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Commento del 31/01/2002

Bilancio del primo mese in rosso: HAPPY NEW BEAR

I tre principali indici americani hanno chiuso gennaio in rosso, il primo dallo scorso settembre. Perdite tutto sommato contenute grazie al recupero degli ultimi due giorni. Poteva andare molto peggio: una chiusura del Dow Jones sotto i minimi di dicembre, intorno a 9700, avrebbe tracciato sul grafico una candela estremamente ribassista. Grazie all'intervento dei soliti noti si è scongiurato perlomeno un forte segnale tecnico di vendita. Tuttavia negli ultimi 50 anni i principali indici hanno chiuso l'anno coerentemente al segno registrato in gennaio nel 90% dei casi. Un brutto auspicio, come a dire: "HAPPY NEW BEAR". Il 2002 promette già male.

A conferma di questo suggerimento sono stati rilasciati oggi i numeri relativi all'afflusso di capitali in fondi azionari nel 2001: solo un più 32,3B di dollari contro gli oltre 300B del 2000. Un calo di circa il 90% e già le proiezioni dei dati relativi al gennaio 2002 sembrano non promettere niente di buono per l'anno in corso.

La passione degli americani per le azioni ha conosciuto un notevole ridimensionamento che potrebbe continuare nel 2002. In mancanza di una robusta ripresa, finora annunciata ma sempre smentita dai risultati delle aziende, l'atteggiamento nei confronti del mercato azionario potrebbe rivelarsi quest'anno ancora meno esuberante se non conservativo o addirittura scettico. E senza il supporto dei fondi azionari i mercati hanno ben poche chance di riprendere la loro corsa. Anzi, un flusso negativo potrebbe innescare il processo inverso.

Dal fallimento di Enron a quelli di K-Mart e Global Crossing (la capitalizzazione di GX aveva raggiunto nel 2000 oltre 70B, più di Enron!), fino a quello odierno di McLeodUSA, includendo il crac dell'Argentina e accadimenti più lievi come le voci su Tyco, nelle ultime settimane gli eventi che hanno minato la fiducia dell'investitore nei mercati azionari sembrano essere diventati già troppo numerosi.

Una fiducia oramai al limite della diffidenza verso tre categorie di attori: il management che trucca le carte in tavola, gli analisti che ne supportano le manipolazioni, e i revisori contabili che chiudono gli occhi e fanno finta di niente.

Soprattutto a causa delle varie ripercussioni che sta avendo il caso Enron, anche la fiducia verso la classe politica sembra accusare i primi colpi. Del resto a differenza di noi italiani, che fiducia in questa ultima categoria ne abbiamo riposta sempre poca, gli americani sono sempre stati un po' troppo ingenui e boccaloni. E presto potrebbero pentirsene molto velocemente, come è già accaduto in altre occasioni.

Rimangono Greenspan e il dollaro. Finora si sono dimostrati inattaccabili, tuttavia come ben sappiamo sono pieni di punti deboli. Arriverà anche sulla scene americana un imbelle Paride a scagliare le sue frecce?

31 Gennaio 2002
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