| (19/08/02)
Venerdì L’S&P ha chiuso la quarta settimana consecutiva
in verde, cosa che non succedeva dall’aprile 2001. Meno di
un mese e i mercati, dopo un crollo che aveva diffuso un pessimismo
dilagante (o forse solo una serie di preoccupazioni finalmente del
tutto realistiche) stanno ricominciando a ridare fiducia agli investitori
(ovvero a rialimentare improbabili speranze e pericolose illusioni).
Il rally estivo, favorito da strane accelerazioni, opera di mani
misteriose (vedi il rally nato alle 13 in punto del 14 agosto) continua
imperturbabile il suo percorso scrollandosi di dosso la marea di
notizie negative che vengono rilasciate.
I dati dell’economia americana sono in continuo
peggioramento e il conforto apparente fornito dai bassi numeri di
inflazione e prezzi al consumo in realtà conferma lo scenario
deflattivo in corso. Sui dati corporate lo scenario è tragico:
in otto mesi e mezzo i fallimenti delle società quotate hanno
raggiunto il totale record dell’intero anno 2001.
A luglio i fondi azionari americani hanno subito
un ammontare di riscatti pari a quasi 60 B di dollari. Greenspan,
per compensare il deflusso e mantenere tramite altri canali un livello
adeguato di aria nei mercati azionari, ha provveduto ad aumentare
la massa monetaria per un totale compreso tra i 60 B di dollari
(dato non corretto) e i 90 B di dollari (dato corretto per la stagionalizzazione).
L’IMF, nelle veci di Greenspan sul territorio internazionale,
ha invece salvato dalla bancarotta mezza america latina, stampando
nuovi e pesanti voci di debito sui conti delle Nazioni soffocate
dalla forza (relativa alle valute locali) del dollaro.
Il solito salvataggio a breve termine dei soliti
mercati azionari sopravvalutati. Tutto bene quindi. Perlomeno finchè
gli interventi sempre più incisivi delle autorità
predisposte alla stabilità economica riescono a trattenere
aria dentro alle bolle. Il risultato al di là degli effetti
di breve (stile rimbalzo della borsa giapponese: da 9500 di febbraio
a 12mila di marzo e giugno, nuovamente a 9500 ad agosto) è
il peggioramento degli aggregati economici con tutte le inevitabili
ripercussioni di lungo periodo. Ma poco importa in questi mercati
dove l’attenzione è rivolta prevalentemente ai movimenti
di breve periodo. L’importante, per qualche settimana, è
tornare a indossare i cappelli con la scritta “party time”.
Uno dei dati macroeconomici più interessanti
rimane il debito del governo americano. La cifra del titolo rappresenta
l’ammontare secondo l’aggiornamento
del 15 agosto.
Ecco le variazioni con riferimento agli ultimi anni:
| Variazione a |
|
| 1 anno |
+6.6% |
| 5 anni |
+14.4% |
| 10 anni |
+52.4% |
| 15 anni |
+163.5% |
E piu’ in dettaglio con la variazione annua
paragonata a quella del GDP (valori nominali)
| |
Debito |
GDP anno solare |
| Ago 2002 |
+6.6% |
stimata intorno al 3.5% |
| Sep 2001 |
+2.3% |
+3.4% |
Sep 2000 |
+0.3% |
+6.5% |
| Sep 1999 |
+2.4% |
+5.5% |
| Sep 1998 |
+2.1% |
+5.6% |
| Sep 1997 |
+3.6% |
+6.5% |
| Sep 1996 |
+5.0% |
+5.6% |
| Sep 1995 |
+6.0% |
+4.9% |
| Sep 1994 |
+6.4% |
+6.2% |
| Sep 1993 |
+8.5% |
+5.1% |
| Sep 1992 |
+10.9% |
+5.5% |
| Sep 1991 |
+13.4% |
+3.2% |
| Sep 1990 |
+13.2% |
+5.7% |
| Sep 1989 |
+9.8% |
+7.5% |
| Sep 1988 |
+10.7% |
+7.7% |
Il chart dimostra la nuova impennata a partire dal
2001.

Il problema del debito pubblico americano torna
ad aggravarsi. L’aumento del debito è infatti nuovamente
superiore alla crescita economica. Anche in questo caso poco importa
ai possessori dei titoli di stato: i tassi scendono e i prezzi dei
titoli salgono. Se gli stranieri che hanno in portafoglio parte
di quel debito sono un po’ preoccupati dalla debolezza del
dollaro nei confronti delle valute principali (che potrebbe erodere
i guadagni in conto capitale) tutti gli americani sono contenti.
Un po’ come succedeva per i titoli corporate negli anni di
splendore economico. I problemi arriveranno dopo, ma come sempre
si troverà una soluzione. Magari una soluzione impropria,
forse un nuovo capro espiatorio, stile 9/11.
Lo staff
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