società di superare
il restringimento operato dalle banche commerciali con il risultato
di espandere il debito oltre ragionevoli limiti di prudenza e a
danno diretto degli azionisti. In caso di insolvenza, infatti, le
attività di un'impresa passano in mano ai creditori mentre
agli azionisti spetta solo quanto rimane dopo che l'ultimo creditore
è stato soddisfatto. Molto spesso si tratta di uno zero assoluto.
La FED ha perso quindi il controllo sugli operatori
economici, e di conseguenza sulle leve di controllo degli aggregati
economici, risultando oramai largamente esautorata, nonostante l'attenzione
dei media e degli investitori professionali alle parole di Greenspan
vogliano farci credere il contrario.
L'unico ruolo effettivo che sembra mantenere la FED è quello
di prestatore di ultima istanza (lender of last resort) e come temiamo
verrà presto esercitato per fare fronte ad un devastante
credit crunch. Una nuova crisi finanziaria che colpirà massicciamente
e direttamente l'economia USA, distruggendo la più grande
illusione alimentata negli ultimi anni.
Solo quest'anno 71 società quotate hanno dichiarato
fallimento e fatto ricorso al chapter 11. Il tasso più alto
dal 1990. Un danno per oltre 180 miliardi di dollari che in termini
di capitalizzazione è l'equivalente della combinazione di
tre società come Dell, Hewlett e JP Morgan. Come riporta
l'ultimo safemoneyreport ci sono oltre 1300 società quotate
ad alto rischio di insolvenza che potrebbero portare alla perdita
totale del capitale azionario, ovviamente a danno assoluto degli
azionisti e a vantaggio relativo dei creditori. Flussi di cassa
negativi, elevato indebitamento, nuove perdite, cattiva gestione
da parte del management potrebbero trascinare molte di queste società
alla bancarotta prima che una REALE ripresa economica riesca a salvarle
e riportarle sulla strada dei profitti.
Al termine di questo mercato bear è probabile
che una riforma del sistema bancario e finanziario assimilabile
a quella del 1933 ristabilisca regole e norme di condotta degli
operatori economici in modo da restituire l'autorità e il
controllo alla banca centrale. Sempre che l'esistenza di una banca
centrale così come è impostata adesso, in un nuovo
contesto di economia altamente globalizzata e finanziariamente sofisticata,
abbia ancora un senso.
Fino ad allora il sistema economico rimarrà
in balia di se stesso e delle forze di mercato, nonostante Greenspan
e i media cerchino pericolosamente di illudere gli investitori del
contrario.
Lo staff
27 Maggio 2002
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