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(07/07/2002) Da
quando in aprile un articolo di Fallstreet.com portò alla
luce la "strana coincidenza" sui dati dell'occupazione,
attendiamo con curiosità le cifre del primo venerdì
di ogni mese per poter assistere all'interruzione negativa della
serie.
Purtroppo anche venerdì scorso la "strana
coincidenza" si è ripetuta ancora, per la nona volta
consecutiva. Non solo il dato di maggio è stato rivisto al
ribasso, ma anche quello di aprile, già corretto in negativo
di 37 mila unità il mese scorso, ha trovato un'ulteriore
limatura.
Riportiamo la tabella di seguito, aggiornata con
i dati pubblicati venerdì.
| Mese |
dati iniziali
|
dati revisionati
|
differenza
|
| Giu 02 |
+36k
|
(ad agosto)
|
|
| Mag 02 |
+41k
|
+24k
|
-17k
|
| Apr 02 |
+43k
|
(+6) -21K
|
(-37k) -64k
|
| Mar 02 |
+58k
|
-21K
|
-79k
|
| Feb 02 |
+66
|
-2
|
-68
|
| Gen 02 |
-89
|
-128
|
-39
|
| Dic 01 |
-124
|
-130
|
-6
|
| Nov 01 |
-331
|
-371
|
-40
|
| Oct 01 |
-415
|
-468
|
-53
|
| Sep 01 |
-199
|
-213
|
-14
|
| Totale |
-950
|
-1330
|
-370k
|
Due giorni prima erano stati resi noti gli ordinativi
all'industria. I dati, più forti delle attese per il mese
appena trascorso (+0.7% contro +0.5% previsto) avevano subito invece
una correzione, guarda caso sempre negativa, con riguardo alle cifre
rilasciate il mese precedente, +0.7% al posto di +1.2%, revisione
sulla quale ovviamente non è stata posta la stessa enfasi
del dato più recente.
Non è facile seguire le statistiche economiche,
ci sono centinaia di numeri da scomporre e decifrare, ed è
un compito riservato a pochi esperti. La maggioranza degli investitori
è invece bombardata da pochi dati riassuntivi, spesso rettificati
solo in sordina e in negativo, che tendono costantemente a far sembrare
la situazione migliore di quella reale.
Senza lasciare spazio a molti dubbi, sembrerebbe
che gli sforzi dei burocrati e degli statistici di Washington siano
tesi a dare una percezione dello stato dell'economia migliore di
quello che è realmente. Poi, quando i riflettori sono puntati
sul nuovo dato, la correzione del mese precedente arriva in sordina
e spesso e volentieri porta un segno sfavorevole alla presunta ripresa
economica.
E' nostra opinione che l'alterazione di bilanci e
scritture contabili non sia un fenomeno limitato e circoscritto
alle aziende private come è emerso fino ad oggi con gli scandali
di Enron e Worldcom. Il problema maggiore risiede proprio nelle
statistiche ufficiali concernenti lo stato di salute dell'economia.
E non solo di quella più recente. Come ha messo in guardia
Stephen
Roach il 31 Luglio, dopo essere stati sottoposti a una adeguata
revisione, verranno rilasciati gli indicatori economici principali
del periodo 1999-2001. Qualche brutta sorpresa tendente a ridimensionare
il boom economico di quel periodo sembrerebbe inevitabile.
Altre voci non amplificate dalla propaganda ufficiale
mettono in forte discussione le statistiche concernenti il GDP e
l'indice dei prezzi al consumo (il CPI), i quali, da diversi anni,
verrebbero alterati grazie all'utilizzo del cosiddetto HEDONIC INDEXING,
teso rispettivamente ad aumentare il primo dato e a diminuire il
secondo.
L'ultimo
articolo di Adam Hamilton riprende in particolare l'argomento
relativo al problema inflazionistico. Noi, come lui, crediamo che
il CPI americano sia artificialmente sottostimato. Una manipolazione
che ha indubbiamente sia implicazioni molto delicate per le decisioni
economiche intraprese negli ultimi anni che ripercussioni poco gradevoli
per gli anni a venire.
Con un'economia apparentemente in crescita del 6.1%
nel primo trimestre dell'anno, la ripresa degli utili tanto propagandata
rimane ancora dietro l'angolo e gli investitori perplessi si chiedono
come mai le borse siano tornate ai livelli di settembre.
La risposta sta anche nella corretta lettura, scomposizione e interpretazione
dei dati macroeconomici, elaborati abilmente ed enfatizzati ad arte
al fine principale di mantenere alta la fiducia del consumatore.
Uno scopo a prima vista alquanto ragionevole e virtuoso.
Se il consumatore si sente poco rassicurato dall'andamento generale
dell'economia, tende a spendere meno e spendendo meno toglie al
sistema economico la linfa vitale nel momento in cui ne avrebbe
più bisogno.
Purtroppo come abbiamo evidenziato nella nostra analisi
macroeconomica, gli squilibri degli aggregati economici dell'economia
USA sono talmente elevati da rendere impossibile una nuova fase
di espansione economica, che non sia per buona parte artificiale,
temporanea, e circoscritta a certi settori verso i quali il governo
riesce a dirottare i capitali pubblici o la banca centrale e le
sue istituzioni satellite i propri flussi di liquidità.
Per queste ragioni, alimentare l'illusione di una
ripresa economica sta diventando estremamente pericoloso. Se nel
breve periodo la tattica riesce a tenere immutato il comportamento
dei consumatori, dando una parvenza di tenuta economica, nel lungo
periodo la strategia sta lentamente spingendo e intrappolando le
famiglie in tre pericolosi vicoli ciechi:
- la morsa del debito,
- un investimento azionario con prospettive ancora catastrofiche
- una bolla edilizia il cui eventuale scoppio è suscettibile
di fare molti più danni del crollo delle borse a cui abbiamo
assistito negli ultimi 2 anni.
Le conseguenze di un fallimento di queste "politiche"
di distorsione dello stato di salute dell'economia potrebbero essere
nel medio lungo termine devastanti. E non solo per le borse, ma
anche per l'immagine dell'intero paese.
Avere cercato di convincere il pianeta dell'esistenza
di un nuovo miracolo economico che si è rivelato essere solo
una brutta favola non ha solo delle ripercussioni a livello di credibilità,
ma spinge quotidianamente le menti più critiche a porsi delle
domande in merito alle ragioni sottostanti l'invenzione di quella
brutta favola. Le risposte, alle quali ogni tanto accenniamo ma
dalle quali preferiamo astenerci, potrebbero essere davvero poco
confortanti.
Lo staff
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