| (23/07/2002)
Di fatto il crash da noi previsto esplicitamente
qualche settimana fa è avvenuto. Seppure spalmato abilmente
in due settimane e mezzo, gli indici hanno perso rapidamente quasi
il 20% in una serie successiva di giornate al ribasso che ha sorpreso
giorno dopo giorno i cercatori del fondo perduto.
L’utilizzo di indicatori di volatilità
e di ipervenduto, solitamente usati per entrare in acquisto e cogliere
un minimo prima di un violento rimbalzo, sono stati inutili e hanno
ingannato molti operatori: i mercati azionari hanno continuato a
scendere in maniera piuttosto pesante per 12 sedute consecutive.
Compresa quella di oggi, a nostro avviso una delle giornate più
strane a cui si potesse assistere.
Non sappiamo a cosa possa preludere, ma è
stata indubbiamente molto interessante e piena di spunti. Una giornata
che non ha mancato di suscitare diversi interrogativi e di sollevare
ancor più dubbi.
Innanzitutto lo scandalo sotto gli occhi di tutti.
JP Morgan e Citigroup. Arrivati entrambe a perdere il 20% in borsa
dietro le notizie di ulteriori investigazioni sulla frode Enron,
i due titoli costituiscono oramai un punto debole per tutto il settore
finanziario. In particolare JP Morgan, della quale abbiamo già
parlato in passato come il più grosso player del mercato
dei derivati, comincia ad attirare seriamente le attenzioni e i
sospetti di molti operatori .
La bomba a neutroni dei derivati ben descritta da
Adam Hamilton (The
JPM derivatives monster e JPM
Derivates Monster Grows ) oramai sembrerebbe avere la miccia
accesa.
Durante la giornata si sono potuti leggere dei rumor
a proposito: uno riportato sul sito di Realmoney.com alle 2.16 di
New York, parla di una riunione di emergenza della FED in merito
al caso derivati di JP Morgan:
7/23/02 02:16 PM ET
On RealMoney Pro, Charles Norton is reporting that he hears rumors
of an emergency Fed meeting related to derivative issues at J.P.
Morgan.
Rumor che quasi sicuramente verranno smentiti. Tuttavia,
dopo una caduta del titolo di quasi il 50% in poche settimane, non
possiamo non prendere in considerazione l’eventualità
di una crisi di una banca di investimento come la JP Morgan, in
grado di far esplodere in tutto il suo peggior potenziale i numerosi
problemi legati al rischio di sistema da noi tante volte discusso
(vedi a proposito anche la nostra sezione “Rischio
derivati” dell’analisi sulla destra).
Che sia la JP Morgan o un’altra istituzione
finanziaria (tutto il comparto di recente è stato massacrato)
l’emersione di un problema specifico in seno ad un grosso
player del mercato potrebbe far scattare una pericolosissima reazione
a catena, con conseguenze devastanti per tutto il sistema finanziario
e di conseguenza per l’economia. Si ripeterebbe ancora una
volta un caso analogo a quello dell’LTCM del 1998 ma, data
la situazione attuale dei mercati finanziari, l’evento sarebbe
ben più disastroso di allora. Nelle ultime settimane le borse
sono scese così velocemente che sembrerebbero scontare, a
nostro avviso, proprio il realizzarsi di una ipotesi simile.
JP Morgan è anche il più grosso player
sul mercato dei derivati legato all’oro. La cosa più
strana oggi, in effetti, è stato proprio il crollo del prezzo
del metallo giallo di 10 dollari, passato da 322$ a 312$ nel giro
di poche ore. Sicuramente la forza del dollaro verso l’euro
e lo yen ha contribuito molto al calo odierno, tuttavia, l’oro
è stato stranamente molto debole in tutte queste giornate
di crollo per i mercati azionari. Un comportamento, considerato
anche il ruolo rifugio dell’oro, sicuramente controintuitivo
per non dire alquanto anomalo.
In particolare osservando l’andamento dell’oro
in termini di euro possiamo chiaramente osservare “una volontà
sospetta” tesa a mantenere, negli ultimi giorni di alta pertubazione
sui mercati dei cambi, il prezzo dell’oro intorno a un valore
di 315 Euro.
Il movimento del tasso di cambio Eur/$ (da 1.01 a
0.986) delle ultime 24 ore, dovuto probabilmente a dei rimpatri
di capitale dall’Europa verso gli USA nonché a delle
prese di profitto dopo un massiccio movimento di oltre 14 figure
(da 0.87 a 1.01) aveva fatto schizzare in prima mattinata il prezzo
dell’oro in termini di euro da 315 a oltre 325. Il movimento
dell’oro in dollari si è tradotto, considerando il
tasso di cambio delle ultime ore, in una ricaduta del prezzo nuovamente
sui 315 euro, proprio dove si era stabilizzato, o si era “fatto
stabilizzare” ultimamente.
