| (12/10/02)
Durante la settimana abbiamo osservato attentamente le dinamiche
dei mercati mantenendo uno sguardo costante sulle diverse correlazioni
esistenti, specialmente tra i mercati obbligazionari e quelli azionari.
La divergenza registrata venerdì 4 ottobre non si è
ripetuta. E’ stata invece perfettamente ripristinata la strettissima
correlazione positiva tra i rendimenti dei titoli di stato a lungo
termine e le borse azionarie.
La correlazione dimostra come la maggior parte degli
operatori continui a sottostimare i rischi della situazione economica
corrente: cercando di minimizzare i primi danni causati da quella
che potrebbe rivelarsi la peggiore tempesta finanziaria dell’ultimo
secolo, essi continuano a travasare liquidità tra azioni
e obbligazioni di stato alla ricerca di un riparo sicuro. Nonostante
un discreto rialzo da inizio anno, asset reali come i metalli e
le altre commodities godono ancora di scarsissimo favore. L’unico
rifugio reale considerato finora sono gli immobili, il cui acquisto
tramite nuovo indebitamento, favorito dai tassi più bassi
degli ultimi 40 anni, ha dato luogo a una mania speculativa di incredibili
dimensioni. La conseguenza principale è stata quella di alimentare
un enorme debito, costituito dalla massa dei mutui, che peserà
a lungo sulle capacità di spesa dei consumatori e che potrebbe
rivelarsi un pericoloso boomerang a distruzione della ricchezza
piuttosto che un reale rifugio a difesa della stessa.
Il rifiuto di considerare adeguatamente i rischi
presentati dal post-bolla continua quindi a trovare conferma nello
sviluppo progressivo di bolle finanziarie. Per evitare lo sgonfiarsi
di una si è costretti a gonfiarne un’altra con l’unico
risultato di non risolvere i problemi, bensì di rimandarli
e renderli sempre più insolubili.
Apparentemente i diversi ombrelli di carta, a rifugio
dalla tempesta finanziaria, stanno riuscendo a fornire la protezione
cercata. L’ottimismo nelle capacità di ripresa dell’economia
è ancora elevato. La fiducia nella FED è stata appena
scalfita dalla discesa delle borse. Mentre le previsioni di Abby
Cohen, analista della Goldman Sachs (durante i tempi migliori della
bolla azionaria era considerata un guru), cominciano ad essere prese
con un discreto scetticismo che rasenta la derisione, quelle di
Bill Gross & Co., manager del più grosso fondo obbligazionario
americano, PIMCO, raccolgono consensi crescenti. La cosa non ci
meraviglia, la bolla che va di moda, in questo periodo quella sui
titoli di stato, riesce sempre a eleggere il guru del momento e
a conferirgli quasi lo status di oracolo dei mercati finanziari.
Durante i primi 4 giorni della settimana Dow Jones
ed S&P 500 hanno toccato ogni giorno nuovi minimi, fino all’apertura
di giovedì. Giovedì l’S&P, l’unico
degli indici a non essere ancora sceso sotto i minimi di luglio,
ha rotto il supporto dei 775 punti, facendo scattare diversi stop
loss che erano collocati sotto quel livello. Esaurita la spinta
causata dagli stop, sono intervenuti i massicci ordini di acquisto
che hanno rilanciato le borse portandole nel giro di qualche ora a registrare massimi superiori a quelli del giorno precedente.
Il cosiddetto bullish outside segnalato dai grafici
ha quindi posto tecnicamente le premesse per un grandioso rally
che è continuato anche venerdì. Il Dow Jones in due
giornate ha fatto registrare oltre il 9% di rialzo. Il timore di
un crollo si è tramutato in meno di qualche ora in irrazionale
euforia.
La dinamica del rally, assimilabile in tutto e per
tutto a quelli già presentati altre volte da inizio anno,
è configurabile quindi come l’ennesimo rialzo di mercato
bear: un rally di puro trading destinato col tempo ad esaurirsi
e a portare verso nuovi minimi. Potrebbe succedere entro qualche
settimana, oppure il rialzo potrebbe durare per tutto il trimestre
rimanente. I fondi azionari stanno registrando perdite spaventose
da inizio anno, a gli sforzi per ridurle al minimo, esattamente
come fatto l’anno scorso successivamente al 9/11, saranno
sicuramente notevoli.
La maggior parte delle analisi mostrano grafici con
estensioni temporali di breve periodo e pochi guardano invece a
quelli ventennali. Ciò può essere utile per sfruttare
trading rally come quello degli ultimi 2 giorni, tuttavia questo
approccio continua a eludere la considerazione del quadro generale
e gli scenari di lungo periodo. Molti analisti negano ancora le
conseguenze connesse a una economia post bubble, le similitudini
della situazione attuale vengono cercate nel periodo degli anni
70 che nulla ha a che fare con quello in corso. Addirittura i più
ostinati, si prenda Cramer di realmoney.com, vanno a cercare paralleli
con il bottom delle borse del 1990-91.
Invece, dopo due anni e mezzo dall’inversione
dei trend di lungo periodo, una cosa dovrebbe essere assolutamente
certa: l’unico scenario del passato che presenta similitudini
e paralleli con quello attuale è proprio il post bubble del
1929.
Diamo uno sguardo al chart seguente:

Chiunque volesse provare a cercare il bottom
di un mercato azionario che ha sperimentato la più grossa
bolla dell’ultimo secolo, dovrebbe ragionevolmente cercarlo
su questo grafico. La bolla è scoppiata, i trend di lungo
periodo si sono invertiti e a nostro avviso il target più
ragionevole del Dow Jones, a prescindere dai trading rally di breve
periodo, si colloca intorno ai 4000 indicati dai supporti della
linea numero 2.
Lo staff
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