| (03/09/02)
L’indice di borsa giapponese ha chiuso ieri a 9217, la chiusura
più bassa dal 19 settembre 1983.
In altre parole, senza considerare il reddito da dividendi, 100
yen spesi nel Nikkei 19 anni fa e lasciati investiti per un orizzonte
temporale di lungo termine, quello che viene richiesto generalmente
per l’investimento azionario, non avrebbe fruttato assolutamente
niente. 100 yen erano nel 1983 e 100 yen sarebbero oggi. Un dollaro
investito nel Dow Jones nel settembre 1983 sarebbe invece cresciuto
nello stesso arco temporale fino al valore attuale di 6,4$.
Il caso del Giappone è l’esempio attuale
più chiaro a dimostrazione di come l’investimento azionario,
pur considerato su un periodo piuttosto esteso di circa due decadi,
possa offrire un rendimento assolutamente nullo. In un caso del
genere i soldi parcheggiati nella borsa rimangano infatti DEAD MONEY,
capitale che non produce neanche gli interessi minimi a difesa del
fenomeno inflazionistico.
Difficilmente le borse USA potranno tornare ai livelli
del settembre 1983 annullando tutti i guadagni maturati fino ad
oggi. Per chi avesse la curiosità di sapere cosa valevano
allora quando il Nikkei viaggiava come oggi poco sopra i 9000 punti,
e quanto sono cresciute in termini percentuali, questi sono i valori:
| |
9/83 |
9/02 |
Var % 83/02 |
| Dow Jones |
1250 |
8400 |
572% |
| S&P 500 |
170 |
885 |
420% |
| Nasdaq |
300 |
1270 |
323% |
Il cambio dollaro/yen nel medesimo periodo è
passato tuttavia da 250 ai 117 di oggi. Ha perso cioè circa
il 50%, dimezzando quindi anche la performance della borsa americana
in termini di yen. Rimane comunque il fatto incontrovertibile che
negli ultimi 19 anni l’economia americana abbia prodotto risultati
notevolmente migliori di quella nipponica.
Cosa succederebbe se per assurdo le borse USA seguissero
esattamente il pattern del Nikkei dei prossimi 10 anni? Nel 2012
si ritroverebbero ai livelli del settembre 1993, ovvero all’incirca:
| |
9/93 |
9/02 |
Var % 9/93-9/02 |
| Dow Jones |
3600 |
8400 |
133% |
| S&P 500 |
460 |
885 |
92% |
| Nasdaq |
740 |
1270 |
71% |
Per chi volesse entrare adesso sui mercati azionari
con una prospettiva di lungo termine uno scenario del genere sarebbe
senza dubbio catastrofico. Le borse USA, nonostante lo storno degli
ultimi due anni e mezzo, sono infatti ancora lontane dal rimangiarsi
tutti i guadagni degli ultimi 9 nove anni. Nell’eventualità
non troppo remota che ciò accadesse, l’entrata in borsa
a questi prezzi, consigliata dai molti analisti che vedono la discesa
dai massimi del 2000 come una ottima opportunità di acquisto
a prezzi da saldo, sarebbe indubbiamente una pessima scelta di investimento.
La storia non si ripete mai esattamente. Però
possiamo sempre ritrovare dei tratti comuni tra le diverse esperienze
storiche.
Il Nikkei è arrivato a perdere ieri, dai massimi
del gennaio 1990, il 76.3%. Il Nasdaq, con riferimento ai minimi
di luglio, in soli due anni e mezzo ha lasciato sui grafici il 76.7%
del proprio valore raggiunto a marzo del 2002. Dinamiche quindi
molto diverse per quanto riguarda i tempi ma estremamente simili
per quanto riguarda l’intensità della variazione.
Ipotizziamo quali sarebbero le performance delle
borse americane nel caso di ritracciamento verso i valori del 1983
e del 1993, calcolate a partire dai prezzi di oggi e da quelli dei
massimi del 2000.
| |
oggi |
Var % min 83 |
Var % min 93 |
| Dow Jones |
8400 |
-85% |
-57% |
| S&P 500 |
885 |
-81% |
-48% |
| Nasdaq |
1270 |
-76% |
-42% |
| |
max 2000 |
Var % min 83 |
Var % min 93 |
| Dow Jones |
11750 |
-90% |
-70% |
| S&P 500 |
1552 |
-89% |
-70% |
| Nasdaq |
5132 |
-94% |
-86% |
Nel caso di un ritorno degli indici sui valori del
1993 le perdite che gli investitori avrebbero davanti partendo dai
prezzi di oggi sarebbero quantificabili tra il 42% del Nasdaq e
il 57% del Dow Jones. Tuttavia, a parte il caso del Nasdaq, per
S&P e Dow Jones uno storno fino ai valori del 1993 non rappresenterebbe
neanche il 75% di perdita dai massimi del 2000.
Tra il settembre 1929 e il dicembre 1933, quindi
in soli 4 anni e due mesi, il Dow Jones perse circa il 95% del proprio
valore, rimangiandosi circa 10 anni di profitti. Il Nikkei ha impiegato
ben 12 anni per fare nuovi minimi ma ai prezzi di ieri si è
rimangiato solo 6 anni di guadagni (dal settembre 1983 ai massimi
del gennaio 1990 appunto) e a nostro avviso è ancora lontano
dal trovare il proprio il fondo.
Troppi numeri, troppi archi temporali diversi. Tuttavia
ragionando su certe evidenze potremmo comunque provare a tirare
delle conclusioni:
- le borse Usa hanno davanti ancora notevoli margini
di discesa,
- un ritracciamento verso i valori del 1993 sembrerebbe il minimo
attendibile nell’ambito di uno scenario ribassista coerente
con le precedenti esperienze di ritracciamento post bolla speculativa,
- i minimi del 1983 potrebbero rappresentare lo scenario limite
di perdita massima ipotizzabile rimanendo accettabilissimi per il
caso Nasdaq che, a quei valori, presenterebbe perdite del 95% dai
propri massimi (come accadde al Dow Jones degli anni 30).
Potremmo cercare di identificare quindi i target
delle borse in maniera molto spannometrica, collocandoli a un prezzo
medio tra i valori del 1983 e quelli del 1993. Ciò si tradurrebbe
nei seguenti valori e nelle seguenti percentuali di variazione dai
max del 2000 e dai prezzi di oggi:
| |
Target |
Var % da max 2000 |
Var % da oggi |
| Dow Jones |
2500 |
-79% |
-70% |
| S&P 500 |
320 |
-79% |
-64% |
| Nasdaq |
520 |
-90% |
-60% |
Non a caso cifre e variazioni molto coerenti con
quelle che sono le nostre idee in merito alle prospettive dei mercati
USA, nell'ambito dello scenario peggiore tra i diversi possibili,
in un orizzonte temporale che va dai 18 ai 42 mesi.
Lo staff
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