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Gennaio 2002

Con questo articolo inauguriamo la serie di scritti
settimanali, mettendo tuttavia in rilievo quanto successo nell'intero
mese di gennaio. E' passato infatti un mese dalla conclusione della
nostra ricerca. Da allora le cose sono andate avanti, siamo riusciti
a mettere online il sito e a comunicare le nostre idee di base al
pubblico. Da qualche giorno abbiamo anche cominciato a scrivere
i nostri commenti giornalieri.
La situazione economica e le sue variabili continuano
ad evolvere, i mercati a muoversi e finora niente ha contraddetto
le nostre ipotesi di base. Anzi, le cose nei loro aspetti fondamentali
ci hanno dato sostanzialmente ragione, e così crediamo che
accadrà fino al verificarsi delle nostre ultime ipotesi.
Gennaio è stato un mese molto particolare.
I mercati hanno chiuso leggermente in rosso e i flussi di capitale
verso i mercati azionari sono stati molto deludenti dando un segnale
statistico decisamente negativo
. Il numero di fallimenti è stato elevato ma è soprattutto
la loro entità ad essere stata considerevole. Il caso Enron
si sta rivelando uno scandalo enorme i cui limiti si estendono giorno
per giorno coinvolgendo personaggi, temi, problematiche inizialmente
inimmaginabili. Il primo fallimento per ordine di grandezza della
storia degli USA è diventato un affare talmente delicato
da potere essere quasi denominato Enrongate.
Ma gennaio ci ha rivelato altri attesi fallimenti.
Se Enron è stato il più grande dell'economia americana
quello di Global Crossing della settimana scorsa è salito
direttamente al quarto
posto.
Le società che in gennaio hanno compilato il Chapter 11,
in modo da trovare una forma di protezione nella riorganizzazione
delle attività e passività successive alla bancarotta,
sono state numerose. Dalla rinomata K-Mart all'ultimo caso di giovedì
31 gennaio, quello di McLeodUSA.
Nel caso di K-Mart i problemi principali che hanno
portato alla crisi sono gli stessi a cui abbiamo accennato in una
sezione della nostra analisi:
l'uso della contabilità creativa per mascherare la reale
situazione finanziaria ed economica delle società quotate.
In questo caso il trasferimento di debiti piuttosto sostanziosi,
circa 7B $, dalla voce passività alle voci sotto la riga
dello stato patrimoniale, le cosidette voci OFF BALANCE SHEET, le
stesse in cui viene contabilizzata la gran parte degli strumenti
derivati. Un accorgimento che era riuscito per lungo tempo a ingannare
gli investitori sulla reale solidità finanziaria della società
ma che inevitabilmente, al protrarsi della scarsa redditività
aziendale, è saltato fuori portandosi K-Mart al collasso
in pochi giorni.
Una pratica contabile che come tante altre stanno
venendo allo scoperto grazie una successione di casi disastrosi
piuttosto imbarazzante. L'effetto più pericoloso è
il crollo di fiducia da parte degli investitori nel management delle
società e ancora di più nelle società di revisione
contabile, le quali, incaricate istituzionalmente di trovare anche
un ago nel pagliaio dei libri contabili non ci trovano (o non ci
vogliono vedere) neanche un elefante!
Siamo sicuri che i casi emersi finora siano solo
la punta dell'iceberg di un fenomeno quasi di massa di cui si è
abusato a Wall Street negli ultimi anni. Ciò è stato
reso possibile dalla copertura di un boom senza precedenti che ha
distolto l'attenzione degli investitori concentrandola prevalentemente
sulle assurde e irrealistiche performance dei prezzi azionari. Peccato
che con buone probabilità l'effetto sarà quasi simmetrico
in una crisi azionaria senza precedenti.
Nel mese di gennaio c'è stato un altro evento finanziario
che a qualcuno potrebbe essere sfuggito: il valore del Nikkei, l'indice
giapponese, è sceso sotto quello del Dow Jones per la prima
volta dopo il 1957. Un sorpasso verso il basso che avviene a distanza
di 12 anni dai massimi storici raggiunti dal Nikkei a inizio 1990
(quasi 40000 punti) e che ci dovrebbe mettere all'erta sugli effetti
di ogni post-bubble finanziaria, di qualunque genere essa sia. Nonché
sulla lunghezza e sulla rigidità del mercato orso che ne
consegue.
