|
(04/06/2002) E' passato meno di un mese
dal nostro articolo "massive single
day rally di mercato bear". Lo scrivemmo a seguito del
clamoroso rialzo degli indici azionari dell'8 maggio che oggi possiamo
sintetizzare riportando semplicemente la incredibile performance
del Nasdaq: +7%.
A giudizio degli operatori meno esperti quella giornata
fu molto incoraggiante e piena di dolci promesse, tuttavia, come
scrivemmo nel nostro articolo, il rally aveva tutta l'apparenza
di essere l'ennesimo rimbalzo tipico di una fase di mercato ribassista.
Per la amara delusione di quegli stessi operatori meno esperti (e
a dire il vero anche di qualcuno più esperto), a meno di
20 giorni lavorativi da quell'impeto di insensata euforia, il rally
si è rivelato ingannevole e subdolo, come solo i rally di
mercato bear sanno essere.
Negli ultimi due giorni i mercati azionari hanno
sfondato i supporti segnati alla vigilia di quel rimbalzo clamoroso
facendo segnare nuovi minimi e senza portare significative divergenze
rialziste.
Allo sfondamento dei livelli 1050 per l'S&P e
1600 per il Nasdaq, infatti, il numero di azioni che hanno registrato
nuovi minimi è aumentato considerevolmente rispetto a maggio.
L'indicatore è importante: gli indici hanno fatto nuovi minimi
trascinati da un numero di losers maggiore della volta precedente.
E' un segno di debolezza piuttosto valido che preclude un'inversione
di tendenza decisa e tende a bollare i prossimi rimbalzi come ottime
occasioni per vendere, prima di un ulteriore significativo cedimento.
Ma ci sono altre considerazioni da fare in questa
fase di mercato particolarmente interessante. A parte il Dow Jones,
Nasdaq e S&P sono oramai prossimi ai minimi di settembre. Anche
il rally di ottobre-gennaio, pertanto, si è rivelato essere
un altro incredibile rimbalzo di mercato bear.
E' stato un rally in grado di succhiare nuovi capitali e nuove speranze,
la cui distruzione adesso va a incidere notevolmente sia sulle capacità
di reazione degli operatori, che sulle condizioni psicologiche con
cui affronteranno i mercati.
Molti si meravigliano e vanno cercando disperatamente
le ragioni di questa ricaduta. Noi di USEMLAB avevamo ampiamente
previsto questo scenario nella nostra analisi macroeconomica, peraltro
scritta proprio a dicembre nel periodo di massima euforia. Purtroppo,
sin dall'inizio del mercato bear, sono in tanti coloro che non riescono
più ad analizzare i dati, gli accadimenti, le prospettive
future, in maniera razionale e con una dose di realismo adeguata
al nuovo corso economico.
In questa nuova fase, infatti, è necessario
riuscire ad andare al di là degli schemi logici che funzionavano
negli anni novanta. Il mercato bull è finito due anni fa.
Se per molti non era ancora chiaro nell'agosto 2000, oggi dovrebbe
esserlo. Invece è ancora meno evidente di due anni fa. E
la ricerca disperata del fondo diventa ogni giorno sempre più
autolesionista.
In tanti confidano sulla ripresa degli USA e sui
recenti dati macroeconomici. In pochi tuttavia hanno l'acume di
guardare al di là delle apparenze. Quei dati positivi sono
il frutto di uno sforzo artificiale ed estremo per sostenere un'economia
oramai al di là di ogni storico equilibrio macroeconomico
.
Gli avvenimenti dell'11 settembre hanno creato le condizioni e soprattutto
il pretesto per una cura radicale che tuttavia, proprio a causa
di quei disequilibri macroeconomici di base, non potrà portare
grandi benefici. Al contrario, gli interventi disperati per salvare
l'economia danneggiata dal trauma post-bubble stanno portando a
una ulteriore male-allocazione delle risorse disponibili, che finirà
molto probabilmente per sortire un effetto finale ancora più
disastroso di quello che si voleva evitare.
Tempo fa scrivemmo che i leader degli anni novanta
hanno esaurito il loro ruolo. Allo stessa maniera oggi scriviamo
che le regole che valevano negli anni novanta non valgono più
adesso.
Pertanto, ogni correzione del mercato non rappresenta, come nella
decade passata, un'ottima occasione di acquisto, al contrario, sono
i rimbalzi a fornire un'ottima occasione per vendere. Eppure non
è quello che sembra avere capito la maggior parte degli investitori
(e degli speculatori).
Lo ripetiamo ancora una volta. Quando arriverà
il vero fondo, a cercarlo saranno rimasti in pochi. Quei pochissimi
che lo troveranno lo faranno nel massimo silenzio. Senza gli squilli
di trombe e fanfare con cui i media da due anni accompagnano ogni
rimbalzo, continuando a illudere un popolo di investitori già
massacrato da una delle peggiori avventure finanziarie dei tempi
moderni.
4 Giugno 2002
Lo staff
|