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Approfondimento

Via libera al nuovo mercato toro
(The Higher They Go The Harder They Can Fall)

(02/03/2002) La settimana si è chiusa con una giornata in forte rialzo: +2,60% per il Dow, +4,11% per il Nasdaq e +2,26% per l'S&P. Dopo una serie di numeri tendenzialmente positivi sia a livello micro (tra cui quelli di General Motors ) che macroeconomici, i dati statistici di venerdì sono stati decisivi per far decollare i mercati azionari americani, nei giorni precedenti ancora piuttosto deboli e incerti (come dimostrato nei chart dalle candele delle giornate di mercoledì e giovedì).

Gli investitori che cominciavano a nutrire qualche dubbio sulle reali possibilità di una rapida ripresa economica USA possono finalmente allontanare ogni preoccupazione. Ad aiutarli nella facile impresa è già accorso un vasto bombardamento di commenti euforici e giubilanti, presumibilmente destinato a proseguire nelle prossime settimane.

Rinvigorito da dati apparentemente positivi, a questo punto sembrerebbe oramai garantito un nuovo ciclo di brain-storming, quel lavaggio del cervello attuato dall'industria dei titoli azionari con il principale scopo di convincere gli investitori a entrare nell'investimento azionario. Uno scopo iniquo e miope sostenuto ancora da troppi conflitti di interesse di difficile risoluzione e avente come obiettivo finale il più imponente trasferimento di ricchezza operato nel corso della storia.

Poco importa che qualcuno intaschi i proventi di quelle vendite realizzate a prezzi tutt'altro da saldo e che qualcun altro invece paghi per un valore talvolta addirittura inesistente (Enron, Global Crossing tra i nomi più grossi).

Venerdì Yahoo ha ricevuto uno strong buy. Nonostante il ridimensionamento da oltre 200 dollari a meno di venti, Yahoo, come tante altre società, ha visto i propri profitti crollare più velocemente dei prezzi delle proprie azioni e tuttora offre un price/earning non propriamente degno dell'affare del secolo. Forse più degno della fregatura del secolo. Ma già venerdì questa considerazione è stata retrocessa come un fattore di scarsa o nulla importanza ai fini della valutazione del titolo. E Yahoo ha sovraperformato l'indice, volando su del 14%.

Le illusioni sulla new economy e sul nuovo corso storico intrapreso dall'umanità sono indubbiamente sempre lì, dormienti, e pronte ad avvampare alla prima sollecitazione. Come successo ieri. Ancora qualche altro numero positivo e finalmente sotto l'impulso di queste crescenti sollecitazioni si potrà ricominciare a premere il tasto BUY su qualunque piattaforma di trading online con grande serenità, oltre che tornare di gran carriera in banca per chiedere un nuovo prestito per l'acquisto di una nuova automobile e/o per accendere un nuovo mutuo per l'acquisto di una nuova casa.


Sono in molti ad avere notato che sui grafici giornalieri dei principali indici si sono rotte diverse resistenze e si è aperta la strada verso una ulteriore risalita dei corsi azionari. Un motivo in più per rincorrere dei prezzi già rimbalzati in un solo giorno di oltre il 10%. E' quello che probabilmente farà la maggior parte della gente già lunedì per riuscire a saltare sul solito treno annunciato in partenza. Poco importa che per l'ennesima volta possa rivelarsi quello sbagliato. Del resto basta capirlo e in caso riscendere alla stazione successiva. In pochi tuttavia hanno imparato a farlo prima che diventi troppo tardi.

Ciò che conta è solo reagire e reagire velocemente agli input, soprattutto quelli positivi. Fermarsi, riflettere, pensare, analizzare sono attività che non appartengono a questa fase di mercato. L'attività di ricerca, la Due Diligence, rappresenta solo una perdita di tempo. Per la maggior parte delle persone è persino un'attività alquanto nebulosa se non del tutto impraticabile per mancanza delle specifiche conoscenze tecniche.

L'investitore medio, come hanno dimostrato ancora una volta i mercati negli ultimi anni, più che un essere pensante è assimilabile a un corpo in movimento. Ad esso sono applicabili i principi della dinamica, non quelli dell'economia, della storia, o se vogliamo della filosofia.
E le forze dinamiche che si applicano a questi corpi in moto sono oramai prevalentemente solo forze rialziste, esercitate in primo luogo dalle teste parlanti delle varie bubble-vision.


