Austrian Economics
Forum: ultimi 10
 
 

 

Non sarà come nel 1991

(8/02/03) Dallo scoppio della bolla è stato un continuo succedersi di capri espiatori per giustificare la discesa delle borse. All'inizio la colpa fu scaricata sulle dot.com. Si diceva che una volta corretti gli eccessi riguardanti il comparto tecnologico il mercato sarebbe tornato a salire. Non fu così, dopo le dot.com, cominciarono a perdere quota anche le aziende più solide e i leader del calibro di Cisco. A fine 2000 la debolezza delle borse cominciò a dipendere, secondo le opinioni degli "esperti", dalle elezioni americane. Il mercato sarebbe poi ripartito. Nuovo Presidente e perfino nuovo ciclo monetario espansivo. Niente da fare. Dopo un rally di qualche settimana il mercato continuò a scendere verso nuovi minimi. In cinico aiuto di tutti quelli che non trovavano ragioni al comportamento del mercato azionario arrivarono gli attentati dell'11 settembre. La breve recessione del secondo trimestre del 2001, avvenuta prima degli attentati, fu quindi fatta risalire agli attentati terroristici successivi , per una sorta di relazione causa-effetto retroattiva, ancora oggi difficilmente comprensibile a qualunque essere umano raziocinante. Greenspan corse in aiuto dell'economia dando fondo alla più grossa iniezione di liquidità di tutti i tempi. I mercati si rigonfiarono temporaneamente.

Dopo qualche mese la salita si arrestò e il downtrend riprese il proprio corso. Questa volta la colpa fu attribuita ad Arthur Andersen, Enron e Worldcom. L'effetto scandali cominciò a sfumare senza l'emersione di nuovi casi significativi. La guerra in Afghanistan si risolse pur senza la cattura del presunto responsabile degli attentati, e i mercati, anzi che riprendere a salire, continuarono stranamente a scendere.

Nuovo intervento di Greenspan e altra massiccia iniezione di liquidità. Storia recente. Nell'ultimo trimestre del 2002 i mercati si sono rigonfiati esattamente come successo l'anno prima. A metà gennaio però, proprio come nel gennaio 2002, si sono rifermati e hanno ripreso ancora una volta la loro discesa. Qualche indice europeo, come quello inglese e quello svizzero, è già sotto i minimi di ottobre. Questa volta è colpa della crisi irachena. No problem, secondo gli esperti, risolto il problema della guerra le economie si riprenderanno e i mercati torneranno a salire.

Questo a grandi linee quanto accaduto negli ultimi tre anni. Le ragioni reali alla base dei problemi economici, ovvero gli squilibri strutturali maturati negli anni del boom, non compaiono mai nei principali titoli finanziari. Tanto meno si parla del grave peggioramento dei fondamentali economici avvenuto in questi tre anni.

Il problema per gli esperti non è endogeno. E' sempre relativo a un fattore esogeno. Un po' come le perdite straordinarie che da tre anni pesano sui bilanci societari, e che magicamente trasformano le perdite, per la magra consolazione degli azionisti, in utili proforma. Per fortuna questa volta il capro espiatorio presenta una esperienza storica già vissuta recentemente, grazie alla quale le previsioni ottimistiche sembrano essere molto più facili del solito: la Guerra del Golfo del 1991.

Il richiamo e le similitudini alla Guerra del Golfo si fanno sempre più insistenti, ed è opinione sempre più diffusa che la risoluzione della crisi irachena, giunta oramai alla vigilia della guerra, possa rilanciare definitivamente la ripresa economica. Speranze e illusioni sono gli unici ingredienti che hanno alimentato ogni rally degli ultimi tre anni. Siamo dell'idea che, sulla base di queste aspettative, il fenomeno sia prossimo a ripetersi. Per non commettere lo stesso errore degli ultimi tre anni cerchiamo quindi di riesaminare cosa accadde sui mercati 12 anni fa.

Vediamo il grafico del Dow Jones dal gennaio 1990 al maggio 1991.

