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Don't fight the crowd

Dal gennaio 2001, dopo i primi tagli dei tassi di
interesse da parte della FED, molti analisti e la totalità
delle teste parlanti cominciarono a ripetere ossessivamente una
frase: "don't fight the FED", e dietro ad essa il sottotitolo:
è tornato il momento di comprare per il lungo periodo.
Un consiglio che si è rivelato quasi catastrofico.
Nel 2001 gli indici azionari americani hanno chiuso tutti in rosso
per il secondo anno consecutivo, e solo grazie al forte rimbalzo
dell'ultimo trimestre sono riusciti a contenere le perdite entro
percentuali non apocalittiche:
il Dow -7,1% (contro minimi toccati di -25,3%),
l'S&P -13% (contro -28,5%) e
il Nasdaq -21.2% (contro -43.9%!).
Sempre nel 2001 si sono avuti tre rally molto violenti,
quello di gennaio, quello di aprile-maggio e quello del trimestre
ottobre-dicembre. Tre splendide occasioni per fare soldi comprando
azioni, pur nell'ambito di un mercato ribassista e soprattutto nel
comparto del tecnologico, in cui rimbalzi del 100-200% sono stati
comuni a molte azioni.
La condizione per trattenere quei guadagni è
stata in tutti i casi (tranne per il Dow nell'ultimo caso e fino
ad oggi, ma come abbiamo visto il Dow
è un indice molto particolare) quella di vendere ai segnali
di esaurimento del rimbalzo e prima della nuova fase discendente.
Il consiglio valido per sfruttare i movimenti di
borsa del 2001 si è rivelato, quindi, non tanto il troppo
abusato "don't fight the FED", quanto il più saggio
e trascurato "don't fight the CROWD": comprare solo per
il breve periodo, sfruttando e lasciando sfogare ad ogni occasione
l'irrazionale esuberanza della folla.
Una regola tendenzialmente valida in tutti i mercati
ribassisti e, all'interno di essi, più nei movimenti al rialzo
(generalmente più prevedibili e sfruttabili) che in quelli
di ribasso (più subdoli e sfruttabili fino a poco tempo fa
solo dai professionisti).
Gli speculatori più abili lo hanno fatto e
continuano a sfruttare questi violenti rimbalzi ogni volta che se
ne presenta l'occasione. Proprio come negli ultimi giorni.
Sono i primi ad entrare, sia per chiudere le posizioni corte che
per andare temporaneamente lunghi. I titoli più sicuri sono
i primi a beneficiarne. Gradualmente cominciano a entrare anche
gli altri investitori più ingenui i quali, ridando fiducia
ai consigli dei soliti esperti, finiscono per dare le spinte più
consistenti al rialzo rientrando in massa e senza razionalità
su ogni titolo, persino sulle croste destinate al fallimento.
Quando il movimento si esaurisce la maggior parte
dei pesci piccoli, e inevitabilmente tra loro anche qualcuno più
grosso e altrettanto imprudente, rimane intrappolata nella rete
dell'orso.
Come quella del gennaio 2001, come quella di aprile maggio, come
molto probabilmente quella dell'ultimo trimestre che nel rimbalzo
degli ultimi giorni sta trovando un pericolosissimo e subdolo prolungamento.
Nell'opinione generale si sta infatti consolidando
l'idea che i mercati abbiano fallito definitivamente il tentativo
di fare nuovi minimi. A nostro avviso invece stanno solo cercando
di intrappolare il numero maggiore possibile di partecipanti al
mercato.
E' un classico comportamento dei violenti mercati
ribassisti come quello iniziato dopo la scoppio della bolla speculativa:
alimentare le illusioni dei rialzisti in maniera sempre più
diffusa per attirare dentro la propria trappola il numero più
alto di vittime possibili.
Come abbiamo detto nell'ultimo approfondimento
l'investitore medio è mosso più da forze dinamiche
che non da principi economici razionali. Questo paradigma ha trovato
le massime conferme soprattutto negli ultimi anni in cui l'approccio
all'investimento azionario è stato lo stesso del giocatore
d'azzardo di fronte al tavolo verde.
Un modello comportamentale nato con la bolla speculativa
e che si alimenta ancora delle identiche illusioni sviluppate in
quella stessa bolla, ma destinato a lasciare il posto non tanto
a una maggiore razionalità quanto piuttosto a una forte avversione
per il rischio, come del resto è sempre avvenuto nella fase
finale di ogni mercato ribassista.
Fino a quando le possibilità di sfruttare
l'irrazionale esuberanza delle folle sul lato rialzista non si esauriranno
quasi del tutto (e il movimento degli ultimi giorni sta offrendo
ancora una volta questa possibilità) le nostre ipotesi sul
futuro dei mercati azionari trovano conferma, oltre che nei dati
macroeconomici, anche in questi fattori psicologici.
La fase finale del mercato ribassista che deve
ancora realizzarsi dovrebbe essere in grado di cambiare la mentalità
degli investitori alla stessa maniera di come l'ha cambiata l'ultimo
boom, e questo tanto più drasticamente quanto più
lunga e ostinata sarà la fase di transizione in corso.
E' una regola che ha sempre trovato conferma al termine di qualunque
fase post-bubble. A parte questa. Naturalmente fino ad oggi.
04 Marzo 2002
Lo staff
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