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La FED e le due Banche Europee su posizioni opposte

(8/11/02) La BCE e la Banca d’Inghilterra non hanno tagliato i tassi di interesse. Forse la decisione è solo rimandata alla prossima riunione. Per ora, il fatto che le due Banche Europee abbiano agito in maniera autonoma di fronte al consistente taglio della FED è estremamente rilevante. La divergenza ha creato senza dubbi una situazione di mercato altamente conflittuale tra le più interessanti degli ultimi mesi, i cui sviluppi ed esiti, tuttavia, sono ancora difficilmente prevedibili.

Il dibattito tra gli “esperti” si è acceso immediatamente. La delusione tra gli uomini di mercato che all’interno della bolla si sono ben nutriti, prosperando e moltiplicandosi a danno dei risparmiatori più ingenui, è particolarmente acuta. Da ieri strillano verso i banchieri centrali europei come bambini privati del loro giocattolo preferito (e a proposito ricordiamo con nostalgia gli innocui tubetti delle bolle di sapone che hanno allietato la nostra infanzia).

Secondo il nostro approccio teorico la FED continua a sbagliare e le Banche Europee a fare la cosa giusta. Ulteriori tagli non servono a niente se non a prolungare gli eccessi della bolla, non favoriscono nessuna ripresa, servono solo a mantenere gonfi i prezzi degli asset finanziari, a spingere verso altre pessime allocazioni dei capitali, a finanziare altri investimenti improduttivi. In ultima analisi “aiutano” la gente e gli operatori economici a compiere altre scelte economiche sbagliate che finiranno col vaporizzare ulteriormente il valore dei loro risparmi e dei loro capitali.

In un post bolla la politica monetaria non è in grado di uccidere il Grande Orso. Greenspan aveva già sparato 11 pallottole senza neanche riuscire a ferirlo. L’Uomo delle Bolle, rimasto oramai con poche munizioni a disposizione, ha deciso di sparare un colpo sonoro per fare molto rumore e riuscire almeno nell’unico intento possibile: quello di spaventarlo.

A parte la simpatica metafora usata da Dan Denning del DailyReckoning, ieri abbiamo finalmente capito perchè la FED ha tagliato di mezzo punto e non di 25 bp. Ce lo ha mostrato in maniera molto chiara il mercato stesso: per permettere alla speculazione di riportare giù i tassi di interesse di lungo periodo che si erano rialzati parallelamente alla corsa delle borse. Un rialzo che aveva subito minacciato la bolla immobiliare e la fonte di reddito che ne deriva attraverso il refinancing dei mutui. La monetizzazione degli asset immobiliari ha svolto infatti un ruolo molto importante nel sostenere l’economia americana del post-bolla ed evidentemente rimane ancora cruciale per riuscire a rimandare (ma non a evitare) la recessione.

Lo spread 2-10 anni ha perso oltre 20 basis points in 24 ore, tutto quello che aveva guadagnato nell’ultimo mese. Ecco perchè lo stregone delle bolle ha tagliato, a sorpresa, più di quanto era atteso dagli operatori. Eppure a comprare titoli americani con scadenze tra 10 e 30 anni non sono certo gli stranieri. Non sono neanche gli investitori retail. Comprare i titoli di stato USA, di lunga scadenza, col dollaro che continua a scendere e con i tassi a dieci anni più alti in Europa di oltre mezzo punto, non conviene a nessuno straniero. Tantomeno l’acquisto di titoli a dieci o trenta anni è in grado di curare la massiccia crisi di reddito da asset finanziari di cui stanno soffrendo gli investitori americani, abituati a performace del 20-25% l’anno. E’ nostra opinione che quegli acquisti siano alimentanti da capitali interni e siano il frutto di una speculazione professionale molto pericolosa, indotta dal consistente taglio di 50 bp della FED: si prende a prestito sul mercato monetario e si investe in titoli a lungo termine lucrando oltre due punti e mezzo percentuali.

Easy money grazie a Easy Al.

Peccato che quello spread non sia sfruttabile nè dalle persone fisiche nè dalle aziende, entrambe strozzate da un rischio di credito sempre più elevato.

Le due Banche Centrali Europee hanno scelto di non alimentare speculazioni di infima qualità, di non gonfiare nuove bolle che finiranno col distruggere nuovi risparmi. Le borse scendono di più in Europa, ma le borse sono ancora estremamente sopravvalutate e solo accettando questa realtà si forzano investitori e consumatori a tornare con i piedi per terra e l’economia a spurgare i propri eccessi. Rendiamo merito alle Banche Europee di avere maturato questa consapavolezza e di avere accettato il sacrificio imposto dalla situazione contingente, per quanto, come vedremo, la mossa, sotto la pressione di forze superiori, potrebbe rivelarsi parzialmente inefficace e quindi del tutto temporanea.