Nell'ultima settimana sono state rese note le trascrizioni dettagliate dei meeting della FED (rilasciate solo a distanza di diversi anni) e in particolare quello del 24 settembre 1996 in cui, con il Dow Jones ancora sotto 6000, Alan Greenspan era già seriamente preoccupato della bolla speculativa allora in corso. A distanza di qualche mese da quella riunione osò pronunciare la frase riportata nella nostra home page.

Le reazioni dei mercati furono negative e le critiche seguenti ancora più pesanti. Da allora smise di esercitare con decisione la propria influenza per arrestare la preoccupante escalation dei corsi azionari. Con i risultati che abbiamo visto negli ultimi anni. Tra questi anche i tentativi massicci, e senza alcun precedente storico di esito positivo, tesi a evitare il naturale risgonfiarsi della bolla stessa.

A causa di questa artificiale opposizione la bolla oggi non è più circoscritta solo ai prezzi dei titoli, ma attraverso le bolle primarie dello stock di moneta e del debito del settore privato opportunamente rifornite di ulteriore aria, si è estesa anche ai prezzi delle case e al dollaro.

Forse un giorno scopriremo il perché di questa aberrante mistificazione di intenti.
Fino ad oggi tuttavia non possiamo che rimanere basiti di fronte ad un operato estremamente superficiale e giustificabile, secondo le opinioni già espresse nella nostra ricerca, solo da motivazioni che vanno oltre i principi di una sana e onesta politica monetaria e che sconfinano invece nell'esercizio di un forte potere fiscale, benché non ancora percepito, e quasi in quello di un potere militare . Entrambi, sulla base di altre simili esperienze storiche, potrebbero rivelarsi estremamente dannosi per il sistema nel suo complesso.

Ma l'investitore medio non si pone questi quesiti tantomeno cerca di darsi delle risposte. Se per comprare un cellulare o un altro apparecchio elettronico il potenziale acquirente impiega diverse ore nella ricerca delle informazioni che possano guidarlo al prodotto migliore, lo stesso soggetto in qualità di potenziale investitore raramente impiega più di qualche decina di minuti per valutare la convenienza di un investimento azionario, e nel 95% dei casi ciò avviene esclusivamente su raccomandazioni di esperti o sulla base di poche informazioni artefatte e ben impacchettate da un altro venditore di turno. Un vero paradosso se raffrontiamo il valore dell'apparecchio (nell'ordine di qualche centinaio di euro) ai soldi gettati quasi alla cieca su un titolo pubblicizzato come fosse un numero della lotteria (nell'ordine di qualche decina di migliaia di euro).

E' per questo motivo che si compravano titoli ridicolmente sopravvalutati due anni fa, ed è sempre per lo stesso motivo che oggi si continuano a comprare titoli ancora più sopravvalutati di allora. Sotto la montagna di carta azionaria che si continua a vendere come la migliore allocazione di risorse manca infatti l'elemento fondamentale che regge tutto il meccanismo di investimento: i profitti.

Mancano oggi e mancheranno domani anche nell'ipotesi, oramai data per scontata, di una ripresa economica (la forza e la durata della quale, tuttavia, restano un gran mistero). Produrre e riuscire a vendere di più con il risultato di far crescere il GDP e allontanare lo spettro della recessione (o ancora peggio produrre per aumentare le scorte di magazzino, il cui destino rimane ancora ignoto) non implica necessariamente fare profitti da reinvestire in maniera sana, soprattutto nel caso in cui poi si venda a prezzi da saldo, con margini ridotti o addirittura negativi. L'unico effetto, in tal caso, si traduce in due pessimi risultati:

- il primo consiste in un ulteriore peggioramento dei bilanci aziendali,
- il secondo si materializza invece in uno stimolo controproducente nei confronti della capacità d'acquisto di un consumatore arrivato oramai al capolinea.

Qualche altro passo in avanti e ci ritroveremo entrambi (consumatore e azienda) trasformati in inesperti funamboli. La corda che li sostiene è quella del debito, e intorno c'è il baratro dell'insolvenza. Una semplice perdita di equilibrio, o il cedimento di quella stessa corda per cause strutturali, e le conseguenze potrebbero diventare ancora una volta facilmente prevedibili.

Sabato 2 Marzo 2002

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