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Massive single-day rally di mercato Bear

Adam Hamilton è indubbiamente uno dei migliori
studiosi della bubble del Nasdaq. Lo leggiamo da quasi due anni
e siamo costantemente impressionati dal profondo acume che sostiene
ciascuna delle analisi pubblicate con cadenza settimana sul suo
sito Zeal.
Sono quindi quasi due anni che, affascinati dalle
argomentazioni di Adam, segnaliamo il suo sito a tutti gli scettici
della bubble, non senza un filo di volontaria provocazione. In particolare
amiamo indirizzare subito l'attenzione sull'eloquente grafico Nasdaq
2000 vs Dow Jones 1929 che, aggiornato di settimana in settimana,
troneggia sulla home page.
Lo riportiamo qua sotto.

Sono ovviamente quasi due anni che la gran parte di quegli scettici
lancia una breve occhiata al grafico e con un motto di derisione
chiude subito la pagina senza degnarsi di andare oltre. L'analogia
Nasdaq 2000 - Dow Jones 1929 viene negata immediatamente con motivazioni
che l'evidenza inconfutabile dei fatti ha, finora, ricoperto di
ridicolo.
Quella linea rossa continua a seguire il percorso
che fu del Dow Jones oltre settanta anni fa. Inesorabilmente verso
il basso, verso nuovi minimi di volta in volta dichiarati erroneamente
il fondo ultimo, la fine del mercato bear .
Tutti questi scettici avrebbero invece fatto bene
a memorizzare il sito di Adam tra i loro preferiti per consultarlo
settimanalmente come facciamo noi. Sappiamo che pochi di loro l'hanno
fatto. E' più facile e confortevole per quasi ogni investitore
ascoltare il canto delle sirene che non la voce di Cassandra, sia
che esso venga da dentro di se, o come più generalmente accade,
da un genere di informazione esterna altamente superficiale e poco
obiettiva.
Negli ultimi due anni quel canto ha portato rovinosamente
a una distruzione del capitale non indifferente mentre la voce di
Cassandra avrebbe portato a una saggia e preziosa difesa dello stesso.
Nella sua lunga serie di analisi Adam si è
dedicato più volte ad analizzare un fenomeno molto particolare:
le fasi rialziste all'interno di un trend maggiore ribassista. La
spettacolare giornata di fuochi di artificio di mercoledì
gli ha offerto l'opportunità di scrivere un ulteriore articolo
su questo fenomeno piuttosto interessante, visto ancora più
da vicino, attraverso, cioè, l'esame dei "massive rally"
giornalieri.
Con nostro sommo piacere lo abbiamo potuto leggere
puntualmente venerdì sera, dopo la chiusura dei mercati,
giorno in cui la pagina di Zeal viene aggiornata.
Rimandiamo all'articolo originale i lettori che non
hanno problemi a leggere l'inglese e offriamo qui di seguito solo
un breve riassunto dei risultati ai quali la sua analisi è
pervenuta.
Premettiamo che i risultati non ci sorprendono affatto,
forse per la stessa natura contrarian che ci contraddistingue e
che ci ha sempre portato a identificare rally di tale portata come
la caratterizzazione esclusiva di un mercato bear lungi dall'aver
trovato il proprio fondo.
L'incremento percentuale fatto registrare dal Nasdaq
mercoledì 8 maggio 2002, pari al 7.8%, costituisce secondo
un ordine di grandezza percentuale l'ottavo rally giornaliero della
storia del Nasdaq. Indubbiamente una performance impressionanete
e interessante.
Partendo dal 1990, anno in cui il Nasdaq toccò
un minimo di 322 punti, ed esaminando la distribuzione delle giornate
con massiccia variazione percentuale positiva, la concentrazione
delle osservazioni non si colloca, come si potrebbe pensare intuitivamente,
negli anni del boom che portarono l'indice fino a vette prive di
ossigeno, bensì negli ultimi due anni succcessivi allo scoppio
della bolla.
Più in dettaglio l'analisi conduce ai seguenti
risultati estremamente contro-intuitivi.
Estraendo tra le oltre 3000 giornate operative che
vanno dal gennaio 1990 al maggio 2002, ben 36 dei 50 rally giornalieri
maggiori, o il 72%, è avvenuto dopo marzo 2000.
Considerando invece solo i 25 rally maggiori, ben
22 o l'88% appartengono all'intervallo cronologico seguente il picco
del 2000.
E infine, tutti e dieci le migliori giornate del
Nasdaq, di cui mercoledì rappresenta per ordine di grandezza
l'ottava, si concentrano negli ultimi due anni. Per trovare un rally
significativo anteriore al marzo 2000 bisogna scorrere fino al quindicesimo
classificato.
Come la nostra percezione ci aveva fatto intuire,
l'analisi dimostra chiaramente che i "massive rally" sono
un fenomeno tipico di mercato bear. Non si pongono cioè a
preludio di giorni migliori, quanto piuttosto a conferma della direzione
maggiore in corso e come pessimo auspicio per i giorni a venire.
In due parole, sono per gli investitori pericolosi e ingannevoli
tanto quanto il trend a cui appartengono. Un trend che, come conclude
Adam Hamilton, non fa prigioneri e lascia pochi sopravvissuti.
12 Maggio2002
Lo staff
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