| (13/10/02)
Mentre nelle giornate di giovedì e venerdì la maggior
parte degli investitori e dei media plaudiva al rally delle borse
tirando un gran sospiro di sollievo, sui mercati dei titoli di stato
abbiamo assistito a una giornata quasi drammatica che non prelude
a niente di buono.
Parallelamente al bullish outside di giovedì
sui mercati azionari a cui è seguita venerdì un’altra
giornata di vigorosi rialzi che oseremmo definire da panic buying,
i mercati dei titoli di stato hanno registrato nella giornata di
giovedì un bearish outside a cui venerdì è
seguita una delle peggiori giornate da inizio anno. In termini di
variazione percentuale dei tassi è stata la peggiore in assoluto.
Il rendimento del T-Note a dieci anni ha guadagnato 15 basis point
in una sola giornata passando dal 3.66% al 3.81%.
La massiccia fuga dei capitali dalle borse degli
ultimi tre mesi ha trovato rifugio nei titoli di stato spingendo
i rendimenti a lungo termine ai livelli più bassi degli ultimi
40 anni. L’effetto è stato senza dubbio virtuoso per
l’economia: i prezzi dei titoli sono saliti compensando la
distruzione di ricchezza causata dalle borse mentre i tassi sono
scesi inflazionando il mercato immobiliare e spingendo gran parte
delle famiglie a rinegoziare il proprio mutuo. L’estrazione
di valore permessa dai rifinanziamenti ha contribuito a sua volta
a sostenere la fiducia dei consumatori, quindi le spese e l’economia
stessa.
L’eventuale continuazione del movimento rialzista
delle borse, tuttavia, riflettendosi in un ribasso dei titoli di
stato, invertirebbe tutto il processo sperimentato fino ad oggi,
inficiando in ultima istanza le speranze di ripresa sia dell’economia
che, nel medio lungo termine, degli stessi mercati azionari.
Il travaso di liquidità dai titoli di stato
alle borse porterebbe infatti a un rialzo dei tassi a lungo termine,
come quello sperimentato negli ultimi due giorni, a cui farebbe
seguito entro breve tempo l’instaurazione di un processo contrario
e vizioso rispetto a quello sperimentato fino ad oggi, con ripercussioni
dannose per il ciclo economico.
La stretta correlazione tra azioni e tassi di interesse
a lungo termine in tal caso potrebbe andare incontro a una possibile
frattura aprendo la strada a un pericoloso effetto cascata per entrambi
gli asset finanziari o, in altre parole, causando la valanga di
carta della quale abbiamo parlato recentemente.
A tal fine è interessante tenere sotto osservazione
anche lo spread tra i tassi a breve e quelli a lungo termine. Mentre
i primi sono strettamente guidati dalla politica monetaria della
FED i secondi vengono stabiliti principalmente dalle forze di mercato.
Nelle ultime due settimane si è verificato,
infatti, un importante movimento di inversione dello spread 2-10
anni come mostrato dalla figura:

Fonte: Bloomberg
Dopo avere toccato un minimo a fine settembre sotto
i 180 basis point lo spread ha cominciato a risalire ed è
nuovamente in prossimità dei 200. Siamo dell’avviso
che uno steepening della curva dei tassi dei titoli di stato (leggi
ampliamento dello spread o aumento dell’inclinazione) fino
ai massimi dell’anno (230 basis point) o oltre, creerà
problemi non indifferenti all’economia e ai mercati finanziari.
A premere verso questo ampliamento si pongono:
- l’eventuale rialzo delle borse che potrebbe
seguire nelle prossime settimane,
- l’aumento dei prezzi delle commodities registrato dall’indice
CRB che abbiamo esaminato in passato,
- il FIG, future inflation gauge, misurato dall’ECRI.
L’aumento dello spread e dei tassi di lungo
periodo sarebbe rilevante in particolare sulle dinamiche che riguardano:
- il mercato immobiliare e il business dei rifinanziamenti,
- le strategie di asset swap che hanno permesso a molte aziende
di continuare a finanziarsi a lungo termine swappando l’indebitamento
a tasso fisso con tasso variabile a breve,
- i corporate spread sui quali si sono avuti segni di particolare
tensione già nella fase di discesa dei tassi dei titoli di
stato (vedi a proposito “Corporate
Spread sotto stress”).
La situazione ancora una volta dimostra i problemi
di base del ciclo economico attuale e in particolare la fragilità
del sistema finanziario che negli ultimi anni lo ha sostenuto. Se
quest’ultimo è riuscito ad assorbire l’impatto
dello scoppio della bolla azionaria tramite tutta una serie di processi
virtuosi che hanno permesso all’economia di mantenere una
crescita moderata, esso è suscettibile adesso di mettere
in moto una serie di processi contrari e viziosi in grado di causare
sull’economia effetti difficilmente controllabili e in gran
parte destabilizzanti.
Lo staff
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