Indubbiamente ci sono numerosi eventi che si stanno
ripetendo in questi ultimi mesi a distanza di tantissimi anni. Ce
n'è un altro che si è verificato proprio nel mese
di gennaio. E' un fenomeno legato sempre ai mercati azionari: a
distanza di un anno da un secondo taglio consecutivo dei tassi di
interesse i mercati azionari non sono riusciti a decollare e si
ritrovano invece a livelli ancora più bassi. Dal 1915 era
successo una volta sola sulle 20 in cui la FED aveva tagliato i
tassi due volte consecutivamente. Potremmo chiedervi quando accadde
nell'altra occasione e lasciarvi indovinare, ma la risposta sarebbe
troppo facile.
Si, proprio nel 1929!!!
Gennaio ha visto pubblicato il grosso dei report
societari trimestrali: i profitti per il quarto trimestre 2001 finora
sono scesi del 23,7% rispetti a quelli del Q42000, e il bilancio
totale è atteso a -22,3%.
L'outlook per tutto il 2002 vede una crescita attesa del 17,7% in
aumento rispetto alla crescita del 16,1% ipotizzata a inizio gennaio,
ma questo principalmente per le nuove regole introdotte sulla contabilizzazione
di certi assets di bilancio. Cisco annuncerà i risultati
del proprio trimestre durante la prossima settimana, mercoledì
6 febbraio. Le previsioni fatte finora dalle altre società
più capitalizzate dal mercato, salvo rare eccezioni, non
hanno confermato le ottimistiche previsioni degli analisti.
E infine parliamo del dollaro. Sui mercati valutari viaggia a gonfie
vele. Non è quello che nel medio lungo termine abbiamo previsto
nella nostra analisi. Tuttavia anche nel suo movimento di breve
relativo all'ultimo mese ci ha parzialmente sorpreso. Diciamo parzialmente
perché se la forza del dollaro sulle altre valute può
essere dovuta alla temporanea maggiore debolezza delle valute stesse
in diretta competizione cartacea col dollaro, la sua forza nei confronti
dell'oro e dell'argento è stata messa in discussione per
tutto il mese di gennaio.
E' da qualche mese che seguiamo i movimenti dell'oro
e dell'argento e siamo convinti che nel 2002 potrebbero uscire da
un mercato orso che si protrae da circa 20 anni per diventare i
veri antagonisti del biglietto verde. Non è una sensazione
isolata. Parleremo meglio di questi due metalli in uno scritto futuro.
Per adesso facciamo le seguenti osservazioni: nel 2001 tra i settori
azionari che hanno performato meglio c'è stato proprio quello
legato all'estrazione dell'oro. A fine anno, grazie a un clamoroso
squeeze nei tassi di interesse per prendere a prestito l'argento,
anche le azioni legate a questo secondo metallo hanno mostrato ottime
performance.
Il possibile inizio di un nuovo trend ha continuato
a consolidarsi con queste tre caratteristiche anche nel mese di
gennaio:
- i fondi che investono nel business delle miniere
hanno avuto flussi di capitali positivi
- le azioni legate ad oro e argento e gli indici
che le rappresentano sono saliti,
- gli operatori istituzionali hanno continuano
a chiudere parte dei contratti derivati sull'oro in cui avevano
posizione ribassista
e tutto questo nonostante i "soliti noti"
abbiamo esercitato le "solite" pressioni per spingere
il prezzo dell'oro e dell'argento nuovamente in basso. Venerdì
1 Febbraio l'oro ha rialzato la testa salendo di 4$ e chiudendo
a 286,80$. Comincerà una nuova settimana sui massimi degli
ultimi mesi.
Questo chiaro movimento sul prezzo dei due metalli
ma soprattutto quello ancora più direzionale delle azioni
legate ad essi vuole segnalare o anticipare qualcosa, e non è
certo la ripresa economica in cui ci fanno sperare le rosee previsioni
degli analisti per il secondo semestre del 2002. Potrebbe essere
invece l'indicatore di una imminente crisi di fiducia nel dollaro
o di una spinta inflazionistica. Forse ne capiremo di più
nella settimana che sta per cominciare.
Lunedì 4 Febbraio 2002
Lo staff
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