| (8/04/03)
E' nostra opinione, più volte espressa e supportata da molteplici
motivazioni, che i mercati azionari americani siano nel complesso
ancora estremamente sopravvalutati. Nonostante tre anni di mercato
ribassista, l'esuberanza che accompagna tutte le fasi di countertrend
rialzista (i cosiddetti rally di mercato bear) gode ancora, e non
a caso, di robusta vitalità.
Parallelamente
a una serie di dati economici che di mese in mese continua a peggiorare,
i pretesti addotti per razionalizzare gli squilibri ancora presenti
e in costante aumento, pesante eredità dagli eccessi della decade
precedente, sembrano più il frutto di una fervida e fallace fantasia
che il risultato di una decorosa onestà analitica.
In questo
contesto, la gran parte delle motivazioni fornite per giustificare
(e cercare di contenere) la discesa delle borse degli ultimi mesi
ha trovato fondamenta nella crisi irachena. Coerentemente alla aspettative
maturate, i mercati anticiparono il termine delle incertezze legate
alla crisi proprio qualche giorno prima l'inizio del conflitto rimbalzando
violentemente in perfetto stile gennaio 1991. Come abbiamo ripetuto
più volte, le condizioni economiche sono oggi estremamente differenti
dal gennaio di 12 anni fa e in una ottica di medio lungo periodo
esse precludono ai mercati la ripetizione delle medesime dinamiche
seguite allora.
Dopo gli eventi del
week end appena trascorso, che hanno indicato in maniera piuttosto
chiara una imminente risoluzione del conflitto, i mercati azionari
sono stati investiti ieri da un'altra ondata di esuberante euforia.
Durante il corso della giornata, tuttavia, i rialzi registrati durante
le prime ore di trading sono stati quasi interamente riassorbiti.
Non possiamo sapere con certezza se il rally di mercato bear in
corso sia terminato con l'azione registrata ieri o se esso possa
prolungarsi ancora di qualche settimana. Sappiamo però con ragionevole
certezza che sfidare il trend primario ribassista comporta rischi
crescenti man mano che le quotazioni degli indici, sull'onda del
rimbalzo, si allontanano dai propri minimi assoluti.
In tutti
i casi, per cercare di approfondire le dinamiche del mercato azionario
delle ultime settimane e quelle attese nel prossimo futuro, presentiamo
di seguito l'analisi di un nostro interlocutore quotidiano, Luke,
trader privato, in merito al VIX, l'indicatore di volatilità implicita
del mercato azionario americano.
Lo
staff
Studi
sul Vix, di Lu.Luke

L'attuale
canale discendente in cui è contenuto l'indice della volatilità
implicita del mercato USA, come si può notare, non trova una corrispondenza
con il momentum a 21 periodi, indicato nel riquadro inferiore del
grafico. La divergenza positiva che si sta realizzando sull'indicatore
evidenzia una fase di eccessiva compiacenza delle quotazioni azionarie.
Va notato, a tale proposito, che il canale ribassista in cui si
muove l'oscillatore ha origine dal massimo raggiunto nella prima
settimana di marzo, in corrispondenza cioè con l'inizio delle operazioni
pre-belliche.
La guerra,
quindi, lungi dal rappresentare un fattore deprimente delle quotazioni,
ha funzionato nel senso di limitarne la volatilità implicita. Questo
può significare che gli operatori stanno già scontando l'esito positivo
del conflitto (ovvero la vittoria delle forze anglo-americane) e
che quindi quest'ultimo sia, d'ora in avanti, sostanzialmente neutro
per la dinamica dei mercati azionari.
Quale
sarà quindi il possibile scenario del "dopo Saddam"?
Ampliamo
l'orizzonte dell'analisi.

Su un
grafico settimanale risalta la divergenza positiva tra l'andamento
grafico del VIX e il suo oscillatore, ancora una volta il ROC21.
L'affidabilità
di questo indicatore è suffragata dalla precedente convergenza,
che ha consentito la formazione di minimi e massimi corrispondenti
a quelli realizzati sul piano grafico.
Dunque
l'attuale divergenza non può che testimoniare come la compiacenza
presente sul mercato azionario, appunto quella che si riferisce
al periodo 10 marzo/3 aprile, debba considerarsi eccessiva e quindi
pericolosa perché in grado di determinare, anche all'improvviso,
un aumento esponenziale della volatilità e quindi una caduta violenta
delle quotazioni.
Non si
può inoltre non notare come sia sul grafico giornaliero che su quest'ultimo,
il VIX appaia molto vicino al superamento della linea dell'equilibrio,
varcata la quale è presumibile una sua accelerazione verso l'alto
nella prospettiva di un riallineamento tra i suoi valori assoluti
e quelli del relativo indicatore di momento.
Il "dopo
Saddam" avrà quindi un'influenza negativa sul mercato?
Osserviamo
un grafico di estensione ancora superiore.

Il grafico
mensile del VIX è molto istruttiva per leggere, e possibilmente
anticipare, le tendenze di fondo del mercato.
A conti
fatti si può notare come il picco delle quotazioni dell'azionario,
realizzate a marzo 2000, abbia determinato (meglio: si sia realizzato
con) un contestuale crollo del momentum dell'oscillatore. Il mercato
si è trovato quindi alle prese con un ipertrofico sbilanciamento
su posizioni long associato ad un'assenza totale di volatilità implicita,
e quindi di "paura". I successivi minimi relativi sul grafico corrispondono
a minimi sul ROC21 che in sequenza formano un arco rivolto verso
l'alto (tecnicamente minimi di una possibile cup rialzista) con
l'ultimo di essi, quello che attualmente si sta formando attorno
al valore 30/32, accompagnato da un altissimo momentum in forte
divergenza positiva.
Quello che
sembra emergere dall'insieme dei tre grafici è una situazione di
forte, ma anche ingiustificata compiacenza, alla quale peraltro
non corrisponde una direzionalità certa (anzi, tutt'altro!) della
volatilità implicita. La serie delle divergenze presenti su tutti
i grafici esclude che la fase attuale possa considerarsi attendibile
per la creazione di un pattern autentico di inversione
rialzista.
E' mia opinione che il mercato sia destinato
in un periodo sufficientemente breve (4/6 settimane al massimo) ad
un violento aumento della volatilità e quindi ad un possibile caduta
della quotazioni con la ricerca e la formazione di nuovi minimi che
le proiezioni del grafico mensile indicano, per quanto riguarda l'S&P,
verso i 720/700 punti indice. |