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(22/10/02)
L’analisi del rally degli ultimi giorni ci lascia un po’
perplessi. E’ un rally sostanzialmente differente da quelli
che lo hanno preceduto nel corso del 2002 per due principali motivi:
- il pubblico sta partecipando in misura sempre più
ridotta. E’ in altre parole un rally di trading ancora più
accentuato di quelli lo hanno preceduto. I flussi in uscita dai
mutual fund americani delle ultime due settimane rimangono consistenti
e ammontano, secondo le statistiche fornite il 16 ottobre da TrimTabs.com,
a un totale di circa 15 B di dollari. A luglio, ricordiamo, i flussi
in uscita ammontarono a oltre 50 B di dollari e rappresentarono
il più grosso disinvestimento dall’azionario degli
ultimi due anni. La fiducia del pubblico dopo numerosi rally falliti,
definiti volgarmente acchiappa-polli, è in gran parte demolita
e sperare di ricostruirla in breve tempo è solo una illusione
che niente ha a che fare con la psicologia dell’investimento.
Per ripristinarla non basta un altro dei tanti rally di mercato
bear, è un’operazione che richiederà molto più
tempo di quello servito a distruggerla. Nonostante ciò, negli
ultimi dieci giorni, i mutual funds hanno comprato all’impazzata
(come dimostrano anche i numerosi gap lasciati dal Nasdaq) attingendo
a risorse che potrebbero non essere i soldi del pubblico, la linfa
vitale della quale si alimenta un lungo e prolungato mercato toro.
Se infatti il pubblico continua a togliere liquidità ai fondi
e i fondi hanno poche riserve di contante, come dimostrato da diversi
studi, questi ultimi devono necessariamente fare leva su altre risorse
per comprare e per continuare a sostenere il rally. Ciò rappresenta,
come abbiamo detto, una sfida al mercato e al contempo una clamorosa
scommessa sulle sorti dell’economia. Una scommessa da vincere,
pena un disastroso epilogo, entro breve tempo. Tre, sei mesi al
massimo;
- il rally ha scatenato per la prima volta da marzo
2002 uno storno significativo dei titoli di stato che a sua volta
si è tradotto in un rapido rialzo dei tassi di interesse
rialzo, in particolare di quelli di lungo periodo, ben 69 basis
point per il decennale americano (dal 3.56% al 4.25 in meno di due
settimane). Qualcosa potrebbe rompersi nel meccanismo di fuga dalla
carta verso altra carta e la correlazione futura tra bond e azioni
sarà molto interessante per avere ulteriori evidenze di questa
ipotesi. Qualcuno continua a parlare di “carta sicura”
ma ci è difficile credere che per difendere il risparmio
da una severa recessione economica basti comprare dei titoli di
stato, soprattutto alla luce della politica monetaria della FED,
la più espansiva dell’ultimo secolo.
Date queste considerazioni possiamo dedurne due differenti
ipotesi: o il mercato sta scontando veramente una impossibile ripresa
economica oppure sconta semplicemente la scommessa d’azzardo
dei gestori e il rally non durerà a lungo. In questo secondo
caso la prossima discesa delle borse verso nuovi minimi potrebbe
avere effetti e conseguenze più gravi delle discese sperimentate
finora. Qualcuno (e questa volta sono in tanti e sono grossi) che
ha giocato a fare il Nick Leeson della situazione rimarrà
inevitabilmente con il cerino acceso in mano e si troverà
nell’imbarazzante situazione di dover rivendere ciò
che ha comprato senza avere compratori sufficienti in grado di assorbirne
in maniera ordinata le vendite, a meno di un intervento della banca
centrale come già successo recentemente, peraltro senza risultati
positivi, in Giappone.
Questo rally ha quindi due costi ben precisi:
- uno implicito: la scommessa pagata dai gestori
azionari americani e non supportata dal pubblico, che potrebbe costare
molto cara nel caso l’economia dovesse continuare a ristagnare
o ancora peggio a entrare in recessione;
- uno esplicito: il rialzo del costo del denaro, che potrebbe arrestare
il boom delle case e dei rifinanziamenti, oltre ad avere tutta una
serie di conseguenze ed effetti negativi sulla tenuta dei consumi
e degli investimenti e quindi in ultima analisi dell’economia
stessa.
Il secondo costo pesa inevitabilmente sul primo
e la risultante delle componenti potrebbe essere un costo totale,
maggiore della sommatoria dei due, che l’Orso delle borse
chiederà, senza fare sconti, a tutti coloro che lo hanno
sfidato, questa volta in modo ancora più sconveniente delle
precedenti occasioni.
Lo staff
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