| (4/02/03)
Financial Times del 3 febbraio. Pagina 25. Articolo di
Martin Wolf. Titolo: "The brave should confront the bear". Righe
di apertura: "L'indice Footsie All Share Index in termini reali
è ADESSO sotto i livelli del 1969, un dato molto interessante che
devo a Eric Lonergan di Cazenove. Una prima conclusione è che siamo
di fronte a un mercato bear impressionante. Un'altra è che la strategia
Buy & Hold degli anni novanta si è rivelata piuttosto stupida.
Tuttavia un'altra conclusione è che le azioni inglesi sono a buon
mercato. Guarda caso, tutte e tre le affermazioni sono vere".
FALSO.
La terza affermazione sicuramente non lo è. Il perché, stranamente,
ce lo dice lui stesso continuando. Ancora più strano che non se
ne sia accorto da solo scrivendo l'articolo.
Lo stesso
autore riporta che secondo il National Institute Economic Review
il mercato azionario inglese è sceso del 77% in termini reali durante
i primi anni settanta, quello americano del 56% e quello tedesco
del 43%.
Vediamo
il grafico del Footsie All Share Index dal 1969 al 1980.
Footsie All
Share Index 1969-1980

Fonte:
Bloomberg
Ricordiamo che gran parte della salita successiva
al 1974 è in termini nominali, data l'inflazione a due cifre che
caratterizzò la fase finale degli anni settanta. La crescita in
termini reali è quindi ben più modesta. Come riporta sempre Wolf,
l'indice inglese tornò, in termini reali, ai livelli del 1969 solo
nel 1987, ben 18 anni dopo! Niente si ripete nella stessa maniera,
ma volendo approssimare un'analogia: 2000+18 = 2018!
La conclusione
è quindi incoerente con i dati riportati. Forse l'autore si è perso
nei dati presentati dal proprio articolo ma l'evidenza è ovvia.
Se dai livelli del 1969 il mercato inglese scese del 77% in termini
reali, dai livelli attuali pur inferiori a quelli del 1969, e nonostante
la discesa dell'indice del 47% da un anno, i margini di discesa
sono ancora molto elevati.
L'autore
non specifica di "quanto" oggi gli indici sarebbero inferiori ai
livelli del 1969. Dice che "ADESSO" sono inferiori, il che ci lascia
immaginare che lo siano solo da poco. In tal caso i margini di discesa
sarebbero ancora enormi, se non il 77% magari un 70%. Poniamo pure
che gli indici fossero allo stesso livello, in termini reali, al
picco della bolla nel 2000 (ipotesi assurda, vista la straordinarietà
della bolla degli anni novanta che non trova riscontro in alcun
precedente storico). Per perdere dai massimi del 2000 un 75%, meno
di quello che accadde negli anni settanta, e supponendo un'inflazione
molto bassa, ai livelli attuali, l'indice dovrebbe arrivare a circa
850. Il 50% sotto i livelli attuali. Ciò significa anche
che, comprando adesso e dopo essere arrivati eventualmente al minimo
di 850, il mercato dovrebbe poi risalire, in termini nominali, di
un bel 100% solo per restituirci il capitale impegnato oggi.
Non è
un caso che alla fine degli anni sessanta i mercati fossero estremamente
sopravvalutati, così come lo sono ancora oggi. Venivano dal un lungo
ciclo espansivo durato tutti gli anni sessanta. Non è neanche un
caso che dopo l'orgia di capital gain di quegli anni, il mercato
inglese perse nei primi anni settanta oltre il 75% del proprio valore
in termini reali. Come infine non è un caso che, nonostante la discesa
occorsa dal 2000, il Dow Jones rimanga oggi tanto sopravvalutato
quanto lo era al picco della bolla del 1929.
La bolla
degli anni novanta non ha alcun precedente storico per intensità.
Questi primi 3 anni di mercato bear sono serviti solo a correggere
il grosso delle sopravvalutazioni, in altre parole il lavoro dell'Orso
è ancora molto lungo, forse appena a metà dell'opera. In
questi tre anni la maggior parte del cosiddetto parco buoi è stato
trattenuto con ogni mezzo dentro l'investimento azionario. In America,
come abbiamo scritto nella nostra analisi del 2003, sono ancora
in pochi ad essere usciti. L'anno scorso i disinvestimenti netti
dai fondi azionari sono ammontati a 10 B di dollari, il primo anno
in rosso dal 1988. Ancora quasi tutti quindi sono ancora investiti
massicciamente in azioni, nonostante le perdite, forse tranquillizzati
dal fatto che comunque qualcuno salverà i mercati dal peggior crollo
della storia che dovrebbe ragionevolmente seguire la peggiore bolla
di tutti i tempi. La storia ci insegna che nel passato l'opera di
salvataggio non è mai riuscita a nessun banchiere centrale, e crediamo
che neanche Greenspan con il suo Grande Esperimento Economico riuscirà
nell'intento.
Siccome,
come dice qualcuno, un grafico vale a volte più di mille parole,
vediamo anche il chart del Footsie All Share Index dal 1970 al 2003.
Footsie
All Share Index 1970-2003

Fonte:
Bloomberg
La trend
line di lungo periodo che ha sostenuto la fase più esuberante degli
anni ottanta novanta è stata appena rotta nell'ultimo trimestre
2002. Il mercato, dopo essere sceso dai massimi di circa il 47%,
ha visibilmente spazio per scendere fino a mille, ovvero ai livelli
di inizio anni novanta, per una perdita totale di circa il 70%.
Non si tratta di un caso neanche questa volta: solitamente i mercati
bear che seguono le bolle si rimangiano almeno una decade di guadagni
con perdite totale ben superiori al 70%, e per gli indici più speculativi
pari a circa il 90%-95%.
Forse intorno
a quei livelli, e non prima di allora, la conclusione di Wolf potrebbe
cominciare ad avere un senso: "ci vorrebbe una persona più audace
di me per affermare che siamo al fondo del mercato bear. Ma ciò
che uno può dire, con una certa confidenza, è che il collasso dei
mercati europei, particolarmente negli UK (particolarmente? Le borse
UK, insieme a quelle USA, sono i mercati che negli ultimi anni hanno
retto meglio!) ha portato i prezzi su valori attraenti".
Se Wolf non è abbastanza audace
e coraggioso per affermare oggi la fine del mercato bear, non possiamo
fare a meno di constatare che negli ultimi tre anni la folla di
persone con le caratteristiche da lui richieste è stata alquanto
ingombrante. Stranamente, man mano che il mercato ha proseguito
la propria discesa, il numero di audaci anzi che diminuire, come
di solito accade all'approssimarsi del vero fondo, si è fatto sempre
più elevato e imbarazzante.
Noi osserviamo
increduli il fenomeno e aspettiamo con pazienza che la folla finalmente
si disperda.
Lo Staff |