Dow Jones 1/1990-5/1991

Fonte: Bloomberg

La crisi irachena emerse con l'invasione del Kuwait nell'agosto del 1990. Le borse, allora in bull market , stornarono pesantemente, trovando dei buoni supporti sul trend rialzista pluriennale in corso. Il Dow Jones dai 3000 punti del luglio 1990 arrivò al fondo di 2363 nell'ottobre dello stesso anno. Da quel minimo la salita fu graduale e venne interrotta solo alla vigilia della guerra, nei primi giorni del gennaio 1991. L'inizio della guerra lanciò un forte rally. Ad aprile, quando essa terminò, il Dow Jones era già tornato sui massimi del luglio 1990 (oltre 400 punti per un aumento di circa il 20%) dove incontrò una naturale resistenza. Dopo una fase di consolidamento durata qualche mese, gli indici ripresero a salire e il mercato bull in corso venne ripristinato definitivamente.

Vediamo però cosa accadde ad altri due mercati, quello del petrolio e quello dell'oro, i cui rialzi degli ultimi mesi sono largamente attribuiti alla crisi irachena.

Prezzo petrolio 1989-1992

Fonte: Bloomberg

Il prezzo del petrolio esplose letteralmente con l'invasione del Kuwait nel 1990. Tuttavia, alla vigilia dello scoppio della guerra, il mercato aveva già stornato abbondantemente, dai massimi di 40 dollari raggiunti a ottobre, fino alla zona di 25-30 dollari di dicembre. Dopo qualche giorno di altissima volatilità nel mese di gennaio, il prezzo rimase per tutto il 1991 in area 18-24 dollari.

Prezzo oro 1989-1992

Fonte: Bloomberg

Il prezzo dell'oro vide invece i suoi massimi già prima della crisi, tra fine 1989 e inizio 1990. La crisi non riuscì neanche a riportarlo sopra quei livelli. Dopo un rally seguito all'invasione, il prezzo tornò nuovamente a scendere. A gennaio del 1991 il prezzo non riuscì neanche a riportarsi sopra i massimi dell'agosto 1990. Dall'inizio della guerra continuò a scendere, seguendo il trend ribassista iniziato dieci anni prima e andando a fare nuovi minimi.

La situazione è oggi completamente differente. I mercati azionari sono all'interno di un trend ribassista definito dal mercato bear più forte dagli anni trenta. Viceversa, sia oro che petrolio sono in un nuovo mercato bull, lo stesso che caratterizza il rialzo generale delle commodities e che riflette la perdita di valore del dollaro sul mercato valutario. Mercato bull non determinato assolutamente dalla crisi irachena, ma che trova origini ben diverse . Già le stesse dinamiche di prezzo dell'oro e del petrolio, rispetto a quelle sperimentate nel 1990, ci mostrano salite meno violente, e quindi ben più solide rispetto a quelle di 12 anni fa, a dimostrazione di una differente caratterizzazione e direzione dei trend primari sottostanti.

Prezzo petrolio 2000-oggi

Fonte: Bloomberg

Prezzo oro 2000-oggi

Fonte: Bloomberg

A nostro avviso, coerentemente al quadro economico generale e a differenza di quanto avvenuto nel 1991, la reazione delle borse e quella dei prezzi dell'oro e del petrolio rappresenteranno, anche nella migliore risoluzione della crisi, dei semplici pullback all'interno dei trend primari in corso e non invece le inversioni degli stessi.

Potremmo ragionevolmente avere un forte rally delle borse come nel 1991, ma la resistenza questa volta non sarà data dai massimi assoluti di un trend rialzista pluriennale (destinati ad essere rotti) bensì dai massimi relativi di un trend ribassista pluriennale (destinati a reggere e a respingere nuovamente i prezzi verso nuovi minimi).

Potremmo avere alla stessa maniera un pesante storno sia del prezzo del petrolio che dell'oro ma questi troveranno supporto all'interno dei trend rialzisti pluriennali, dove offriranno una nuova interessante opportunità di acquisto.

I problemi endogeni che affliggono le economie torneranno inevitabilmente ad esercitare le loro pressioni sui mercati mentre gli esperti, dietro le loro lenti colorate di rosa, si metteranno nuovamente in moto alla ricerca di un altro patetico capro espiatorio.

Lo Staff

 
La Politica monetaria
L'offerta di moneta
Il debito
Sintesi e statistiche
Inflazione
Consumi e deficit commerciale
Mercato immobiliare
Mercato azionario
I profitti
Il management
Gli analisti
Gli investimenti
I fallimenti
Rischio derivati
I parte
II parte
Gli scenari possibili
Un tributo mondiale
Lo stato di salute