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La droga dell’economia americana: M3 e S&P500

(04/09/02) Abbiamo ripetuto fino alla nausea la causa della bolla speculativa e l’origine dei problemi dell’economia americana: eccesso di credito e di moneta reso possibile dalla gestione Greenspan, in particolare a partire dal 1995.

La situazione che si è venuta a creare è imbarazzante. L’economia USA è oramai drogata. Per non collassare sotto il peso dei propri debiti rimane strettamente dipendente da continue e massicce dosi di liquidità.

Assimilabile al classico funzionamento dello schema di Ponzi l’espansione di moneta e credito è necessaria per permettere ai debiti in essere di poter essere ripagati tramite emissione di nuovo credito. Senza questo sostegno il credit crunch è inevitabile.

Dal settembre 1987 al gennaio 1995 (oltre 88 mesi) l’incremento della massa monetaria misurata da M3 era stato di appena un 20,5% (da 3.6 Trilioni di dollari a 4.3 T)

Dal gennaio 1995 al gennaio 2000 (60 mesi) la M3 è invece cresciuta del 51.1% passando da 4,3 a 6,6 T di dollari (37.2 B al mese).

Dal gennaio 2000 a fine agosto 2002 (32 mesi) è aumentata del 25% passando da 6,6 T a 8.3 T di dollari (53.1 B al mese). Un incremento inverosimile se consideriamo che negli ultimi tre anni nessuna crescita economica paragonabile a quella PRESUNTA di fine anni 90 ha richiesto un aumento tale di moneta nel sistema.

Un incremento invece assolutamente necessario se consideriamo che l’incredibile espansione è servita ad evitare il più grande crash delle borse della storia degli USA tramite la continua moltiplicazione del credito a supporto sia della spesa delle famiglie che delle esigenze di istituzioni finanziarie e commerciali.

Vediamo quindi l’andamento della M3 a partire dal dicembre 1999:

Vediamo invece quali sono state le variazioni settimanali della M3 (in termini stagionalizzati) a partire dall’agosto 2000 e confrontate con l’andamento dell’S&P 500:

di immediato rilievo il picco coincidente con la settimana che seguì l’attacco alle torri. Ben 182 B di dollari iniettati nel sistema nel giro di una settimana. Praticamente il 2.4%, un incremento percentuale SETTIMANALE pari a quello che dovrebbe essere invece l’incremento ANNUALE all’incirca necessario per una economia con un tasso di crescita del 2-3%.

Per cercare di capire meglio la correlazione tra andamento dell’S&P 500 e quello della M3, vediamo il chart dell’indice confrontato con l’incremento cumulativo mobile della M3 misurato su 5 settimane:

Già in questo grafico comincia ad essere chiara la correlazione tra il movimento dell’SP&500 e le massicce iniezioni di liquidità di Alan Greenspan. Quando l’incremento di liquidità comincia a ridursi verso una variazione prossima allo zero, l’S&P inevitabilmente comincia a sgonfiarsi. Nuove e consistenti iniezioni sono richieste per evitare lo sgretolamento dell’indice.

Infine l’andamento dell’S&P500 con la variazione trimestrale della M3 in termini percentuali annualizzati:

dove risulta piuttosto chiara l’espansione massiccia di M3 lungo tutto il corso del 2001 per evitare la catastrofe sia a marzo che a settembre. A inizio 2002 l’incremento di M3 è tornato verso valori ragionevoli, toccando anche una punta negativa, ma non appena gli effetti hanno cominciato a farsi vedere verso maggio, una nuova fase espansiva ha cercato di contrastare l’accelerazione al ribasso dell’S&P riuscendoci solo dopo il nuovo picco raggiunto a fine luglio (visibile nella parte estrema del grafico).

Vedremo quale sarà il percorso che seguiranno M3 ed S&P 500 nelle prossime settimane, anche se dai grafici sembrerebbe abbastanza intuitivo come, senza una dose massiccia di almeno un 14% (crescita trimestrale annualizzata), l’S&P sia destinato a riprendere e continuare la propria discesa.

A Greenspan non resterebbe quindi che andare avanti col finanziamento del suo schema di Ponzi. Un taglio dei tassi potrebbe riuscire nel tentativo, comunque il problema sarebbe ancora una volta rimandato. Magari a inizio 2003, ponendo tutte le premesse per un nuovo anno di pesanti ribassi come quello che oramai sta volgendo al termine.

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