| (18/08/03)
Mentre nelle ultime settimane il mercato azionario ha
continuato a ciondolare in un saliscendi estivo alquanto noioso,
su altri mercati si sono svolte battaglie violente e decisamente
interessanti che sembrano avere trovato tregua solo alla vigilia
di ferragosto.
A causa della
propria dimensione assoluta, della recente volatilità dimostrata,
e della propria influenza su una economia americana sempre più sensibile
ai tassi di interesse e dipendente dal credito, il mercato protagonista
della prima battaglia è stato senza dubbio quello dei bond americani.
Dopo una settimana di pausa, orchestrata quasi ad arte per poter
collocare con serenità 60 B di dollari di titoli di stato (24 B
di titoli a 3 anni piazzati martedì 5 agosto, 18 B a 5 anni e 18
B a 10 anni venduti rispettivamente mercoledì 6 e giovedì 7), la
discesa dei bond aveva ripreso il proprio corso già venerdì 8 per
accelerare dopo il meeting del FOMC tenutosi il 12 agosto.
A nostro
avviso, leggendo le dichiarazioni che hanno accompagnato la decisione
di lasciare i tassi USA invariati, sono risultate chiare due cose
:
la FED non ha la più pallida idea di dove stia andando e cosa stia
succedendo all'economia americana;
soprattutto la FED non ha la più pallida idea di cos'altro fare
per stimolare l'economia americana senza causare danni ulteriori
a un mercato dei bond già seriamente danneggiato e sempre
più sensibile alle politiche monetarie e fiscali.
Sebbene
la recente salita dei rendimenti di lungo termine continui ad essere
venduta dai media americani come il segnale della ripresa in arrivo,
in realtà essa sta spingendo l'attenzione degli osservatori
più attenti verso un maggiore monitoraggio dei rischi di credito
e di quelli di inflazione. La propaganda seguita finora di ignorare
l'aumento del deficit pubblico e soprattutto del debito di sistema,
che la breve recessione del 2001 avrebbe dovuto assorbire almeno
in parte e che invece lo stimolo monetario ha continuato ad inasprire
senza sosta, potrebbe quindi rivelarsi pericolosa non solo per chi
aveva fatto il pieno di obbligazioni a lungo termine negli ultimi
mesi ma anche per tutti coloro che continuano a credere alla fine
del mercato bear del mercato azionario.
Nonostante
il rimbalzo dei bond americani avvenuto giovedì 14 agosto
(giorno in cui sono girate anche voci di presunti interventi della
FED sul mercato del trentennale) sembra avere risolto favorevolmente
una situazione che stava assumendo toni piuttosto drammatici (la
figura di doppio minimo potrebbe segnare per qualche settimana l'interruzione
temporanea del nuovo trend rialzista dei rendimenti), la reazione
del mercato dei tassi di interesse alle ultime dichiarazioni della
FED ha messo in chiaro altre due cose:
lo spettro
della deflazione che le dichiarazioni del FOMC hanno cercato di
far riapparire (come era atteso a supporto della parte lunga della
curva) non è più credibile;
sul mercato dei bond sono in corso dinamiche indubbiamente straordinarie,
alimentate dalle strategie di hedging delle agenzie americane che
operano nel mercato dei mutui immobiliari, in grado di mettere in
difficoltà più d'uno tra i numerosi operatori che
speculano sui movimenti della curva dei rendimenti.
Già venerdì
primo agosto, sui precedenti minimi dei Treasury, era accaduto qualcosa
di cui si è parlato molto poco. Il mercato dei credit spread e degli
asset swap si era letteralmente prosciugato. Illiquidità totale
prossima al credit crunch. Un tranquillo venerdì di paura come non
si vedeva dai tempi della crisi dell'LTCM, tenuto a conoscenza di
pochi addetti ai lavori e dimenticato velocemente già lunedì mattina
4 agosto. La preparazione dell'asta dei 60 B di dollari nel 3, 5
e 10 anni richiedeva un ottimo allestimento, miracolosamente riuscito
forse anche grazie ad una piccola operazione effettuata sul mercato
dell'oro venerdì 1 agosto. Il metallo giallo, lanciato da qualche
giorno verso l'importante resistenza dei 365 dollari, era stato
abbattuto sulla chiusura, in pochi minuti, di ben 8 dollari.
Ed in effetti,
l'altra violenta battaglia in corso nelle prime due settimane di
agosto ha avuto luogo proprio sul mercato della reliquia barbarica.
Tornato sopra i 365 dollari l'oncia giovedì 14 agosto, il metallo
giallo aveva raggiunto una importante resistenza tecnica rotta la
quale avrebbe avuto via libera fino verso i 400 dollari. La risoluzione
favorevole sul mercato dei bond ha contribuito indubbiamente a contenere
le pressioni rialziste del metallo, che negli ultimi due giorni
è stato nuovamente respinto verso i 360 dollari. L'azione
recente dell'oro è comunque apprezzabile visto che si è accompagnata
a una forza relativa del dollaro sul mercato valutario. In altre
parole l'oro si è rafforzato non solo contro il dollaro, ma anche
contro le altre principali valute, sganciandosi così dalla
stretta relazione che negli ultimi mesi lo aveva legato esclusivamente
alla debolezza del biglietto verde.
Oro,
prezzo in Euro (2002-2003)

Oro,
prezzo in Yen (2002-2003)

Rotta la
resistenza dei 320 euro, l'oro sembra pronto per superare anche
quella dei 44 mila yen. Da un lato il segnale della definitiva entrata
nella seconda fase del mercato bull cominciata a fine 2002, dall'altro
il segnale inconfutabile che gli operatori continuano a perdere
fiducia nelle valute cartacee, inflazionate oltremisura nella lotta
senza quartiere alla recessione globale. Un avvenimento decisamente
interessante proprio a cavallo del trentaduesimo anniversario del
Dollar Standard Cartaceo: il 15 Agosto
1971 l'amministrazione Nixon sopprimeva la convertibilità tra dollaro
e oro aprendo definitivamente la strada alla libera e illimitata
inflazione degli aggregati monetari che negli ultimi anni sta trovando
una delle proprie peggiori realizzazioni.
Lo
Staff
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