La cura del post bolla non può essere indolore, ogni illusione contraria all’assunzione di questa amara medicina rischia di portare solo al disastro finanziario. La recessione è inevitabile su entrambe le sponde, è necessaria per ridurre i debiti di sistema, è fondamentale per risanare gli squilibri. Nel momento in cui arriverà ne pagheranno le conseguenze più pesanti tutti coloro che si sono indebitati oltre le proprie possibilità. Stimolare nuovo debito come sta facendo Easy Al da due anni, pertanto, è una strategia, nel post bolla, estremamente pericolosa e perdente. Tutto questo… in teoria.

A livello pratico, difatti, la situazione non è così semplice. Presenta contorni sfumati e sviluppi molto complicati ed è suscettibile di trasformarsi in una guerra economica per la suddivisione dei costi reali del boom e del post bolla, in gran parte ancora da pagare.

Dovrebbe essere chiaro alle teste uscite dalla mentalità della bolla che non ci potrà essere una ripresa senza prima una recessione. In questa ottica le politiche monetarie estremamente espansive possono avere solo un’obiettivo concreto: cercare di prendere tempo. Ma prendere tempo ha un costo ulteriore che aggrava quello già da pagare. E’ per questo che dietro alla tattica americana di rimandare la recessione non può che nascondersi, a nostro avviso, la strategia di scaricare i costi del boom e quelli accumulati nel post bolla su qualcun altro.

Anzi che perdere tempo con i dibattiti sulla ripresa impossibile bisognerebbe pensare a come pagare i costi delle bolle che Easy Al, in primis, ha deciso di alimentare oltre ogni umana sostenibilità, e soprattutto come questi costi verranno distribuiti tra gli abitanti del pianeta. La realtà è che pochi hanno beneficiato realmente della bolla e molti invece ne pagheranno le conseguenze.

Coerentemente alla qualità e alla quantità delle bolle create, gli USA dovrebbero farsi carico di questi costi in maniera del tutto proporzionale alle proprie bolle e ai propri eccessi. Ma gli USA di fatto non hanno le risorse REALI per ripagare i debiti accumulati che ammontano oramai a oltre tre volte il proprio GDP.
Questa responsabilità, quindi, non è nei piani di chi ha fatto spendere e continua a far spendere ai propri cittadini, tramite l’assunzione di un indebitamento eccessivo e insostenibile, ciò che non potevano e non possono permettersi di spendere.

Il fine del taglio della FED di due giorni fa non può essere quindi che quello di prendere ancora tempo in modo da cercare di trasferire parte di quei costi sui propri finanziatori o forse su qualche altro soggetto.
Sulla base che buona percentuale di quella carta di credito/debito è detenuta dagli stranieri la progressiva diluizione e la continua svalutazione del dollaro continuano a fare il gioco di questo piano.

E’ attraverso queste chiavi di lettura che, a nostro avviso, si dovrebbero cominciare a interpretare le diverse politiche monetarie giunte ieri su posizioni di chiaro conflitto.

Con la spesa dei consumatori americani che sostiene sulle proprie spalle gran parte della produzione mondiale il legame di dipendenza è tuttavia molto delicato e conferisce al debitore un potere contrattuale-“ricattuale” molto forte.

Le politiche monetarie europee continuano ad essere le più giuste in linea di principio, tuttavia, a livello pratico, per il legame instaurato con gli USA, esse stanno facendo e continueranno a fare i conti con la forte dipendenza che lega i creditori ai propri debitori. Sulla base di questa relazione, parte dei sacrifici finalmente accettati dalle autorità del vecchio continente potrebbero essere inutili: un’altra abberrante distorsione apportata dalla bolla che si doveva prendere in considerazione molto tempo fa quando si accolse invece con troppa leggerezza il finto “miracolo economico americano”.

Adesso tutti coloro che hanno creduto a quella favola sono intrappolati in una situazione imbarazzante. Alla pari di un creditore che non ha diversificato i propri rischi essi si trovano a dipendere dal loro debitore più grosso col quale sono legati oramai da un vincolo vitale, al punto tale da non poter chiedere in restituzione i propri crediti legittimi, pena la propria stessa sopravvivenza.

Psicologicamente molti europei invischiati nello schema di Ponzi americano sono addirittura costretti, onde giustificare i propri errori passati, a credere ancora in quella favola finendo col biasimare le proprie Banche Centrali e a elogiare le insanità economiche perseguite oltreoceano. In altre parole rifiutano le chiavi di lettura più corrette e continueranno a sbagliare la maggior parte delle loro valutazioni e le previsioni che ne derivano.

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