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Bilancio del primo mese in rosso: HAPPY
NEW BEAR
I tre principali indici americani hanno chiuso gennaio
in rosso, il primo dallo scorso settembre. Perdite tutto sommato
contenute grazie al recupero degli ultimi due giorni. Poteva andare
molto peggio: una chiusura del Dow Jones sotto i minimi di dicembre,
intorno a 9700, avrebbe tracciato sul grafico una candela estremamente
ribassista. Grazie all'intervento dei soliti noti si è scongiurato
perlomeno un forte segnale tecnico di vendita. Tuttavia negli ultimi
50 anni i principali indici hanno chiuso l'anno coerentemente al
segno registrato in gennaio nel 90% dei casi. Un brutto auspicio,
come a dire: "HAPPY NEW BEAR". Il 2002 promette già
male.
A conferma di questo suggerimento sono stati rilasciati
oggi i numeri relativi all'afflusso di capitali in fondi azionari
nel 2001: solo un più 32,3B di dollari contro gli oltre 300B
del 2000. Un calo di circa il 90% e già le proiezioni dei
dati relativi al gennaio 2002 sembrano non promettere niente di
buono per l'anno in corso.
La passione degli americani per le azioni ha conosciuto
un notevole ridimensionamento che potrebbe continuare nel 2002.
In mancanza di una robusta ripresa, finora annunciata ma sempre
smentita dai risultati delle aziende, l'atteggiamento nei confronti
del mercato azionario potrebbe rivelarsi quest'anno ancora meno
esuberante se non conservativo o addirittura scettico. E senza il
supporto dei fondi azionari i mercati hanno ben poche chance di
riprendere la loro corsa. Anzi, un flusso negativo potrebbe innescare
il processo inverso.
Dal fallimento di Enron a quelli di K-Mart
e Global Crossing (la capitalizzazione di GX aveva raggiunto
nel 2000 oltre 70B, più di Enron!), fino a quello odierno
di McLeodUSA, includendo il crac dell'Argentina e accadimenti
più lievi come le voci su Tyco, nelle ultime settimane
gli eventi che hanno minato la fiducia dell'investitore nei mercati
azionari sembrano essere diventati già troppo numerosi.
Una fiducia oramai al limite della diffidenza verso
tre categorie di attori: il management che trucca le carte in tavola,
gli analisti che ne supportano le manipolazioni, e i revisori contabili
che chiudono gli occhi e fanno finta di niente.
Soprattutto a causa delle varie ripercussioni che
sta avendo il caso Enron, anche la fiducia verso la classe politica
sembra accusare i primi colpi. Del resto a differenza di noi italiani,
che fiducia in questa ultima categoria ne abbiamo riposta sempre
poca, gli americani sono sempre stati un po' troppo ingenui e boccaloni.
E presto potrebbero pentirsene molto velocemente, come è
già accaduto in altre occasioni.
Rimangono Greenspan e il dollaro. Finora si
sono dimostrati inattaccabili, tuttavia come ben sappiamo sono pieni
di punti deboli. Arriverà anche sulla scene americana un
imbelle Paride a scagliare le sue frecce?
31 Gennaio 2002
Lo staff
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