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Commento del 04/03/2002

Don't fight the crowd

Dal gennaio 2001, dopo i primi tagli dei tassi di interesse da parte della FED, molti analisti e la totalità delle teste parlanti cominciarono a ripetere ossessivamente una frase: "don't fight the FED", e dietro ad essa il sottotitolo: è tornato il momento di comprare per il lungo periodo.

Un consiglio che si è rivelato quasi catastrofico. Nel 2001 gli indici azionari americani hanno chiuso tutti in rosso per il secondo anno consecutivo, e solo grazie al forte rimbalzo dell'ultimo trimestre sono riusciti a contenere le perdite entro percentuali non apocalittiche:

il Dow -7,1% (contro minimi toccati di -25,3%),
l'S&P -13% (contro -28,5%) e
il Nasdaq -21.2% (contro -43.9%!).

Sempre nel 2001 si sono avuti tre rally molto violenti, quello di gennaio, quello di aprile-maggio e quello del trimestre ottobre-dicembre. Tre splendide occasioni per fare soldi comprando azioni, pur nell'ambito di un mercato ribassista e soprattutto nel comparto del tecnologico, in cui rimbalzi del 100-200% sono stati comuni a molte azioni.

La condizione per trattenere quei guadagni è stata in tutti i casi (tranne per il Dow nell'ultimo caso e fino ad oggi, ma come abbiamo visto il Dow è un indice molto particolare) quella di vendere ai segnali di esaurimento del rimbalzo e prima della nuova fase discendente.

Il consiglio valido per sfruttare i movimenti di borsa del 2001 si è rivelato, quindi, non tanto il troppo abusato "don't fight the FED", quanto il più saggio e trascurato "don't fight the CROWD": comprare solo per il breve periodo, sfruttando e lasciando sfogare ad ogni occasione l'irrazionale esuberanza della folla.

Una regola tendenzialmente valida in tutti i mercati ribassisti e, all'interno di essi, più nei movimenti al rialzo (generalmente più prevedibili e sfruttabili) che in quelli di ribasso (più subdoli e sfruttabili fino a poco tempo fa solo dai professionisti).

Gli speculatori più abili lo hanno fatto e continuano a sfruttare questi violenti rimbalzi ogni volta che se ne presenta l'occasione. Proprio come negli ultimi giorni.
Sono i primi ad entrare, sia per chiudere le posizioni corte che per andare temporaneamente lunghi. I titoli più sicuri sono i primi a beneficiarne. Gradualmente cominciano a entrare anche gli altri investitori più ingenui i quali, ridando fiducia ai consigli dei soliti esperti, finiscono per dare le spinte più consistenti al rialzo rientrando in massa e senza razionalità su ogni titolo, persino sulle croste destinate al fallimento.

Quando il movimento si esaurisce la maggior parte dei pesci piccoli, e inevitabilmente tra loro anche qualcuno più grosso e altrettanto imprudente, rimane intrappolata nella rete dell'orso.
Come quella del gennaio 2001, come quella di aprile maggio, come molto probabilmente quella dell'ultimo trimestre che nel rimbalzo degli ultimi giorni sta trovando un pericolosissimo e subdolo prolungamento.

Nell'opinione generale si sta infatti consolidando l'idea che i mercati abbiano fallito definitivamente il tentativo di fare nuovi minimi. A nostro avviso invece stanno solo cercando di intrappolare il numero maggiore possibile di partecipanti al mercato.

E' un classico comportamento dei violenti mercati ribassisti come quello iniziato dopo la scoppio della bolla speculativa: alimentare le illusioni dei rialzisti in maniera sempre più diffusa per attirare dentro la propria trappola il numero più alto di vittime possibili.

Come abbiamo detto nell'ultimo approfondimento l'investitore medio è mosso più da forze dinamiche che non da principi economici razionali. Questo paradigma ha trovato le massime conferme soprattutto negli ultimi anni in cui l'approccio all'investimento azionario è stato lo stesso del giocatore d'azzardo di fronte al tavolo verde.

Un modello comportamentale nato con la bolla speculativa e che si alimenta ancora delle identiche illusioni sviluppate in quella stessa bolla, ma destinato a lasciare il posto non tanto a una maggiore razionalità quanto piuttosto a una forte avversione per il rischio, come del resto è sempre avvenuto nella fase finale di ogni mercato ribassista.

Fino a quando le possibilità di sfruttare l'irrazionale esuberanza delle folle sul lato rialzista non si esauriranno quasi del tutto (e il movimento degli ultimi giorni sta offrendo ancora una volta questa possibilità) le nostre ipotesi sul futuro dei mercati azionari trovano conferma, oltre che nei dati macroeconomici, anche in questi fattori psicologici.

La fase finale del mercato ribassista che deve ancora realizzarsi dovrebbe essere in grado di cambiare la mentalità degli investitori alla stessa maniera di come l'ha cambiata l'ultimo boom, e questo tanto più drasticamente quanto più lunga e ostinata sarà la fase di transizione in corso.
E' una regola che ha sempre trovato conferma al termine di qualunque fase post-bubble. A parte questa. Naturalmente fino ad oggi.

04 Marzo 2002

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