Ancora più strano è stato il forte
cedimento di tutto il comparto dell’oro e argento, già
molto debole in apertura di sessione americana e preludio al crollo
successivo dei metalli sottostanti. Perdite del 10-25% generalizzate
su tutte le azioni. Se ci eravamo aspettati un movimento di brusca
correzione del settore dopo la rapida crescita del primo semestre
(correzione da noi chiamata quando l’oro stava a 330) non
ci saremmo aspettati questa debolezza proprio durante il crollo
generalizzato delle borse. E ancora meno durante la giornata in
cui il titolo della JP Morgan, alla quale il GATA
e gli altri rumor di mercato attribuiscono uno dei ruoli maggiori
nella soppressione artificiale del prezzo dell’oro, si è
trovato in estrema difficoltà.
Movimenti quindi altamente sospetti. Per quanto riguarda
il comparto azionario legato all’oro potrebbe essersi trattato,
secondo certe congetture, di vendite proveniente da quelle stesse
società impegnate a tenere basso il prezzo dell’oro.
Recentemente l’acquisto di azioni del comparto avrebbe rappresentato
infatti per molte di quelle società, con posizioni ribassiste,
una forma di hedge contro la salita del prezzo dell’oro. Oggi
quindi, in un momento altamente critico, la liquidazione di posizioni
in utile avrebbe avuto il fine di realizzare cash da usare in altre
operazioni, e anche di levare l’unica via di fuga appetibile
e intuitiva agli investitori letteralmente massacrati in ogni altro
comparto azionario.
Congetture sicuramente, ma anche ipotesi ragionevoli
in una giornata senza dubbio molto strana, una delle più
strane a cui ci sia capitato di assistere negli ultimi anni.
Sulla base dei recenti avvenimenti non possiamo sapere cosa ci stia
riservando il futuro ma gli auspici, soprattutto quelli di oggi,
non sono affatto buoni. Se nei prossimi giorni dovremmo assistere
a un rapido diradarsi delle nubi che le giornata recenti hanno prodotto,
ciò potrebbe avvenire secondo due differenti percorsi. In
una prima direzione, con una ripresa temporanea di fiducia e quindi
con un rally dei mercati azionari rimandato giorno dopo giorno da
oramai quasi 3 settimane. Oppure, più probabilmente, con
l’emersione dei problemi finanziari che un tracollo delle
borse come questo degli ultimi giorni sembrerebbe oramai dare per
scontato.
Come scrivemmo nella nostra ricerca di dicembre,
già nel marzo del 2001 dopo un crollo del Nasdaq di oltre
il 50% attendevamo da un momento all’altro il crack di qualche
istituzione finanziaria esposta pesantemente nel settore tecnologico.
Oggi, dopo che il Nasdaq ha perso dai massimi oltre il 75%, l’S&P
il 50%, dopo che Dow Jones ed S&P hanno lasciato sul terreno
quasi il 20% in sole dodici sedute, riteniamo altamente probabile
che un evento del genere possa realizzarsi.
Il peggior mercato azionario degli ultimi settanta
anni, che finora non ha mostrato alcuna pietà per il popolo
di piccoli investitori, sembrerebbe fino ad ora avere risparmiato,
contro ogni precedente storico e anche contro ogni logica, ogni
istituzione finanziaria legata direttamente agli investimenti mobiliari.
Siccome, anche per esperienza, non riteniamo esserci a capo di queste
società esclusivamente dei geni, quanto piuttosto degli uomini
con un QI più o meno sopra la media, alcuni dei quali sicuramente
in fallo (la storia di LCTM del 1998 dove i geni c’erano,
ben due premi nobel, ma sbagliarono, non farebbe che confermare
le nostre illazioni) non possiamo che essere molto perplessi di
questa benevola sorte che il mercato sembrerebbe avere riservato
agli operatori professionali.
A questo punto, delle due ipotesi l’una:
- o negli ultimi due anni qualcuno dietro le quinte
è sempre riuscito a salvare per tempo la situazione critica
di qualche operatore professionale in difficoltà (funzione
a nostro avviso rivestita da ogni superally degli ultimi due anni,
in particolare quello di aprile-maggio 2001 e quello di ottobre–novembre
2001)
- oppure davvero la crescita della bolla speculativa e il successivo
sgonfiamento sono stati gestiti talmente ad arte ai danni ESCLUSIVI
del piccolo risparmiatore. Ma a questo punto il fatto rappresenterebbe
davvero una FRODE massiccia e vergognosa, senza giustificazioni,
e suscettibile di essere smascherata molto presto.
Ancora altre congetture, a nostro avviso tutte estremamente
legittime e dovute, di fronte a degli eventi finanziari che non
trovavano ripetizione dal lontano 1929. Su questa sciagurata ricorrenza,
oramai, non resta più alcun dubbio.
Lo staff
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