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I nuovi alchimisti

(14/09/02) Nel suo ultimo Storm Watch update Jim Puplava dice dei banchieri centrali: “cercando di trasformare la carta in ricchezza rappresentano la versione moderna degli alchimisti ”.
Il riferimento chiaro ed esplicito è ovviamente al master-stregone di tutte le bolle: Alan Greenspan.

Il credito costituisce il meccanismo con il quale quel fine è perseguito. Negli ultimi tre anni la sua espansione, oramai secondo ritmi esponenziali, ha portato a una crescita degli aggregati creditizi americani di circa di 2 trilioni di dollari annuali, pari a un 20% annuo del GDP. L’accensione di nuovi debiti è divenuta il mezzo principale per finanziare i consumi a sostegno della crescita economica, nonché tutta una serie di investimenti non produttivi, frutto della pessima allocazione dei capitali indotta dalla presenza di numerose bolle speculative che quel credito stesso alimenta.

Molti se lo dimenticano, ma gli effetti delle bolle speculative non sono limitati al gonfiarsi spropositato dei prezzi e poi al suo successivo e drammatico sgonfiamento. Il danno maggiore è dato dal fatto che le bolle, causando una allocazione improduttiva dei capitali, si estendono oltre il puro fenomeno di ascesa/discesa dei prezzi fino ad avere impatti di rilievo sull’economia reale. Costituendo un complesso di risorse limitate, i capitali vengono infatti sottratti a investimenti migliori, se non addirittura necessari, lungo tutta la durata della bolla speculativa, con ripercussioni negative di lungo periodo sulle attività economiche reali. Principio applicabile non solo nel contesto della bolla dell’azionario, ma anche nel contesto di tutte quelle che l’hanno accompagnata e seguita: la bolla del dollaro, del settore immobiliare, dei consumi, del debito internazionale.

In sostanza il credito è divenuto l’unico strumento per evitare la contrazione economica ma allo stesso tempo si è trasformato nell’unico mezzo per riuscire a perpetuare uno dei maggiori schemi di Ponzi mai costruiti nella storia. Rinnovare il debito con nuovo debito fino a che la massa totale comincia a crescere esponenzialmente infatti non costituisce niente altro che il principio a base dello schema di Ponzi. Ne consegue inevitabilmente che quella massa totale di credito/debito di sistema sta assumendo, parallelamente alla sua crescita esponenziale, la proprietà di forza finanziaria più importante, eventualmente incontrollabile e quindi più pericolosa, dell’intero sistema economico.

Due dati rilasciati durante la settimana stanno continuando a confermare il processo in atto.

Il saldo delle partite correnti USA del secondo trimestre è stato pari a 130 B di dollari proiettando il deficit annuo verso i 500 B di dollari. La regola economica alla base degli scambi commerciali internazionali, secondo la quale ci si può indebitare nei confronti del resto del mondo fino al punto in cui si è in grado di produrre nel futuro le risorse necessarie per ripagare il debito contratto, comincia a essere sottoposta a una difficile se non impossibile sostenibilità. Il debito accumulato negli ultimi anni dagli USA è infatti prossimo ai 3.5 trilioni di dollari, ed è finanziato pericolosamente tramite un aumento di pari entità delle passività finanziarie.

Gli investitori esteri possiedono e controllano il 43% del debito americano, circa il 25% del debito societario, e tra il 15-20% del capitale sociale delle aziende americane.
Di fatto negli ultimi due anni la redditività di questi asset finanziari ha cominciato a diminuire nei confronti di quella offerta da altri paesi. Nel momento in cui anche la redditività attesa comincerà ad essere percepita come inferiore a quella ottenibile in altri paesi, gli investitori stranieri non avranno più molte ragioni per giustificare nel proprio portafoglio il possesso degli asset finanziari americani. La smobilizzazione dell’equity o perlomeno il mancato rinnovo delle obbligazioni in portafoglio da parte degli stranieri potrebbe diventare a questo punto inevitabile con ripercussioni sul dollaro e sui flussi finanziari internazionali di natura straordinaria e mai vista prima.

Il secondo dato rilasciato in settimana è quello delle vendite al dettaglio. Uscito migliore delle aspettative (+0.8%, +0.4% il core) è stato accolto favorevolmente dalle borse. Tuttavia ricordiamo che, in base a quanto detto sopra, quei consumi sono resi possibili principalmente dall’accesso a condizioni favorevoli di credito, ovvero non fanno che peggiorare la situazione dello schema di Ponzi in essere accelerandone l’inevitabile destino finale. Tanto più che per effetto degli incentivi e il limitato potere di pricing da parte delle imprese, quei consumi non si traducono in maggiori utili per le aziende stesse o, seguendo un’altra chiave di lettura, in un incremento di reddito (gli utili) in grado di sostenere l’elevata valutazione delle quotazioni azionarie attuali.

La situazione quindi continua a essere altamente preoccupante. Pur considerando tutti i limiti che gli insegnamenti della storia hanno sulle future attività umane ciò che possiamo continuare a ripetere è che i mercati stanno attraversando una fase molto interessante e istruttiva, fonte di un insegnamento davvero unico non solo per i nuovi alchimisti (che ancora preoccupati e concentrati sull’incubo degli anni settanta chiamato inflazione sembrano sul punto di apprendere una nuova e indimenticabile lezione) ma anche per tutti coloro che per la prima volta si stanno affacciando ai mercati attratti dalla loro crescente influenza sulla vita di tutti i giorni.

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